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IL MEDICO RULLI “Grave errore riaprire le scuole. Si scelga la DAD”

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di Gianluca Albanese

LOCRI – “La pandemia è in pieno svolgimento e, per quanto mi riguarda, è un grave errore la scelta governativa di riaprire tutti gli istituti scolastici, facendo venire meno il principio cardine della prevenzione, ovvero evitare gli assembramenti. Consiglio di optare il più possibile per la didattica a distanza, come già fatto da numerosi studenti nei mesi scorsi, al fine di scongiurare una moltiplicazione dei contagi”.

Il medico locrese Nicola Rulli, come sempre, ha le idee chiare sulla prevenzione della pandemia da CoVid-19 e oggi interviene in quello che appare come il momento più delicato, sia a Locri che in molti altri centri del comprensorio.

“La pandemia – ha detto – continua a viaggiare a pieni giri e non riesco a comprendere una scelta come quella di riaprire gli istituti a un mese circa dalla fine dell’anno scolastico, quando la didattica a distanza è diventata una valida alternativa alla scuola in presenza ed in tempi di pandemia è il metodo più efficace per evitare i contagi.  La scuola -ha proseguito il dottore Rulli – è da sempre il moltiplicatore per eccellenza delle forme influenzali e virali e, riaprendo in maniera indiscriminata, può aumentare il rischio di infettare anche persone che osservano le regole di prevenzione, rimangono a casa, ma non si sono ancora vaccinate perché non hanno avuto l’abilità fisica o la velocità pratica di prenotarsi per il vaccino”.

Ed è proprio la campagna vaccinale in corso che stimola ulteriori riflessioni a un medico di medicina generale sempre attento alle tematiche della prevenzione.

“E’ indubbia l’efficacia dei vaccini che si stanno somministrando e io stesso sono testimone di casi in cui il figlio risulta infetto dal Covid e il genitore, già con la prima dose inoculata, non avverte i sintomi del virus perché già sufficientemente protetto. Il punto è che sarebbe stato preferibile adottare il sistema in atto in altri Paesi, in cui non è il paziente a doversi preoccupare di essere lesto a prenotarsi per l’inoculazione della dose ma è la sanità pubblica che chiama il paziente a vaccinarsi secondo criteri chiari e oggettivi di priorità. Del resto, l’anagrafe non può servire solo a esigere i tributi ma può e deve essere utilizzata per dare priorità alle vaccinazioni. Invece, si è scelto di accentrare tutto nei grandi “hub” facendo venire meno la capillarità e la prossimità dei medici di medicina generale in questa fase”.

Ma i vaccini che si stanno attualmente somministrando, sono tutti efficaci?

“Secondo me sì, soprattutto quelli più “discussi” a livello mediatico, come quelli prodotti da AstraZeneca e Johnson & Johnson: sono i vaccini del futuro, “a vettore virale”, perché rispettano i principi di efficacia, trasportabilità in tutto il mondo e conservazione a temperature che non necessitano di particolari apparecchiature; bisogna anche considerare, per una vaccinazione su scala mondiale, l’importanza del basso costo del vaccino. La pandemia sarà sconfitta quando almeno 85-90% della popolazione mondiale sarà vaccinata, considerando che la globalizzazione e la conseguente facilità di spostamenti consente anche al virus di viaggiare velocemente”.

E i casi di morti sospette che hanno indotto le autorità sanitarie a provvedimenti temporanei di sospensione?

“Le variabili possibili che entrano in gioco sono diverse: la storia clinica del paziente, l’assunzione di farmaci, lo stato di salute al momento della somministrazione del vaccino, nonché la reattività individuale possono aiutarci a spiegare quanto avvenuto. Non è da escludere in ultima analisi il possibile inquinamento di qualche lotto. Del resto, gli effetti collaterali simili si sono verificati anche con gli altri vaccini. Dobbiamo però considerare che ci sono nazioni che hanno vaccinato intere popolazioni con la stessa tipologia di vaccini con enormi benefici”.

Come giudica lo stato dei livelli essenziali di assistenza sanitaria nella nostra regione?

“Eravamo gli ultimi prima della pandemia ed ora siamo nettamente peggiorati. Basti pensare che molta gente non ha la possibilità di sottoporsi alle visite specialistiche e agli esami strumentali nelle strutture pubbliche per come previsto dai protocolli, con conseguente aumento della mortalità per malattie cardiovascolari e per tumori”.

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