di Patrizia Massara Di Nallo (foto fonte web)
Le origini della musica vengono associate ed identificate nel primo ritmo udito dall’uomo, cioè nell’ascolto del suo stesso battito cardiaco. Il ritmo accompagna il suono e il suono, con l’evoluzione antropologica e culturale, diventa arte. La musica è considerata, solo per convenzione, la seconda arte la cui musa ispiratrice era, secondo la mitologia greca, Euterpe (nome che significa “colei che rallegra”). In realtà, la musica è riconosciuta l’arte universale per eccellenza perché non conosce confini di lingua, etnia o religione.
Dalla classica alla leggera le sue diramazioni vanno dal rock al rhithm and blues spaziando in altre tendenze musicali quali la tecno, l’underground, la disco-music, l’afro, l’heavy-metal ed ancora si possono annoverare la folk, la pop, la jazz, l’hip hop, l’elettronica, il rap, il funk, il soul, ecc.ecc. .fino ad arrivare a contare oggi circa 700 generi riconosciuti.
E’ importante la comprensione dei vari generi musicali che permette di distinguere la funzione espressivo comunicativa del linguaggio musicale nelle varie culture. Inoltre la fruizione musicale, consentendo un dialogo soprattutto con sé stessi, ha una funzione di relax in quanto autentico compiacimento e divertimento dell’animo oppure, d’altro canto, può spingere alla condivisione e, quindi, alla socializzazione ed alla convivialità. Basti pensare alla magia che si crea nei concerti e che rende l’esperienza sempre unica ed irripetibile sia per l’ascolto dal vivo sia per l’esperienza condivisa con altre persone che, indipendentemente dal Paese di appartenenza, dalla lingua parlata e dallo status socio-culturale, si avvertono accomunate dagli stessi orientamenti, tendenze e gusti.
Oggi, mentre siamo immersi in un mondo di suoni non sempre di nostro gradimento, il pericolo per la cultura musicale riguarda proprio la produzione non scissa dalla logica del mercato e in buona parte finalizzata solo al conseguimento di successi commerciali e al profitto. Tutto ciò comporta spesso un livellamento verso il basso, aumento dei plagi anche inconsapevoli e una ricerca di nuove sonorità facile , superficiale, lontana dall’impegno creativo e che spesso non dura che l’éspace d’un moment (Malherbe). Solitamente la scusa più gettonata è che le note sono solo sette e quindi le combinazioni, prima o poi, si ripetono. In realtà la deriva è dovuta dall’utilizzo smodato dell’intelligenza artificiale che omologa, al contrario dell’estro umano, frenando i tentativi d’innovazione. Tuttavia, nella complessità del panorama internazionale di offerte fruibili con varie tecnologie e dove una marea di “copioni” fanno leva sulle giovani generazioni che non hanno affinato ancora l’orecchio, la musica autentica, frutto della creatività umana ed espressione dei sentimenti in cui ognuno si può ritrovare, resiste ed ha il sopravvento. Un esempio è, pur tra fisiologiche critiche e polemiche che riguarderanno probabilmente l’intero baraccone mediatico, il prossimo appuntamento con Sanremo che quest’anno si svolgerà tra il 24 e il 28 febbraio e non mancherà di stupirci, forse di innovare, di emozionarci e di farci rimanere in testa quel tale motivo per alcuni mesi o per un intero anno ( più difficile!). La RAI assicura già che ci sarà spazio per urban pop, rap, indie, cantautorato, country, rock e molte ballate tra introspezione, guerra e critica sociale.
La mancanza di valore artistico di parte della produzione musicale odierna assoggettata all’usa e getta, è anche conseguenza della precarietà di un’autentica educazione musicale talvolta limitata all’acquisizione dei primi rudimenti che possono invogliare a intraprendere lo studio di uno strumento musicale rimanendo però aridi e fine a sé stessi se avulsi dall’intera storia della musica e dall’ascolto guidato di essa. Occorre, quindi e urgentemente, invogliare ad un approccio meno orientato ad una fruizione puramente consumistica, in pratica meglio rimanere fuori dal coro favorendo lo sviluppo della personalità musicale che rifletta da una parte l’originalità creativa degli autori e dall’altra la maturità dei fruitori, di un pubblico che voglia non solo divertirsi ripetendo parole senza senso, ma anche apprezzare e cogliere le sfumature dei testi e delle note, di un pubblico che sia più consapevole del passato musicale e abbia un orecchio allenato all’armonia e alla bellezza. L’uomo, infatti, si può definire colto quando distingue, possiede ed utilizza il maggior numero di linguaggi disponibili.
D’altronde la canzone dovrebbe essere la conseguente evoluzione dalla metrica greca e latina, una poesia in musica come quella degli aedi o molto più tardi dei trovatori. Nelle scuole la prima educazione musicale, risalente al 1888,veniva intesa in modo riduttivo come semplice canto corale accompagnato da esercitazioni pratiche. Solo nel 1923 la musica diventò materia di studio obbligatoria, seppur connessa ad altre materie quali il disegno e la recitazione.
L’apprendimento della musica, comunque, non era considerato contributo alla formazione della personalità in quanto essa non era considerata un linguaggio fruibile o eventualmente manipolabile da ognuno, cioè non era del popolo. Già la Montessori sosteneva come il percorso formativo, che doveva andare dai sensi all’intelligenza, avrebbe potuto permettere di compiere una ricognizione di tutto il mondo sonoro, visivo e materiale. Finalmente e solo nel 1985, i programmi scolastici furono modificati intendendo suono e musica quale forma di linguaggio con propri contenuti espressivi e comunicativi. E oggigiorno gli attuali programmi affidano alla musica un alto compito formativo di logica del pensiero umano spaziando dall’esplorazione e riflessione fino alla produzione ed all’ascolto per far acquisire man mano capacità di analisi dei suoni percepiti per giungere all’elaborazione delle varie forme musicali. La voce e il canto educano non solo alla coscienza di sé stessi, ma contribuiscono, quindi, anche all’alfabetizzazione culturale e allo sviluppo mentale cosicché la musica, facendo parte integrante della cultura di ognuno, diventa anche un aspetto permanente della psiche e intelligenza. Galileo, infatti,affermava che la musica scaturisce dal bisogno di esprimere con efficacia i concetti dell’animo. La musica è scienza dell’armonia, perciò in qualche modo è anche ordine e, come diceva S. Agostino, essa rivela la perfezione dell’Universo.













