Home Politica LA LETTERA DELL’EX SINDACO FIGLIOMENI DAL CARCERE DI SULMONA “Italia, da culla...

LA LETTERA DELL’EX SINDACO FIGLIOMENI DAL CARCERE DI SULMONA “Italia, da culla del diritto a deriva giustizialista”

2176
0

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

“Da anni stiamo ormai assistendo a un progressivo e, ahimè, pericolosissimo imbarbarimento del nostro sistema giuridico che, fin dai tempi di Zaleuco e dell’Antica Roma, è stato Faro abbagliante ed ossigeno puro delle illuminate civiltà del mondo occidentale. Orgoglio indiscusso dell’Intellighenzia di tutte le epoche. Pietra miliare della nostra essenza: democratica, umanista ed extra-ordinaria. Tale grande deriva, secondo “Le Vestali” della legalità di facciata, del giustizialismo sopra ogni cosa, perfino sopra la sacralità del diritto alla vita, costituisce un prezzo che si è reso necessario pagare per contrastare l’azione della criminalità organizzata, molto presente nel nostro paese, soprattutto nelle regioni meridionali e insulari.
In effetti nessuno può nemmeno sognarsi di negare che nei decenni trascorsi si è verificato un vero e proprio attacco nei confronti delle Istituzioni democratiche, della Società civile (la cui essenza è garantita dall’esistenza di quel “noncivile!) con tantissime azioni criminali che hanno causato la morte di grandi magistrati, di uomini e donne servitori dello stato, di famiglie il cui destino è stato irreversibilmente segnato, decapitato, sotterrato.
E, per contrastare tutte queste nefandezze ed atrocità, causate dall’IGNORANZA, sentimento Madre di tutte le energie oscure, come: la malvagità umana, l’assenza di coscienza ed umanità, e, dunque, la CRIMINALITA ORGANIZZATA, lo Stato ha dato corso ad una legislazione emergenziale, adottando una serie di misure eccezionali che, di fatto, hanno determinato la sospensione di alcuni fondamentali principi costituzionali per garantire il DIRITTO ALLA VITA messo in discussione da esseri umani che per carità cristiana non definiremo in altro modo…
Fra questi spiccano la detenzione ostativa ai sensi dell’art.4 Bis della legge n 354/1975 e il carcere duro ai sensi dell’art.41 Bis della stessa legge.
Tale legislazione emergenziale, che rappresenta un prezzo altissimo per un paese avanzato e civile come si ritiene il nostro, aveva un senso nel periodo in cui era stata adottata (primi anni ’90) caratterizzato da un clima di scontro aperto fra organizzazioni criminali e stato democratico.
Ma oggi, risulta davvero poco comprensibile per non dire inquietante, il mantenimento – inteso come non mutamento – a distanza di quasi trent’anni, dello stesso mind-setting: stesse strategie, metodologie ed approcci in un mondo che in 30 anni ha fatto miliardi di evoluzioni. E com’è possibile, che difronte a cotanti sconvolgimenti culturali, tecnologici, civili la nostra di Intellighenzia, tra le più invidiate e stimate al mondo, non ha saputo adeguarsi e cogliere la sfida di consegnare alle generazioni future un apparato giuridico, normativo e legislativo efficiente, moderno, all’avanguardia capace di trasformare le sue debolezze in grandi opportunità:
• la pena detentiva in percorso realmente abilitante alla reintegrazione nella società civile di cui sopra, • il processo giudicante in insieme di attività snelle ed improntate alla ricerca continua dell’efficacia (riduzione degli errori giudiziari) ed efficienza (diminuzione del lead time di processo),
attraverso un sistema informativo performante e scalabile:
• ispirato alla BI (business inteligence) come approccio atto a garantire il presidio e controllo della conformità • adeguato alle migliori best practices internazionali tese a garantire la sicurezza, accessibilità all’informazione ed integrità della stessa
perché oggi la tecnologia è la leva di successo in qualsivoglia settore pubblico o privato!
