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FRANCO CRINO’ “Accade nel partito che non c’è: il Partito Socialista”

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di Franco Crinò*

Ha ripreso a correre sul filo del telefono e nelle pagine di interessanti documenti, l’idea della ricostruzione del Partito Socialista: non dicono cose uguali (perciò le novità sono poche) Bobo Craxi e Cicchitto, Nencini (che fa vivere il gruppo dei renziani in Senato), Del Bue (con Avantionline). Caldoro, un simbolo socialista l’ha sempre custodito (adesso non pensate necessariamente alla pecora nella scatola del Piccolo Principe), a Martelli serviva una testata di area per i suoi ragionamenti, Robilotta non si è  mai dato una pausa.

Ma non cadiamo nell’errore – che definire storiografico è esagerato, considerando che stiamo parlando di personalità che, eccetto qualcuna, non hanno più ruoli da protagonista nella politica nazionale – diciamo, perciò, meglio, che non ci facciamo vincere dalla  tentazione “giornalistica” di disegnare la galassia socialista.

I “corpi” sarebbero sorprendentemente tanti (a differenza dei voti), perciò vogliamo abbozzare solo questo di casa nostra, per far vedere come siano distanziati, e per ipotizzare  un tracciato politico semmai unitario. Chi ha una postazione nelle Istituzioni “sopporta” meglio la sofferenza per la frammentazione che c’è e l’amarezza sincera o il bluff di chi ne parla, il respiro corto o lungo di chi ci spera.

I caratteri del riformismo, del garantismo, delle politiche del lavoro e di difesa dei diritti danno l’evidenza della formazione socialista, il punto è se i tanti che sollecitano questo percorso ne fanno solo una questione di cuore o ci mettano anche la testa e le gambe.

Nella fascia ionica, dove ci sono molti comuni sciolti – e manteniamo sicura contrarietà a come è stata scritta e interpretata la legge – la guida di più di un terzo dei municipi porta il cognome di storie socialiste : Cuzzola e Crinò, Stranieri e Bartolo, Pittari e Zito, Femia e De Leo, Valenti e Zavettieri per due, Surace, altri… (circolano altri nomi ancora per la tornata amministrativa di settembre ). Senza il loro simbolo, stanno metà in un lato e metà nell’altro campo politico, votano o si propongono per una delle due coalizioni, di destra o di sinistra. A livello nazionale potrà esserci una risistemazione delle formazioni politiche sulla base dei contenuti e del giudizio negativo che non possiamo non indirizzare all’attuale  governo.

Sono spesso interessanti le posizioni che assume Renzi – meno conseguenziali sono le sue determinazioni – e su questa strada si può intravedere il criterio per un progetto che veda coinvolti i socialisti, i moderati di Forza Italia, la formazione di Calenda, i Radicali della Bonino. A sinistra, il Partito Democratico ha aperta al suo stesso interno la questione dell’alleanza penalizzante con i 5 Stelle. Possiamo dire che con il totale ristagno del quadro politico, sarebbe salutare un nuovo schema, con nuovi protagonisti. Nella chiarezza: per la Lega – al pari delle altre forze della coalizione che governano la Calabria – “rilevano” gli  atti di governo, non le polemiche che suscita.

Il dato politico di una riflessione straordinaria deii socialisti risiede nel concetto di “autonomia”. Nei ricorrenti richiami alla ricostruzione del partito scorre tanta nostalgia fine a se stessa. Per esserci nell’agire politico, in realtà, servono motivazioni forti, uno sforzo straordinario : alle difficoltà, alla precarietà degli assetti non si risponde facendo gonfiare il qualunquismo,  “aderendo” a strampalate teorie sulle dinastie politiche – qualora davvero esistessero, “messe su” dal libero voto degli elettori –  sussurrando di tempeste giudiziarie, come se la Magistratura non “intimidisse” già abbastanza la politica. Preme occuparsi dei disagi reali dei cittadini, ai quali dare informazioni autentiche. Vero, oggi potrebbe essere attrattiva una formazione politica strutturata con contenuti riformisti, nuova ( si può dire, siamo a 30 anni dalla cancellazione del Psi e dalla diaspora), capace di caratterizzare temi che vengono, anche comprensibilmente “sfumati” dallo stesso vincolo di coalizione. Il concetto di autonomia socialista rafforza le alleanze, collega meglio gli enti locali (tanti, dicevamo, li guidiamo) a Regione, Città Metropolitana, Governo e promette di raggiungere più risultati sul terreno economico e sociale. Ed anche politico: possono crescere di tanto i voti da pensare di rilanciare con successo il simbolo socialista e il meglio della sua storia.

*: Senatore della XIV legislatura

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