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LA SCISSIONE COMUNISTA Il libro di Del Bue a Marina di Gioiosa

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Leggere le cronache del congresso di Livorno che ebbe luogo esattamente cent’anni fa, sancendo la scissione tra il Partito Socialista Italiano e il nascente Partito Comunista Italiano, assume un grande valore.

In primis  quello della rilettura storica dei fatti compiuta da Mauro Del Bue che ha appena dato alle stampe “La scissione comunista e le ragioni di Turati. Il Congresso di Livorno, 15-21 gennaio 1921” (Città del Sole edizioni Reggio Calabria, 2021).

Un libro scritto con stile da cronaca giornalistica, che ha il merito di fare entrare il lettore nell’atmosfera e nei fatti dell’epoca, in cui dopo poco tempo dalle rivolte operaie in molte zone d’Italia, che culminarono con l’occupazione delle fabbriche, il mondo progressista italiano appariva diviso tra chi, incalzato da Mosca dopo l’adesione alla Terza Internazionale, riteneva le lotte operaie come naturale prologo alla rivoluzione comunista in Italia e chi invece difendeva le conquiste ottenute nei consessi elettivi e nella società (sindacati, camere del lavoro, ecc.) dal Partito Socialista.

Un conflitto tutto interno alla Sinistra ben descritto da un altro big del Psi, ovvero Ugo Intini che ha curato la prefazione del libro di Del Bue, indicando nell’uso della violenza finalizzata alla prospettiva rivoluzionaria il discrimine tra i comunisti duri e puri sostenuti da Lenin e i suoi e il resto del Psi: la corrente “massimalista” di Serrati e soprattutto i riformisti di Filippo Turati. E’ sulla sua figura che s’incentra l’opera di Del Bue, che esce a distanza di tre anni da “L’Unità…Storie di divisioni, scissioni, espulsioni e sconfitte della Sinistra Italiana”, pubblicato sempre da “Città del Sole”.

Una competizione interna aspra e combattuta a suon di mozioni, slogan e cori all’interno del Congresso celebrato al teatro “Goldoni” di Livorno, fra due fazioni che avevano una visione del ruolo nel partito diametralmente opposte. In mezzo, le incertezze, anzi, le ambiguità del “correntone” di centro, risultato però vincitore, prima della scissione della corrente più a Sinistra, ovvero i Comunisti di Gramsci, Bordiga e Terracini.

La storia ci racconta come finì la corsa.

Nel 1921, tra i due litiganti interni alla Sinistra, spuntò il fascismo, la pagina più buia della Storia d’Italia, in cui prevalse, tra il riformismo di Turati e la prospettiva rivoluzionaria di Gramsci, la reazione e la repressione violenta, violentissima, delle squadracce in camicia nera.

A distanza di un secolo, il dibattito è ancora aperto, tra i fautori del riformismo come unica forma di attività concreta della sinistra italiana all’interno delle istituzioni democratiche e post belliche (che portò lo stesso Terracini parecchi anni prima della caduta del Muro di Berlino, a dare ragioni alle posizioni espresse da Turati) e chi ritiene che nei periodi precedenti il Congresso di Livorno si fosse verificato un certo scollamento tra il Psi che aveva conquistato ampi spazi democratici nelle istituzioni e gli operai in lotta.

Il libro di Del Bue, che emerge per rigore cronistico nell’ampia pubblicistica attuale dedicata al centenario della nascita del Pci, offre un prezioso contributo perché scritto con spirito documentaristico e un’utile appendice con i tratti biografici dei protagonisti dell’epoca.

Venerdì 23 luglio alle 21,30 sarà presentato al teatro Romano di Marina di Gioiosa Ionica.

Dopo i saluti del vice sindaco Vincenzo Tavernese Gianluca Albanese dialogherà con l’autore, insieme alla ricercatrice economica e sociale (già assessore regionale al Welfare) Federica Roccisano, al capogruppo della Casa delle Libertà in consiglio regionale Giacomo Crinò e al vice direttore del Quotidiano del Sud Paride Leporace

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