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COMUNE DI LOCRI VS. ARCOBALENO MULTISERVICE L’amaro sfogo di mamma Liliana: “Dopo la morte fisica, la morte del progetto di Massimiliano”

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di Gianluca Albanese

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LOCRI  – “Dopo la morte fisica la morte del progetto. La gioia della condivisione della Memoria di Massimiliano, tra i tanti ragazzi degli Interclub che ci hanno dato affetto e solidarietà, si è andata spegnendo all’ulteriore comunicazione pervenuta dall’Amministrazione di Locri, immemore di quanto precedentemente concordato. Con questa “mandata a dire” si ordina a Davide, fratello di Massimiliano, di smantellare il progetto del fratello ucciso. Non c’è posto per loro, in questa cittadina, che contiene ben altri siti forieri di opportunità di lavoro per altri. Dopo la morte fisica la morte del progetto, con un atto d’imperio degno di migliori dittature”. Sono le parole di Liliana Esposito Carbone, madre di Massimiliano (nella foto), che commenta con grande amarezza quanto accaduto alla cooperativa “Arcobaleno Multiservice”, fondata proprio dal figlio ucciso per mano criminale quindici lunghi anni fa e successivamente gestita dal fratello Davide.

“E allora, oggi più che mai, mi offende l’ipocrisia, perciò – spiega mamma Liliana –  invito e diffido  dal fare ormai strumentalmente il nome di Massimiliano, a nessuno lo consento perché a nessuno ho chiesto il pannicello caldo per il mio lutto, che non sarebbe certo lenito da una targhetta in una qualunque “vinella” locrese. Ai tanti giovani ai quali ho parlato di speranza oggi chiedo perdono; l’ho fatto perché ci credevo. Non mi resta molto altro per formulare loro i miei Auguri per un anno nuovo e per un futuro bello: siate capaci di giudizio critico limpido sui manager ondivaghi di una certa politica che, sinceramente e ingenuamente, io avevo immaginato già satolli, ma in Calabria imperverseranno ancora per loro complessione e per loro utilitaristico stile. Auguri sinceri di vita felice e di lavoro gratificante in una realtà dove vige la cultura del favore e del voto, strumento sacro di espressione di libertà, come corrispettivo alla soluzione dei problemi quotidiani. Auguri di sopravvivenza in un paese della legalità e della Memoria, molto lontano dall’essere finalmente libero”.

Fin qui l’amaro sfogo di Liliana Esposito Carbone. Intanto prosegue fino all’ultimo il braccio di ferro tra il Comune di Locri e la cooperativa Arcobaleno Multiservice Scarl (presieduta da Davide Carbone, fratello di Massimiliano, vittima di ‘ndrangheta barbaramente ferito a morte il 19 settembre 2004) aggiudicataria del servizio di affissioni per conto dell’Ente.

I FATTI

Lo scorso 13 giugno, il responsabile del Settore 1 del Comune di Locri (Area Contenzioso, Polizia Locale, Servizi alla persona) Sergio Marasco inviava alla coop una lettera con la quale dava seguito alla delibera di giunta comunale n. 27 del 09/04/2019 che impartiva al servizio da lui rappresentato di acquisire al patrimonio comunale tutti gli  impianti pubblicitari installati dalla Arcobaleno Multiservice Scarl di Locri, rimarcando come la gara aggiudicata a suo tempo da quest’ultima fosse venuta a scadere in data 02/10/2018, con contestuale comunicazione della decadenza della concessione e invito a rimuovere gli impianti pubblicitari collocati nell’area di risulta del territorio comunale. Ne seguì la constatazione, da parte della Polizia Municipale, del mancato ritiro dei pannelli che, secondo Marasco, ove non rimossi costituiscono occupazione abusiva di suolo pubblico a norma del regolamento comunale Cosap “Anche in considerazione – si legge nella lettera – della morosità per canoni dovuti dalla ditta ex concessionaria del servizio nei confronti dell’ente concedente”.

Undici giorni dopo, ovvero il 24 giugno, l’avvocato Adriana Bartolo, per conto del proprio assistito Davide Carbone, presidente di Arcobaleno Multiservice, presenta istanza per l’annullamento in autotutela del provvedimento prot. n. 14921 del 13.06.2019 avente ad oggetto: “Comunicazione di acquisizione al patrimonio comunale degli impianti pubblicitari”, ritenendo illegittimo il provvedimento “In quanto – si legge nell’istanza – dispositivo di un’acquisizione al patrimonio comunale in assenza di normativa regolamentare disciplinante e legittimante le fattispecie ablatorie in materia di pubblicità e pubbliche affissioni; ancora di più l’illegittimità è stata perpetrata in quanto il Responsabile del Settore 1 ha adottato i conseguenti atti in esecuzione della predetta delibera, senza verifica alcuna circa la sussistenza dei presupposti legittimanti di cui sopra e senza che il provvedimento finale sia stato adottato in definizione di un iter procedimentale correttamente avviato”. L’avvocato Bartolo aggiunge che “Nessun provvedimento formale di avvio di procedimento” è “stato adottato nella forma doverosa della comunicazione di avvio di provvedimento, in evidente violazione spregio e pregiudizio del diritto alla difesa del controinteressato e del buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione” configurando “L’eccesso di potere posto in essere dall’Amministrazione per aver adottato un provvedimento in assenza di disposizione regolamentare sulle fattispecie ablatorie in materia di pubblicità e pubbliche affissioni”.

