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GIORNALISMO E POLITICA L’opinione di Franco Crinò, tra penne appuntite e…penne di struzzo

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di Franco Crinò*

Faccio uno, due, tre esempi, che ricalcano fatti veri: un sindaco partecipa in Prefettura ad un incontro per una urgenza che riguarda una infrastruttura viaria e fa una dichiarazione sorprendentemente soddisfatta circa il risultato uscito fuori. Un suo “antipatizzante” politico puntualizza “Al solito, solo proteste e niente proposte. Non c’è un risultato concreto, ma se solo di “parlare”si dovesse trattare, voglio ricordare che io l’ho già fatto in data… e poi in data… ed ancora in data… “.

Un Commissario di Governo – poteri extraregionali e straordinari per sua stessa natura – annuncia delle assunzioni e si vede costretto a dire il giorno dopo “Non capiamo perchè un rappresentante istituzionale regionale voglia intestarsi un risultato che non gli appartiene”.

Un medico, una persona perbene, e qualche rappresentante sindacale hanno annunciato cinque mesi fa una cosa che ad oggi ancora non c’è: l’effettuazione dei tamponi per i Covid presso l’ospedale di Locri.

I giornali possono decidere cosa vogliono fare, lo spazio che danno e il numero di lettori che cercano, con quale profilo affermarsi, che tipo di operazioni politiche favorire, ma chi utilizza quello spazio, chi ha ruoli nelle istituzioni, se ha consapevolezza della fase che si attraversa da noi, di crisi e di sfiducia (a cui non bisogna arrendersi), deve coltivare l’idea di una informazione-servizio, tradotto : di “verità”. Informare con un fine di autopromozione è legittimo, far scoprire le magagne ammirevole, “giocarsi” con una notizia un fatto concreto e tangibile è marketing, come dire, normale.

Comprensibile l’eclatanza di dare notizie, se solo fossero fatti serviti sul tavolo. Viceversa, ci sono le notizie che non si danno, o si danno deformate. La soddisfazione che ti dà, di smascherarle, non compensa lo sfibramento che patisci. Perché le cose vanno male e c’è pure chi bada a mistificare. La compromissione della informazione con il potere della politica è proporzionata, quando c’è, e c’è spesso, alle condizioni socio-economiche delle diverse zone del Paese.

Qui da noi, significa mestare sul nulla. Non ci sarebbe bisogno di scomodare Pasolini su un tema : se politica e informazione sono “bloccate” o “precostituite” , “solo l’intellettuale può smuovere le acque” . Nel caso del poeta, c’era stato  il suo annuncio che conosceva segreti di Stato, sui tentativi di golpe, sui responsabili delle stragi, ma non aveva prove né era aiutato a trovarle dal potere. Ad esporsi maggiormente – lui lo diceva – doveva e poteva essere l’intellettuale Pasolini, che non avrebbe mai diffuso con facilità notizie sensa senso. Non pensava, dopo un primo “lancio” sul Corriere della sera, di “essere criticato, neutralizzato, rimosso”. Con la sordina, sappiamo, della morte fisica.

Gli intettuali sono preziosi, sono o debbono  rimanere liberi, incalzare. Di recente non ho capito uno di loro, importante, che ha definito i consiglieri regionali calabresi dei “privilegiati”. Un suo collega “gente che fa la spola da Catanzaro per le proprie cose”.

È giusto dare un giudizio politico sugli eletti. Un primo, intanto, lo hanno avuto dagli elettori: meritano un’apertura di credito e la raccomandazione di parlare con equilibrio, prima di fare e poi di dire. Posto il verticismo assoluto oggi degli enti, debbono a maggior ragione stare assiduamente accanto ai cittadini.

I sindaci, ad esempio, lo fanno. Dalla prima fila non possono spostarsi. Poi, qualcuno di loro incrocia un giornalista… e non si tiene…

*: Senatore della XIV Legislatura

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