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LE CRONACHE DI CAMPO COLLINA A tu per tu con Betta Spanò, alle prese col suo romanzo d’esordio

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Di Domenica Bumbaca

Sguardo timido ma attento e curioso, con la sua chioma voluminosa e riccia, a 18 anni se per “ogni riccio c’è un capriccio” per Elisabetta Spanò questo non vale. Sin da piccola, a seguito delle sue sorelle e con mamma Patrizia, niente capricci ma sempre sicura, giudiziosa, volenterosa e caparbia, attenta nell’apprendere. Tra arte di strada, libri, sociale, studio e passioni, oggi neodiplomata al liceo Scienze umane “Mazzini” Betta, così si fa chiamare dagli amici, mentre sui social network è Elisabetta Libera, entra in punta di piedi nel mondo dell’editoria e lo fa con il suo libro “Le cronache di Campo Collina” in preordine su Bookabook. Alla vigilia della pubblicazione, mancano, infatti circa 50 preordini per la definitiva pubblicazione, Betta, si racconta.

Betta come nasce l’amore per la scrittura?

In generale non lo so, penso che sia un processo molto soggettivo. Per quanto mi riguarda è nato leggendo. Ho sempre amato i libri e le storie, mi piace scoprire nuovi mondi attraverso le pagine dei romanzi. Ho iniziato a scrivere molto presto, forse per provare anche io a creare nuove vite, forse per necessità di elaborare ciò che accadeva intorno a me nell’unico modo che conoscevo (attraverso le parole), ed è nata questa grande passione che probabilmente mi accompagnerà per sempre. 

Prima esperienza con la redazione di un libro. Quali impressioni?

Al momento mi sto trovando benissimo con bookabook. Il crowdfunding è un metodo molto interessante, e non penso che tornerei indietro su questa scelta d’esordio. Inoltre, mi sento molto a mio agio con il personale: sono disponibili, professionali e gentili, in più sono giovani e non mi sento in soggezione, e per me e la mia timidezza è un grandissimo valore aggiunto. 

Di cosa parla il libro?

Il libro parla di una città immaginaria che fa provincia, Campo Collina ovviamente, e di un ragazzo che ci abita, Armando Pio Diotallevi. È un giovane che non ha nulla di particolare, ha a malapena un’identità, ed è, in poche parole, apatico. La sua città, alla fine, è l’ambiente adatto per crescere esattamente in questo modo: è un luogo pieno di contraddizioni, difetti ma, alcune volte, nasconde lati positivi inaspettati. La vita di Armando cambierà all’improvviso quando verrà a conoscenza di qualcosa di molto brutto che è accaduto nella sua provincia. 

Campo Collina, comunque, non è che l’unione di ciò che mi ha colpito dei paesi della zona e non, in base anche a fatti personali o di cronaca che mi hanno colpita particolarmente. I suoi abitanti sono liberamente tratti da persone che conosco, tutti tranne Armando Pio. 

Cosa significa per una giovane scrivere un libro?

Penso sia per prima cosa una scommessa. Io vorrei vivere scrivendo, ma per molti anni ho nascosto questo desiderio rispondendo “non lo so” alla domanda “che vuoi fare da grande?”. Per me, quindi, provare a pubblicare un libro, è mettere nero su bianco questa aspirazione spaventosa (sì, per me è spaventosa), cercando di superare tutti gli ostacoli del caso. Però, prima del processo editoriale, c’è sicuramente altro. Nelle storie che scrivo parlo di me e di chi amo, mi affeziono ai personaggi e, questione indispensabile, mi diverto. Scrivere mi diverte proprio tanto, a prescindere dall’esito delle storie. Questo mi basta per continuare a farlo.

Oggi è una impresa ardua. Sempre meno giovani leggono. La tua è una sfida o un sogno?

Entrambi. È il sogno di una vita e la sfida più grande. Sono fiduciosa per quanto riguarda i miei coetanei, leggere è diventata quasi “una moda meravigliosa”, e chi non lo fa, secondo me, deve solo trovare il libro adatto al momento e alla propria personalità. Dubito che riuscirò mai a scrivere il libro giusto per qualcuno, ma se dovesse succedere avrei realizzato un sogno e vinto una sfida.

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