di Maria Capece (scrittrice, poetessa, aforista, saggista, critico letterario)
Conservare il ricordo celebrando la Commemorazione dell’Olocausto, come ogni anno si ripete il 27 Gennaio, è un atto dovuto. Una ricorrenza internazionale istituita dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di non dimenticare il passato e, soprattutto, stare all’erta contro qualsiasi forma di estremismo che possa portare: all’odio, al razzismo, alla divisione, nonché all’esclusione sociale e via dicendo.
Lo sterminio di milioni di Ebrei (compresi avversari politici e altre categorie di persone) non lasciò indifferente il mondo e, tuttora, nel parlarne… si aprono voragini di sofferenza.
Ancora oggi, chi visita il campo di concentramento di Auschwitz e il campo di sterminio di Birkenau… fin dove gli arriva lo sguardo… non può non rendersi conto dell’orrore avvenuto, come non può non avvertire sulla pelle quel clima di guerra con un ritorno di voci dal suono duro, da chi del MALE ne aveva costruito un regno infernale. Un piano di torture e impensabile violenza, diabolicamente ideato e messo in pratica dalla Germania nazista, perfetti individui in divisa che tutto avevano di umano tranne che umanità!
Educare i giovani a non dondolarsi sull’espressione SHOAH è nostro dovere, affinché i loro progetti di benessere collettivo possano al più presto portare a issare vessilli di pace e libertà: un lascito prezioso universale.
Unire le coscienze alla parola, come divulgare scritture… è fondamentale per contribuire a tenere viva la Memoria Patrimonio dell’Umanità in onore di chi nel freddo, nella nebbia e nel fango riposa e nel rispetto di orfani, testimonianze ed eventi che, legittimamente nel corso degli anni, non solo hanno confermato la storia ma, addirittura, rafforzato.
La mia lirica: “II seme del male” ne è la sconvolgente illustrazione di ciò che è accaduto in quei maledetti Lager.
IL SEME DEL MALE
Si spezzavano i sogni
allo svanire di stelle
mentre immane violenza
(in totale subbuglio)
porte e cancelli
di famiglie sfondava,
per dar vita a un progetto
da “BESTIE” ideato.
L’odio razzista d’individui ossessivi
prepotenti ordini
a sequenza impartiva
a chi sfortunato, in quel dì maledetto,
in quella lista inserito veniva.
Radunati su carri
d’affliggenti binari
si trovavano Ebrei, ignari a partire…
con la speme, convinti, di eseguire lavori
in campi prescelti,
non pensando ad orrori.
Il pianto dei bimbi, confortato da Madri,
si alternava tra angosce
ed interrotte poppate…
mai immaginando che altri Esseri Umani
costruissero Morte, per il gusto del Male.
Tutto finì, quando l’ultimo sguardo
devastato salì sul malinconico Cielo,
in un grido silente
e da preghiera velato,
scoprendo l’inferno
in quelle nuvole nere.
MARIA CAPECE