L’11 luglio, quindi, il Responsabile del settore 1 del Comune di Locri Sergio Marasco comunica all’avvocato Bartolo l’avvenuta pubblicazione del Regolamento Comunale COSAP sull’albo della trasparenza e il 17 luglio, per conto del suo assistito Davide Carbone, l’avvocato Bartolo rileva, con una lettera indirizzata al dottore Marasco e al Segretario Generale del Comune di Locri che tale adempimento dell’Ente “Non può dirsi completamente assolto in quanto nessuna menzione è stata fatta al Regolamento disciplinante l’imposta sulla pubblicità e diritti pubbliche affissioni. Pertanto – scrive la Bartolo – se ne deduce che non sia mai stato approvato dall’Ente”. Contestualmente, invia al sindaco di Locri e allo stesso Marasco un atto di diffida e messa in mora, finalizzato al ritiro immediato del provvedimento del 13/06/19 col quale si intimava di acquisire al patrimonio comunale gli impianti pubblicitari, e della delibera di giunta del 9 aprile che esprime l’indirizzo politico dal quale promana il provvedimento, aggiungendo che “La Giunta Comunale, prima, e il Responsabile di Settore n.1 poi, hanno agito in palese eccesso di potere e violazione di legge stante il fatto che solo la legge può tipizzare una sanzione, sia essa di natura penale o amministrativa e che, in ogni caso, il regolamento Cosap in materia amministrativa non prevede in alcun punto l’acquisizione al patrimonio comunale delle plance. Rilevo, pertanto, – conclude l’avvocato Bartolo – che è doveroso rimuovere gli atti illegittimi che ad oggi configurano, in capo alla Giunta Municipale e al Responsabile del Settore n. 1,  gli estremi tipici del reato di abuso di ufficio, sotto il profilo penale, oltre che illecito amministrativo”.

La situazione si sblocca lo scorso 9 settembre, quando le parti s’incontrano nel palazzo municipale col presidente di Arcobaleno Multiservice Davide Carbone che presenta una proposta di transazione. Le parti concordano il prosieguo dell’attività di Arcobaleno Multiservice fino al 31 dicembre 2019 o, in alternativa e previo accordo, fino a nuova eventuale convenzione, o ancora fino all’espletamento di  eventuale bando di gara, al fine di onorare i contratti già sottoscritti. Carbone, dal canto suo, s’impegna a corrispondere quanto dovuto all’Ente con pagamento dilazionato in 48 mensilità.

Tutto ciò è contenuto in una lettera del 20 settembre 2019, scritta dall’avvocato Bartolo in nome e per conto del proprio assistito che verrà riscontrata dall’avvocato Giuseppe Mollica, nella sua qualità di legale del Comune di Locri, lo scorso 10 dicembre, nella quale si conferma l’accordo per fare continuare l’attività di Arcobaleno Multiservice fino al 31/12/2019 e si quantificano esattamente le somme dovute dalla coop al Comune di Locri, specificando però che l’intera somma dovrà essere versata in un’unica soluzione ed entro l’anno 2019.

La risposta dell’avvocato Bartolo, per conto di Davide Carbone, arriva il 17 dicembre, ed è indirizzata all’ufficio legale del Comune di Locri, al Responsabile del settore I e, per conoscenza, al segretario generale e al sindaco. Nella stessa, si contesta un’erronea comprensione di quanto stabilito nel corso dell’incontro svoltosi in municipio il 9 settembre, e il tardivo riscontro (dopo oltre 90 giorni e a ridosso della scadenza prevista), senza che venisse formalizzata proposta alternativa, ovvero la prosecuzione dell’attività di Arcobaleno Multiservice fino a nuova eventuale convenzione o, ancora, fino all’espletamento di eventuale bando di gara, al fine di onorare i contratti già sottoscritti”.

“Il prosieguo di cui sopra, ovviamente, implicava – scrive l’avvocato Bartolo –  l’emanazione di un atto – o altra tempestiva comunicazione – da parte dell’Ente in forza dei quali le attrezzature risultassero non acquisite al patrimonio del Comune e, quindi, nella piena disponibilità della società che, in tal modo, per come concordato nel corso dell’incontro, avrebbe potuto onorare i contratti già sottoscritti, evitando conseguenze pregiudizievoli sotto il profilo economico.

