di Maria Antonella Gozzi
LOCRI – «Se in Kuwait dove buchi trovi il petrolio, nella Locride dove buchi trovi reperti archeologici». Una metafora calzante per porre l’accento sulla vastità del patrimonio archeologico del nostro territorio, quella usata dallo storico locrese Pino Macrì nel corso dell’ultima riunione preliminare per la costituzione dell’Archeoclub di Locri, presieduta dai suoi giovani promotori, i due storici locresi Nicola Monteleone e Tiziana Romeo.
Proprio così: tra qualche giorno, non appena ultimato l’iter per la sua costituzione, anche la Città di Locri sarà una delle sedi locali dell’Archeoclub d’Italia Onlus: associazione culturale e di volontariato con finalità di solidarietà sociale, civile e culturale, senza fini di lucro. Istituita per promuovere e valorizzare i beni culturali, paesaggistici e ambientali di cui al Codice dei Beni Culturali e del paesaggio e al Codice dell’Ambiente, fra i suoi scopi principali ha quello di tutelare e valorizzare la natura, l’ambiente e il paesaggio, nonché di diffondere fra i cittadini, e in particolare fra i giovani e nella scuola, l’interesse per i beni culturali e per l’ambiente.
Per Pino Macrì, membro della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, la costituzione dell’Archeoclub locrese è solo una prima tappa, alla quale coniugare nel più breve tempo possibile, la creazione di un vero e proprio centro di documentazione, «al fine di riunire – afferma – ciò che è sparso per tutto il mondo, ma che appartiene a Locri». «Per realizzarla – continua – è importante la collaborazione e la sinergia con giovani che abbiano dimestichezza con gli strumenti informatici. Sarebbe bello ricostruire, con l’uso della tecnica tridimensionale, i principali monumenti e reperti archeologici locridei».
Nel ricordare che l’estensione dell’area archeologica di Locri Epizefiri è superiore a quella di Pompei, Macrì aggiunge che: «Solo il 10% di quanto esistente, è stato portato alla luce. Ed è quello che, tutt’oggi, impreziosisce tra gli altri, i musei di Reggio Calabria, di Siracusa e di Taranto».
Nel museo di Taranto, in particolare, è attualmente esposta una copia della “Dea in trono”, capolavoro di arte greca del V° sec. a. C. proveniente dall’Italia meridionale e custodito dal 1915 presso i Musei Statali di Berlino (prima al Pergamon e oggi all’Altes Museum), meglio nota con il nome di “Persefone Locrese”. La scultura, da oltre un secolo al centro di un vero e proprio giallo internazionale, è la protagonista di un certosino lavoro di ricerca, descritto dallo stesso Macrì nel suo libro “Sulle tracce di Persefone, due volte rapita”, volto a raccogliere indizi sulla sua provenienza, contesa attualmente dalla città di Locri e la città di Taranto. Dal 2014, sono decorsi cento anni dall’inizio del processo a Parigi, instaurato per venire a capo della girandola d’ipotesi sul luogo esatto di origine, fra Italia del Sud, Grecia e Medio Oriente. Ma, indipendentemente dall’origine della scultura, forti dubbi permangono in ordine alla legittimità dell’acquisto da parte del museo tedesco. «Per tale motivo – spiega Pino Macrì – stiamo dando vita ad un Comitato “pro Persefone Locrese”, al fine di accedere agli atti del processo, oggi reso possibile dal decorso del termine prescritto dalla legge francese».
L’iscrizione al Comitato può avvenire a mezzo email all’indirizzo di posta elettronica: persefonelocrese@virgilio.it.
Ma veniamo a quanto dichiarato ad apertura dei lavori di assemblea, da Nicola Monteleone. «Scopo della costituenda associazione – spiega – è quello di promuovere, valorizzare il nostro ricco patrimonio archeologico, nonché creare circuiti culturali innovativi e alimentare sinergie con le altre sedi locali dell’Archeoclub, sparse per tutta l’Italia». «Solo così – ci tiene a chiarire – saremo in grado di constatare che in altre città non ci sono reperti archeologici molto più importanti dei nostri». Dello stesso avviso Tiziana Romeo, che ci informa di una rete di collegamento già esistente con la sede dell’Archeoclub di Manfredonia.
L’attività dell’Archeclub di Locri prevede altresì la creazione di un “club per cenacoli culturali”, nel quale si possa dare lettura dei passi delle più belle poesie degli autori conterranei, da Nosside a Corrado Alvaro e, infine, di un cineforum per guardare le più importanti pellicole girate sulla storia di Locri Epizefiri.
Nel corso della serata è intervenuto anche lo storico Alfredo Fulco, autore insieme a Mario Panarello, del libro dal titolo “Villa Caristo. Dalla natura all’artifizio, dai Lamberti ai Clemente”, che racchiude uno studio sulle strategie insediative tra economia e potere nel Regio demanio di Stilo. Fulco parla ai presenti del suo attuale impegno, consistente nella ricerca di archivio dei reperti archeologici dei periodi ‘600 – ‘700 nelle zone di Stilo, Pazzano e Placanica. Il riferimento è, in particolare, a Monte Stella e allo sviluppo del borgo di Placanica. A volo d’uccello, elenca alcune opere rinvenute nel pian terreno di Villa Caristo: si tratterebbe, fra le altre, di quattro affreschi che avrebbero bisogno di un’immediata attività di restauro.
In attesa di conoscere i futuri programmi messi in cantiere dalla sede locrese dell’Archeoclub, una domanda del pubblico presente all’assemblea cattura, per la sua importanza, l’attenzione di chi scrive: «Quali speranze ci sono per la riapertura del museo civico archeologico, ubicato a Palazzo Nieddu del Rio?»
Non tarda ad arrivare la risposta di Nicola Monteleone, che ha già investito della questione sia il Sindaco sia l’assessore alla Cultura della città di Locri: «solleciteremo ancora in tal senso e cercheremo di capire quali sono ancora le difficoltà in atto».
La serata si conclude con un invito all’adesione all’Archeoclub di Locri, la cui attività si estende a tutta la Locride.















Complimenti. Bellissima iniziativa!
Complimenti. Bellissima iniziativa