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IL CASO GIUSEPPE AMANTE La famiglia:«Vogliamo giustizia»

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di Francesca Cusumano

LOCRI – 12 dicembre 2019: una data che ad oggi, a più di un anno, la famiglia Amante rivive attimo per attimo e che in quella tragica giornata ha strappato alla sua vita ma anche all’affetto dei suoi cari, Giuseppe Amante, un uomo, marito, padre e cittadino della Locride, scomparso a soli 66 anni, all’ospedale di Reggio Calabria, dopo tre interminabili settimane di agonia.

Un caso di malasanità che rischia di essere archiviato, sebbene la famiglia Amante lotti da svariati mesi per ottenere giustizia, la pura e semplice verità (che sembra ancora lontana) e che sappia chiarire una volte per tutte, l’esatta dinamica dei fatti.

La morte, lo ricordiamo, è stata provocata da un’ischemia che, secondo la famiglia Amante «potrebbe essere stata causata dalla negligenza dei medici che a Locri, hanno trattato il caso con troppa superficialità».  

Giuseppe Amante ha trascorso giorni interi in un letto d’ospedale «senza ricevere –  precisa la famiglia – le cure necessarie per l’ischemia che lo aveva colpito; dopo giorni di diagnosi sbagliate è stato trasferito, quando ormai era troppo tardi, all’ospedale di Reggio Calabria, dove sin dall’inizio, c’era il reparto munito degli strumenti necessari (Stroke Unit)».

Giuseppe Amante infatti, ha trascorso le ultime ore della sua vita, in attesa di un’ambulanza che potesse trasferirlo da Locri a Reggio Calabria.

Un’ambulanza chiamata prima in codice giallo e che solo dopo 6 ore di attesa e le ripetute sollecitazioni della famiglia (Giuseppe Amante era quasi in stato di coma), si trasforma in rosso, procedendo così, con il trasferimento a Reggio Calabria.

Ma sarà al presidio ospedaliero reggino che attraverso una risonanza magnetica, emergerà la giusta diagnosi: “ischemia cerebrale dell’arteria basilare”.

Troppo poche oramai le possibilità di sopravvivenza per Giuseppe Amante, l’ischemia aveva raggiunto la sua fase più acuta e nonostante il passaggio dell’uomo in Terapia Intensiva, il suo cuore finisce di battere alle 16.05 del 12 dicembre 2019.

«Chiediamo Giustizia – questa la posizione della famiglia Amante – perché nella Locride non si può continuare a morire in questo modo, il nostro diritto ad essere curati deve essere tutelato da chi di competenza.

Continuamente trattati come cittadini di serie Z, ogni tanto qualcuno vorrebbe darci l’illusione di averci fatto un “regalo” quando in ospedale portano un nuovo strumento diagnostico, che poi con ogni probabilità non funzionerà per anni e se funzionerà, lo farà a fasi alterne perché mancano i medici.

È il caso – prosegue la famiglia di Giuseppe – della nuovissima risonanza magnetica, inaugurata con tanto di pasticcini, settimane fa a Locri e mai messa in funzione, nonostante le promesse dei vertici sanitari.

Parole e promesse che cadono completamente nel vuoto e intanto, si continua a morire di malasanità».

«Se ci fosse stata prima a Locri – tuonano i figli di Giuseppe – quella risonanza magnetica in funzione, avrebbe potuto salvare la vita a nostro padre, perché avrebbe permesso di effettuare la giusta diagnosi.

Una diagnosi che è stata tempestivamente fatta a Reggio dove c’è la Stroke Unit, ma dove era arrivato ormai in fin di vita.

Oggi il dolore e la rabbia per una morte così assurda, si fanno ancora più strazianti perché il caso rischia di essere archiviato in sede penale.

Ma noi ci batteremo, vogliamo tutta verità!

La Legge ci dice che non c’è responsabilità penale se non c’è la piena certezza che un“diverso (o corretto)” comportamento da parte dei medici, avrebbe potuto salvare la vita a nostro padre.

Oltre al danno la beffa!

Abbiamo la certezza, e lo dimostreremo, che con i giusti strumenti diagnostici e con maggiore attenzione da parte dei medici, le cose sarebbero andate sicuramente in modo diverso.

Ma la cosa che ci preme evidenziare è che, se ci fosse stata anche solo una piccolissima possibilità di vivere, a nostro padre doveva essere data e non negata a prescindere!

Se i medici avessero davvero fatto di tutto per salvarlo, oggi il nostro dolore non sarebbe accompagnato dalla rabbia, ma abbiamo vissuto in prima persona e visto con i nostri occhi con quanta superficialità è stato trattato il caso di un uomo sofferente che è arrivato alla morte, dopo giorni di agonia passati in un letto d’ospedale».

«Che il caso sia stato trattato con estrema superficialità – sottolinea la famiglia Amante dai medici dell’Ospedale di Locri non lo diciamo solo noi, ma lo confermano i fatti.

Lo confermano le azioni che hanno accompagnato i loro passi in quei tragici giorni, fino all’ultimo momento.

Per questo, ci opporremo con tutte le nostre forze».

«Vogliamo sapere – conclude la famiglia di Giuseppe – se questa tragedia poteva essere evitata, perché quando si parla di una vita spezzata e di una famiglia distrutta non si può far finta di nulla, non si può continuare ad agire con superficialità quando di mezzo ci sono delle vite umane.

La Giustizia nella quale abbiamo sempre creduto ha il dovere di fare piena luce.

Lo deve fare per Giuseppe Amante e per tutti i cittadini della Locride.

Nessuno merita di morire in questo modo».

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