La comunicazione dell’Ufficio Legale, a firma Avv. Giuseppe Mollica, non tiene conto della necessità, evidenziata dal sig. Carbone e accolta dalla P.A., di potere proseguire nell’attività, tanto più che detta comunicazione sopraggiunge a soli 20 giorni dalla indicata scadenza, con conseguente, oggettiva, impossibilità per la società Arcobaleno Multiservice di dare seguito alle commesse affidatele.

Alquanto incongruente ed illogico, poi, dal punto di vista quanto meno temporale, risulta essere l’intimazione con la quale si ordina la rimozione dei pannelli ricadenti su suolo pubblico. E’ un controsenso, infatti, stabilire la stessa data, tra l’altro in periodo festivo, quale termine ultimo “per proseguire l’attività” e, al contempo, per rimuovere le attrezzature; non considerando, poi, il dispendio in termini di tempo, di organizzazione e di costo – (circa 15/20 mila euro!)  –  connesso alle operazioni di rimozione.

Si rinnova, pertanto, la richiesta di prosieguo dell’attività, quanto meno fino all’espletamento di nuovo bando di gara, con possibilità – conclude la lettera – di utilizzare le attrezzature insistenti su suolo comunale”.

Il riscontro dell’avvocato Mollica, nella qualità di legale del Comune di Locri, arriva l’antivigilia di Natale, e ribadisce quanto già esplicitato nella sua precedente missiva, ovvero che “L’Ente conferma la volontà, già manifestata, affinché venga svolta l’attività sino e non oltre il 31/12/19” e il pagamento di quanto dovuto al Comune di Locri in un’unica soluzione.

Ieri mattina, l’avvocato Bartolo ha protocollato in Comune una nuova lettera in cui scrive che “non è esigibile in capo al Sig. Carbone l’obbligo di rimozione al 31.12.2019 dei pannelli pubblicitari, in assenza di alcun procedimento avviato e preceduto da formale comunicazione di avvio di procedimento, per due precisi motivi.

Primo, detto “ordine” promana dalla nota di un legale che non è un organo dell’Ente bensì un professionista all’Ente legato da una prestazione di servizio;

secondo, non esiste alcun provvedimento formale avente natura di ordinanza o determinazione conclusiva di un iter procedimentale attuativo delle garanzie della legge 241/1990.

Ed ancora a monte: manca del tutto un’attività regolamentare in base alla quale disporre determinate modalità di rimozione – (“nel rispetto dei regolamenti e del Codice della Strada”)- che non possono prescindere dall’apporto collaborativo dell’Ente, attesa la necessità di far presenziare la polizia locale per garantire il rispetto delle prescrizioni regolamentari.

Infatti, in questa materia, l’art. 3 d.lgs. n. 507/1993 ha previsto in capo ai Comuni l’obbligo di adottare un «apposito regolamento» per l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità e per l’espletamento del servizio delle pubbliche affissioni.

Ne consegue che in assenza di provvedimento amministrativo, conclusivo di un iter procedimentale attuativo di norme regolamentari comunali in materia, nessun intervento del privato può essere legittimamente preteso, perché si svolgerebbe in modo del tutto arbitrario. Spetta all’Ente ,infatti, stabilire tempi e modalità – si ripete, “nel rispetto dei regolamenti e del Codice della Strada”)-della rimozione delle dette attrezzature.

Pertanto, stante l’interesse del mio assistito alla rimozione degli impianti di proprietà della società da lui rappresentata, si invita l’Ente ad adottare un atto regolamentare in materia in base al quale disciplinare, tra l’altro, gli interventi di rimozione degli impianti e successivamente avviare un iter procedimentale, con le garanzie del procedimento amministrativo confluente in un atto provvedimentale, a seguito del quale il sig. Carbone potrà legittimamente intervenire.

Resta ferma, nel frattempo, l’esclusione, in quanto arbitraria ed illegittima, della tesi dell’acquisizione delle plance al patrimonio del Comune, atteso che si tratterebbe di sanzione non prevista dalla legge e configurante un abuso di potere.

Nel frattempo, pertanto, si diffida l’Ente ad astenersi da qualsiasi iniziativa e/o intervento di rimozione e/o di utilizzo delle plance che restano di esclusiva proprietà della Ditta Arcobaleno. Resta inteso che la ditta, nelle more del perfezionarsi del procedimento secondo le modalità di legge – ivi compreso il Codice della Strada – è disponibile ad espletare il servizio in regime di proroga tecnica fino all’indizione di nuova gara”.

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