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ASP, COVID E USCA L’amara riflessione di Sisi’ Napoli

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

La normalità dell’emergenza oppure l’emergenza della normalità Non saprei come definire il momento che viviamo. Mi ha contattato una Madre di Lamezia Terme. Il suo Bambino di nove anni è affetto da una tetraparesi spastica, gravata da spasmi dolorosi, trattati, fino a marzo scorso, con infiltrazioni di Botox con discreti risultati. Da marzo, all’ambulatorio, agli Ospedali Riuniti di Reggio C. hanno sospeso l’attività. Ho contattato il Medico responsabile che, mi ha fatto sapere che se ne sarebbe occupato. Come questa, centinaia di altre patologie, hanno subito lo stesso trattamento. Provo a capire se c’è una “filiera di comando” nella quale qualcuno decide e poi, scendendo nella scala gerarchica, c’è chi esegue le direttive impartite. Invano, nessuno sa dire chi ha assunto le decisioni. È tutto lasciato alla libera sensibilità, o meglio, al libero arbitrio.Da maggio, i tamponi effettuati in ospedale e nell’unica USCA attivata, con sofferenza, dai commissari della ASP, vengono processati nell’unico laboratorio degli OO.RR di Reggio. Nessun altro laboratorio, pubblico o privato che sia, ha avuto la necessaria autorizzazione. I dati numerici, relativi ai tamponi effettuati, non interessano nessuno. Abbiamo assunto per buona la notizia che, come numero di contagi, avremmo meritato il colore arancione, appassionandoci di più del gossip Cotticelli e le successive puntate di questa vergognosa soap. I tre commissari reggini non rispondono neanche al Prefetto di Reggio, rispondono solo alla Ministra degli interni, la quale, visto che i tre non sono coinvolti dai gossip (a parte quando si erano deliberati l’autorizzazione a restare ben protetti nella propria abitazione, in piena pandemia la scorsa primavera) si è ben guardata dal chiedere conto del loro operato. Operato che si svolge un solo giorno alla settimana, essendo tale il tempo che i tre dedicano al “ripristino della legalità” alla ASP Reggina. L’attenzione adesso è rivolta all’ennesima pacchianata : 40 posti di Terapia Intensiva. Tenda o locali vuoti dell’Ospedale di Locri? Magari dotati di piloti automatici in sostituzione dei Rianimatori e degli infermieri, dei tecnici e tutto il complesso di risorse umane che 40 posti del genere richiedono. Sembra avanspettacolo da quattro soldi in cui si esibiscono guitti e mestieranti, ed invece è la drammatica realtà. In tutto questo teatro dell’assurdo, mancava l’inchiesta ed eccola arrivata. Anche nell’ambito della amministrazione della Giustizia, si tende a curare piuttosto che prevenire. Visto che è da dieci mesi che si protrae questa commedia nella quale non traspare, agli occhi dei semplici cittadini, quella che avrebbe dovuto essere la struttura organizzativa di contrasto alla diffusione del contagio e di potenziamento dei servizi di diagnosi e cura. Non sappiamo la direzione assunta dalle indagini, vorremmo augurarci che non accada ciò che accadde alla disfatta di Caporetto, quando il Generale Cadorna ed il suo stato maggiore, invece di ammettere i gravissimi errori tattici e strategici che avevano commesso, scatenarono la furia che li accecava, contro i Fanti, contadini trasformati per l’occasione in soldati, che, davanti alle granate austriache, armati di sole baionette e corazze di cartapesta, osavano indietreggiare. Ne assassinarono più i plotoni di esecuzione che l’esercito Austro-Ungarico. Sarebbe l’ennesima beffa, se ad essere sottoposti a provvedimenti disciplinari, fossero i Medici della USCA, mandati allo sbaraglio per incapacità ed incompetenza degli “stati maggiore” della ASP.

Isidoro Napoli

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