di Simona Masciaga
LOCRI – Ci si chiede spesso se è vero che il fine giustifica i mezzi ma, raramente ci si domanda a che pro. Certamente la Mandragola machiavellina, messa in scena ieri sera a Locri dal Centro Teatrale Meridionale,diretto da un infaticabile Domenico Pantano, ci ha fatto riflettere. Tra il serio e il faceto, la commedia, ideata e ambientata in una Firenze del primo ‘500, ha messo in evidenza problematiche non indifferenti: corruzione, perdita del valore famiglia, credulità, superstizione, inganno e faciloneria, tra risate e colpi di scena, ci ha posti in riflessione.

La creduloneria dei media, la corruzione del clero, l’ inganno familiare hanno fatto da tema dominante in una incarnazione di un’ opera scritta più di mezzo secolo fa’. Bravi tutti gli interpreti nonostante la mancanza di acustica del luogo e le musiche di Giovanni Zappalorto, molto più adatte ad un varietà che non ad una performance recitata da altri attori molto padroni della scena. Indiscutibile il successo ottenuto confermato da applausi calorosi, ma, crediamo si debba optare per altra location per questioni di acustica. Il luogo non dà merito alla preparazione artistica, all’ impegno degli attori oberati di lavoro, e, al pubblico presente che, tra le difficoltà acustiche, mormoreggiava impedendo di recepire, agli attenti, ciò che la commedia voleva trasmettere.

Nonostante tutte le difficoltà, l’avvio alla XXXI stagione teatrale della locride, diretta e voluta da Domenico Pantano e, confermata dal Progetto regionale co – finanziato dal 2020, ha preso il via riservandoci meraviglie teatrali dal classico al moderno. A loro un caloroso grazie per contribuire alla divulgazione culturale sul territorio.













