foto fonte Il Sole 24 ORE
di Antonio Baldari
Ad essere messi in croce sono loro, sempre e solo loro: i ragazzi e le ragazze, che altro poi non sono che gli studenti e le studentesse della Scuola italiana del Ventunesimo secolo; un’espressione che si direbbe non essere delle migliori, “C’è stato di meglio in passato” si sussurra ogni qualvolta si incrocia qualcuno/qualcuna con capelli arruffati e possibilmente lunghi – maschi e femmine all’unisono, il sesso non fa testo – jeans strappati; orecchino ai lobo/i; al naso, all’ombelico e chissà dove diavolo ancora; vestitini succinti che più succinti non si può, da lasciare davvero poco a quella che fino a qualche lustro fa veniva appellata “immaginazione”.
Che non ti lascia immaginare più nulla se non quei genitori ai quali verrebbe da rivolgere una domanda spontanea, a bruciapelo: ma ‘sti ragazzi, una casa, ce l’hanno? Sono figli a qualcuno? Solo al padre? O solo alla madre? Eh no perché prendersela con i ragazzi e le ragazze può starci ma soltanto nel momento in cui vengono richiamati ed il giorno dopo tutti in riga e zitti e mosca: e invece no, all’indomani è anche peggio, e dunque, perseverando con gli interrogativi, qual è la funzione genitoriale oggi? Il genitore, al singolare o al plurale, che ci sta a fare se non può, non sa (o non vuole?) aprire bocca che nell’immediatezza di un nanosecondo viene surclassato di insulti, parolacce ed improperi di ogni genere e tipo?
Per non parlare del bullismo, di cui si potrebbe poi allargare il ventaglio delle varietà negative, in ogni spezia considerata, perché lì si entra davvero in una sorta di manicomio da non uscirne più: perché mai esiste il bullo? Chi l’ha creato? Si è fatto da sé? Nel branco? O a casa e a completamento cattedra anche in chiesa? Perché è davvero straordinario questo discorso, in senso molto negativo, che vuole sempre di più il mettere sotto torchio i ragazzi e le ragazze – anche e soprattutto loro visto che le cosiddette “bulle” non scherzano, come e peggio dei colleghi “bulli”: anche in tal caso, perché mai non si prendono e si mettono in primo piano i genitori la cui patria potestà, lo si ricorda a beneficio di quanti l’avessero obliato, appartiene a loro tranne alcuni, certificati, casi.
Perché non si comincia sul serio a (ri)mandare a scuola proprio loro, i genitori, per far sì che si mettano loro in riga riprendendo le redini di sè stessi prima e, conseguentemente, della famiglia? Altrimenti non se ne esce più, ed ahivoglia a discutere capelli arruffati, jeans strappati, orecchini in ogni dove e vestitini succinti! Non se ne verrà più a capo se non si restituirà al legittimo proprietario la nuda proprietà, che più…nuda di così!












