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FRANCO CRINO’ «Serve una classe di amministratori capace di annunciare di meno e fare di più. Alla maniera dei sindaci socialisti»

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di Franco Crinò*

Caro Direttore, 

scrivere è un meraviglioso sistema di riunione. L’informazione e gli approfondimenti sono importanti, stiamo “vivendo” una discreta quantità di politica che ha il solo cruccio di farsi notare. Un vascello fantasma di notizie può diventare una nave vera. Si dovrebbe intanto eliminare dal quel “corpo” la febbre dell'”annuncite”.

Un esempio tra un milione? «È arrivata l’autorizzazione per processare i tamponi per il Covid 19 all’ospedale di Locri». In realtà, siamo tragicamente al punto dove eravamo due mesi fa, cioè alla richiesta. Ci stiamo accorgendo fin troppo bene delle angosce esistenziali che attraversiamo. L’aggiornamento del nulla esaspera di più il clima. I politici sbagliano mille volte, per questo la stampa deve “temperare” e arricchire il dibattito.

Sulla crisi degli enti locali, ad esempio, che si dibattono tra scioglimenti, bilanci rigidi ed anche, purtroppo, molti “fuori immagine”. La guida delle città: i socialisti, anche per replicare (riuscendovi bene) alla “criminalizzazione” subita, hanno continuato a ricordare i loro grandi sindaci : Aniasi a Milano, Rigo a Venezia, Cirofolini a Genova, Usvardi a Mantova, Lezzi a Napoli, Daniela Mazzuca a Bari, Guadagnolo a Taranto, Mancini a Cosenza, Principe a Rende, Zito a Roccella, e tantissimi altri sono stati dei grandi sindaci. Il partigiano, la prima donna sindaco di città capoluogo, l’operaio dell’Italsider, la propria città sentita più gratificante dello scranno parlamentare.

Durano ancora nella Locride pezzi di quella scuola politica e di altre (Riccardo Misasi con una punta di fastidio, malcelata dall’ironia, chiamava il Psi, Partito sindaci italiani). La rinascita deve partire dai comuni. Dopo la notizia “È qui la Bandiera Bleu più bella del mondo”, si sono iscritti a “parlare” altri municipi, innamorati del marketing, perché il riconoscimento non ha portato spiegazioni convincenti sui depuratori, la nettezza urbana, il demanio, gli impianti balneari. Non si può rimanere solo alle battute. C’è una pubblicazione sulla storia della musica italiana con questa introduzione “Se si mettono in fila negli anni le canzoni, in ordine cronologico, avremmo una sorta di romanzo di quanto abbiamo vissuto”.

Vogliamo mettere uno dietro l’altro gli avvenimenti di questo comprensorio per vedere come dalle cose che funzionavano si sia precipitati verso quelle che non funzionano? In giro ci sono molti acrobati che afferrano un simbolo di partito come il trapezio più comodo per loro. Inimmaginabili strateghi. Sogni che non ce la fanno ad uscire dal cassetto. Luciano De Crescenzo, nella prefazione di “Zio cardellino”, racconta dell’idea, poi abortita, che ebbero con Nino Manfredi: la realizzazione di un film, “L’uccello”. L’uomo-uccello doveva guardare da su un mondo che migliorava, tanto da non avere più necessità di dover sprecare parole.

Qui soverchiano le parole e latitano i fatti.

Alla stampa tocca un compito importante. Caro Direttore, il “sentire”, la cultura, il nerbo, lo spirito di sacrificio di una comunicazione libera e accorta possono mettere  il “coperchio” alle voglie di chi vuole apparire senza vera gloria in foto e in pagina. Non deve farsi vincere, neppure la stampa – il rischio c’è – da un istinto “giocolieristico” (come lo definiva Gianni Brera). In ogni caso, è il cittadino, soprattutto, ad essere smarrito. Sennò potrebbe chiedere a chi propone una cosa “L’hai inquadrata bene, l’hai studiata, saprai andare fino in fondo?” Quante notizie inutili scomparirebbero dai giornali!

*: Senatore della XXIV legislatura 

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