Bene, se tutto ciò fosse stato (ma non è!) certamente avremmo avuto cittadini più felici, soddisfatti e fiduciosi nelle loro Istituzioni, consapevoli di trovare in queste ultime, giustizia, equità e legalità! Se tutto ciò fosse stato (ma non è!) oggi non sospenderemmo il “DIRITTO ALLA VITA” per continuare a perpetrare strategie, approcci e metodologie obsolete ed in totale discrasia con le mutate esigenze del mondo attuale, sol perché non siamo in grado di pensarne; ancor meno attuarne di altri!
E dunque, non solo non si intende tornare nelle normalità, revocando la legislazione emergenziale a suo tempo adottata ma si continua nell’adozione di “nuove” misure palesemente incostituzionali che vengono “ispirate” dagli uffici delle procure antimafia.
L’ultimo atto di questa deriva giustizialista è costituito dai così detto Decreto-legge anti-boss n 43 approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 29/04/2020.
La cosa più svilente, grave ed inaccettabile per un paese (la p è volutamente minuscola!) che si definisce Civile (volutamente maiuscolo!) è costituita dal fatto che è stata sufficiente solo una demagogica protesta da parte di una componente giustizialista della società, ispirata da alcune toghe d’assalto, in relazione ad alcuni provvedimenti, legittimamente assunti dalla magistratura di sorveglianza nei confronti di alcuni detenuti gravemente ammalati, per i quali il contagio da Corona virus avrebbe potuto causare conseguenze fatali, per far sì che l’onda mediatica, strumentalmente sollevata, si trasformasse immediatamente in un atto di governo mentre le pratiche necessarie a risolvere i problemi dei cittadini ammuffiscono nei cassetti della burocrazia. Siamo alle solite: polveroni per generare fumo fresco da gettare negli occhi dei cittadini e dei tanti organi internazionali che attoniti e sbigottiti ci osservano, di tanti investitori esteri la cui cellula di due diligence classifica rischio rosso+ fucsia più tutte le sfumature che di rosso vi vengono in mente, investire in un paese (sempre volutamente minuscolo!) il cui stato di diritto è ormai sotto assedio da decenni senza che nessuno fiati!
A tale riguardo è doveroso ricordare che i detenuti interessati dai provvedimenti che hanno scandalizzato “Le Vestali” della legalità, alcuni dei quali prossimi al fine pena, non sono stati rimessi in libertà, ma risultano in detenzione domiciliare anziché in detenzione carceraria, fuori dalle regioni di residenza e per brevi periodi in attesa dell’evoluzione della vicenda legata alla pandemia da Corona virus.
Con quest’ultimo provvedimento, ”ufficialmente” approvato dal governo, le procure anti-mafia, dopo aver esautorato la nostra imbelle classe politica, condizionato i poteri legislativo ed esecutivo, messo alla berlina i magistrati giudicanti, oggi hanno commissariato anche i tribunali di sorveglianza che, alla voce del nuovo decreto legge, sono tenuti a chiedere il via libera ai procuratori anti-mafia prima di esprimersi sulle richieste di concessione del differimento pena per problemi di salute avanzata dai detenuti dei circuiti di alta sicurezza.
Tutto questo avviene nell’assordante silenzio della classe forense, che sembra ormai aver smarrito la sua dignità professionale, al punto che, oggi risulta lecito domandarsi se ha ancora un senso nominare un avvocato di fiducia nei procedimenti penali.
Gli Italiani ricordino che la Storia ci ha insegnato che ogni regime autoritario è iniziato in questo modo.
Non ho certamente la pretesa di essere portatore della verità assoluta, ma con queste mie brevi riflessioni, ho soltanto cercato di dare voce a chi, ormai, è sopraffatto dalla rassegnazione e ad indurre i cittadini a riflettere sulla fase storica che stiamo vivendo.

Ing. ALESSANDRO FIGLIOMENI Detenuto nel carcere di Sulmona (AQ)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui