Eh sì, non è più il colore della volta celeste di una volta, si vede con o senza occhialetto che è altro considerando che qualcosa, evidentemente, dev’essere accaduto negli ultimi anni come del resto ci si è accorti non soltanto con il colore malaticcio del sole, ma anche con la pioggia che non cade più con la regolarità, mettiamola così, di un tempo; si dirà “È il cambiamento climatico”, per il quale fa però difetto, chi abbia eventualmente spiegato tale “cambiamento” a cosa sia da ricondurre: una via percorribile è quella altrimenti appellata “Geoingegneria climatica”, tradotto in soldoni l’ingegneria del clima. Che comporta delle azioni, un vero e proprio agire sull’aspetto climatico dell’Italia e per esteso dell’Europa, in atto da circa un secolo e mezzo per come del resto attestano i brevetti internazionali per la modifica del meteo.
di Antonio Baldari
Tempo d’estate, tempo di mare, di pinne, fucile ed occhiali; di sabbia che furtiva dalle tasche del costume scappa via; del castello messo su con l’acqua marina e la paletta salvo poi l’inesorabile arrivo delle piccole onde che lo tirano giù che ci tocca ricominciare daccapo; tempo d’estate e di belle canzoni, che giungono anche dalla nostalgica eco del passato dai mitici anni Sessanta ai primi anni Duemila passando per gli anni Settanta, Ottanta e Novanta, con tutto un repertorio ricco che ti consegna al divertimento ed alla spensieratezza ma anche…no!
Come il brano di quel cantautore calabrese, Rino Gaetano, immortale per quel suo stile tutto particolare e scanzonato, che arriva tra gli arroventati sassolini sulla battigia e le immancabili infradito con l’epica “Ma il cielo è sempre più blu”, che genera inevitabili cori da stadio nell’immediatezza formatisi tra uno schizzo e l’altro ed un inenarrabile topless mediterraneo da consegnare alla magìa di un Picasso d’annata; frattanto, la domanda nasce spontanea facendo riflettere ancor prima di porla: “Ma il cielo è sempre più blu?”.
Per un attimo gli occhi nocciolati fuoriescono dall’occhialetto nero corvino e si alzano verso l’orizzonte, quello che arriva laggiù ed anche oltre che non riesci a controllarlo, ed effettivamente quel colore lì non è propriamente blu; sì, ci sta il blu, ok, ma non è proprio quel blu lì, quello che ci facevano disegnare a scuola da bambini che quasi quasi lo avvicinavi al viola: insomma, quel blu cobalto, oseremmo dire, nel quale albergava un sole molto più giallo di quello di oggi ed in cui la luna appalesava un biancore più d’avorio e lacrimuccia di Pierrot.
Eh sì, non è più il blu del cielo di una volta, dài, si vede con o senza occhialetto che è altro considerando che qualcosa, evidentemente, dev’essere accaduto negli ultimi anni come del resto ci si è accorti non soltanto con il colore malaticcio del sole, ma anche con la pioggia che non cade più con la regolarità, mettiamola così, di un tempo: quante volte sul proprio smartphone, con una delle app più aggiornate ed al passo con le previsioni, ti porta “Pioggia fra un’ora” che però dopo un’ora non arriva? O con la stessa pioggia che cade ma con una virulenza tale da originare frane, smottamenti e cancellazioni varie di ampie porzioni del territorio che, si afferma, “A memoria non mi ricordo ne sia mai caduta così tanta!” riferendosi all’acqua piovana, naturalmente. Che di naturale ha poco o nulla come nel caso della temperatura ambientale che ha fatto registrare un livellamento verso l’alto negli ultimi anni costantemente registrabile sui 33-34 gradi – come da regolari rilevamenti effettuati – e per un numero sempre crescente di settimane se non mesi; ed invero, prescindendo dall’avere anche toccato i fatidici “50 gradi”, che sembrava fossero quasi del tutto impossibili da segnare fino a qualche anno fa, ciò che è realmente diverso rispetto al passato, per non dire alle medie stagionali, sono quei 4-5 gradi in più costantemente presenti nelle nostre giornate, oltre i trenta gradi quando, solitamente, questa soglia non veniva mai superata pensando a ben altra soglia, quella relativa ai “Morti per il caldo”, sic!, che anche quest’anno riporta dei dati del tutto impressionanti nel senso che fa proprio impressione il sapere di gente che perde la vita a causa del caldo! Si dirà “È il cambiamento climatico”, e lo si dice quasi come un mantra da ripetere ossessivamente perché così è e così si vuole che sia come quella sorta di “disco rotto” che non riempie di certo le balere ma le menti e, di riflesso, le convinzioni delle persone indubbiamente sì; il cambiamento climatico per il quale in tutto questo fa difetto, però, chi abbia eventualmente spiegato tale “cambiamento” a cosa sia da ricondurre: una via percorribile è quella altrimenti appellata “Geoingegneria climatica”, tradotto in soldoni l’ingegneria del clima. Che comporta delle azioni, un vero e proprio agire sull’aspetto climatico dell’Italia e per esteso dell’Europa, in atto da circa un secolo e mezzo per come del resto attestano i brevetti internazionali per la modifica del meteo a cominciare da quello regolarmente registrato nel 1891, recante il codice alfanumerico US462795A ed avente ad oggetto il “Metodo di produzione della pioggia”; una dicitura che non ammette interpretazioni di sorta e che schiude un mondo innanzi a noi avvalorando l’interrogativo posto a conclusione di questo intervento: “Cosa sta accadendo al nostro cielo?”.