di Emanuela Alvaro
GIOIOSA IONICA – Don Luigi Ciotti presidente di Libera, alle persone presenti nella sala del Teatro al Castello, ha spiegato perché la Calabria, ma soprattutto perché la Locride sono state scelte per ospitare la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie, il 21 marzo.
Deborah Cartisano del coordinamento Libera Locride si è soffermata sui passaggi che porteranno fino al 21 marzo. «Libera ha proposto alle scuole che hanno aderito di raccogliere la memoria di una delle vittime le cui vite sono state spezzate dalla mafia. Una proposta che connota da sempre la giornata della Memoria e dell’Impegno, affinché quei nomi trovino nuova vita e non ci sia più alcuna distinzione tra le vittime più note e le altre. Le Scuole della Locride hanno“adottato” ognuna una o più storie di una vittima, con approfondimenti da parte degli studenti e dei docenti che faranno vivere nei propri luoghi, a scuola come all’esterno, la storia di quella persona e del significato profondo dell’essere portatori di memoria consapevole».
Dopo un minuto di silenzio che Francesco Rigitano, presidente dell’associazione Don Milani, ha chiesto di osservare in ricordo dell’avvocato Simonetti, forse mai menzionato in questo tipo di occasioni, Don Ciotti ha preso la parola, soffermandosi sui “graffi alla coscienza” che solo un Paese come l’Italia crea, dove una gran quantità di bambini vivono in povertà e dove si deve andare in altri Stati per trovare opportunità. Un insieme di cose nel quale la criminalità trova linfa.
«Noi dobbiamo alzare la voce quando in molti preferiscono un prudente silenzio. Tre parole per me devono diventare vita nonostante la salita: Continuità costi quel che costi. Condivisione è il noi che vince e voi me lo insegnate che l’esistenza trova essenza nella condivisione. Parte di questo cambiamento, si ritrova nella nuova cultura di partecipazione per dare vita e contenuto ai nostri percorsi. Impegno costante di responsabilità e umiltà. Impegno sociale e l’inclusione è la via maestra, la base della democrazia di un paese. La terza parola è corresponsabilità, la democrazia del nostro paese è molto pavida e le mafie sono più forti. Non si può pensare di vincerle se la società è affetta da alfabetismo etico. Dobbiamo crederci e da qui darci appuntamento per il 21 marzo, solo così crescerà la consapevolezza della corresponsabilità di collaborare».
Don Ciotti ha parlato del suo arricchimento personale ogni volta che torna in Calabria, terra che, per lui, non può essere macchiata dalla mafia e da chi si svende ad essa. «Il cambiamento non può essere delegato, riguarda tutti, la propria coscienza, è solo il noi che vince! Ogni volta che torno sento che ci vuole uno scatto in più da parte di tutti per sconfiggere la criminalità politica ed economica. Non basta più parlare di legalità, bandiera dietro al quale si nascondono in tanti. Il nostro obiettivo è la giustizia e la legalità è solo un mezzo. Sono trascorsi settecento giorni e ancora attendiamo la riforma sulla prescrizione ed i beni confiscati. Assumerci la responsabilità per non essere cittadini ad intermittenza».
Dalla Locride secondo Don Ciotti, per dare luce ai segni di speranza e cambiamento, dietro cui ci sono storie di persone che si sono messe in gioco, senza eroismi. Basta agli specialisti della perplessità, basta ai mormoranti, serve più coraggio. «Non a caso parliamo di luoghi di speranza testimoni di bellezza. Terra bella questa che nessuno deve usurpare. Per molti siamo degli ingenui e qualcuno ci dirà che siamo stolti ma a noi non importa noi abbiamo questa vita per impegnarci e quando viene calpestata la dignità delle persone si deve reagire».














