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CRISI DEL SISTEMA ITALIA Franco Crinò: “La politica sta pagando pegno. E il resto?”

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di Franco Crinò*

La frase originale contiene altri soggetti e la drammatica denuncia di una storia, ma,  rimaneggiandola anche noi, ai tempi nostri si può scrivere che “spariti” i partiti, i corpi intermedi, i meritevoli nelle attività d’impresa, gli stranieri che debbono essere integrati, gli uomini di fede, gli altri da noi per gusti e stile di vita … non ci sarebbe più nessuno a poter dire qualcosa.

Il punto è come ricostruisci un sistema e dove intervieni, come garantisci i diritti e i doveri. Ha fatto discutere quest’estate la richiesta di “pieni poteri” pronunciata da un leader politico :  facciamo un ragionamento più sobrio, possiamo prendere atto della vocazione maggioritaria di un partito, ma non del progetto del “partito unico”. E tuttavia, saremo di nuovo alle prese con una legge elettorale, che per superare le “stabili incertezze” di oggi, non potrà che essere proporzionale, proprio per dare voce a tutti e compiti di governo alle coalizioni.

Attraversiamo il punto di crisi più basso, sulla condizione del Paese influisce la mancanza di competenze e di autorevolezza, l’uso spregiudicato delle istituzioni, senza cura alcuna da parte dei protagonisti di apparire affidabili e credibili. Le giravolte nelle posizioni dei partiti vengono presentate come esercizi necessari. Al mondo politico non si può non chiedere di rigenerarsi. L’elettore, intanto, sceglie sempre meno. Ma lo fa male? La mancanza di diritti fondamentali, di informazioni corrette, di un’offerta politica decente, lo consuma e lo incattivisce. I sindacati, le associazioni di categoria, le professioni debbono operare in uno spazio fuori dalle proprie rendite e dedicato alla crescita.

Il divario tra classe dirigente e i cittadini si riduce se si riesce a  svolgere il compito di rappresentanza e se si è capaci di vigilare su di esso. Ma c’è  il problema cronico della pubblica amministrazione, che  spesso approfitta,  usa tecniche per rimanere dominante, fa pressioni per avere riconosciuto un peso, a costo di calpestare leggi e procedure. Quando si cancellano scuole,  presidi sanitari, servizi per le categorie deboli, posti di lavoro, punti di difesa dell’ambiente, entri nelle strade dell’incapacità, del parziale, della macchinazione.

Se da anni si parla (e non si fa nulla e i finanziamenti prendono altre strade) della sicurezza dei plessi scolastici, se si corre il rischio di non poter fare un esame medico né nel pubblico né nel privato, se il sostegno ai disabili da noi è pari a un cinquantesimo come spesa  rispetto alle regioni del nord, se non si trova occupazione, se i paesi sono sporchi e le opere di bonifica non si realizzano, bisogna chiamare in causa i responsabili.

Con la politica  si è già fatto. Rimane indenne un certo funzionariato che comanda fuori dalle regole.

*: senatore della XIV legislatura

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