“Il Comune non usi soldi dei cittadini per un’attività in declino strutturale fondata sullo sfruttamento dei cavalli”
R. & P. nota IHP Italian Horse Protection
IHP Italian Horse Protection giudica politicamente e moralmente inaccettabile che un’amministrazione comunale impieghi risorse pubbliche – fino a un mutuo – per sostenere la ripartenza delle corse all’Ippodromo Caprilli nel 2026, in un contesto in cui l’ippica italiana, che poggia strutturalmente sullo sfruttamento dei cavalli, è attraversata da una crisi profonda e sistemica. La scelta dell’amministrazione arriva dopo che il MASAF ha riconosciuto il Comune di Livorno come “società di corse” per l’annualità 2026.
Secondo quanto riportato da fonti di stampa locale, in Consiglio comunale sono state approvate variazioni di bilancio legate alla gestione dell’impianto. Nello stesso dibattito è stato dato il via libera a un mutuo da 185.000 euro per manutenzione straordinaria. Sempre in aula sono stati citati 613.000 euro di spesa ordinaria stimata per il 2026, 185.000 euro per manutenzione straordinaria e 52.000 euro di proventi attesi dalle corse, oltre a 2,5 milioni già spesi per la riqualificazione.
La posizione di IHP: crisi irreversibile e “crisi etica”
Per IHP la crisi degli ippodromi” è la conseguenza di una crisi etica determinata dalla disaffezione di un numero crescente di cittadini – specialmente i più giovani – verso un modello che tratta i cavalli come strumenti e scarti. L’ippica è un sistema avviato verso un irreversibile declino: questo rende del tutto inaccettabile che un’amministrazione comunale, il cui compito sarebbe dare servizi ai cittadini, si metta ad organizzare corse negli ippodromi, per di più impegnando risorse pubbliche.
Ciò che serve è invece un sistema obbligatorio e finanziato di “aftercare” (mantenimento, ricollocamento, pensionamento) per i cavalli una volta finita la carriera.
“Chiedere ai cittadini di Livorno di sostenere con denaro pubblico – addirittura con un mutuo – un’attività eticamente ed economicamente in declino, fondata sullo sfruttamento sistematico dei cavalli, è una scelta che non possiamo accettare. Le amministrazioni locali dovrebbero investire in servizi, welfare, sicurezza e progetti di riconversione utili alla comunità, non nel prolungare artificialmente un modello che produce esuberi di animali e scarica i costi etici sulla collettività.”
dice Sonny Richichi, presidente di IHP.
IHP chiede al Comune di Livorno:
- Stop a impegni di spesa finalizzati alle corse e ritiro dell’impostazione che lega la sostenibilità del Caprilli alla ripartenza dell’ippica.
- Avvio di un percorso pubblico e trasparente per la riconversione dell’area verso funzioni sociali, sportive e culturali senza uso di animali, con un piano e tempi verificabili.
- Una presa di posizione istituzionale perché le risorse pubbliche destinate al comparto vengano orientate a misure che oggi mancano: tracciabilità, tutela post-carriera e responsabilità economica dei proprietari.
IHP chiede alle istituzioni locali e al MASAF di non incentivare, direttamente o indirettamente, operazioni di “rilancio” locale basate su fondi pubblici, e di aprire invece un confronto serio su uscita ordinata dal modello e tutele obbligatorie per i cavalli.
IHP contrasta da anni la narrazione secondo cui “se gli ippodromi chiudono i cavalli vanno al macello”: per l’associazione, il macello è da sempre una valvola di uscita degli esuberi di un settore che non può permettersi di mantenere soggetti non più performanti. Se l’ippica finisse, nell’immediato ci sarebbe un’emergenza da gestire con misure eccezionali, ma nel medio-lungo termine si interromperebbe la produzione continua di cavalli “a scarto”.
Per questo, investire denaro pubblico per mantenere attivo il circuito non è “salvare una tradizione”: è rinviare il problema e continuare a sostenere un impianto economico ed etico che scarica i costi sui cavalli e, alla fine, sui cittadini.













