di Pasquale Vozzo (foto fonte avvenire.it)
Abbiamo un problema, lo abbiamo davvero e fare finta di non averlo, non lo risolve. Ma non possiamo chiamare Houston, perché non siamo nello spazio, siamo sulla terra ed il problema lo viviamo qua. Se siamo parte del genere umano, allora dobbiamo considerarlo non ce ne possiamo scrollare. Dobbiamo rimanere saldi con i piedi per terra. È uno dei peggiori dilemmi di tutti quelli che potrebbero assalirci, perché è un problema di coscienza.
La nostra coscienza è una cosa seria, spero conveniate con me. Non riesco più ad accendere un televisore, una radio, un cellulare, ogni cosa che si collega al mondo, che non mi si ponga sotto l’attenzione il massacro di Gaza. Anche chi ci governa si pone lo stesso problema ma probabilmente da un punto di vista diverso. Quello della ragione di stato. E allora penso, se la forza piega il diritto, il diritto a mangiare, a dormire, a divertirsi a giocare, a vivere insomma la nostra coscienza come risponde? Come si declina la ragione di stato con la coscienza?
Quando una bimba piange esausta e disperata, circondata da cadaveri e da macerie ed invoca il suo Dio gridando al cielo ” Dio per favore basta, basta così ” non vi sembra di ascoltare l’invocazione di quel Cristo sulla croce che gridava “Eli, Eli lama sabactani”?
E se il grido di quella bimba ci scuote tanto da infastidire le nostre sensibilità e magari indurci a cambiare canale, allora vi assicuro che il problema è molto serio perché siamo già naufragati nell’indifferenza più cinica. L’indifferenza non solo non ci assolve ma non ci fa percepire la voragine in cui stiamo precipitando. Probabilmente l’indifferenza nasce dall’impotenza o, meglio, dalla consapevolezza di non sapere cosa e come fare. Ma è davvero cosi? Divorati dalle paranoie quotidiane, risucchiati nella spirale di obblighi, scadenze, impegni, continuiamo a girovagare nel labirinto che ci siamo costruiti.
Il trionfo della psico analisi, per chi se la può permettere. Hanno anche disposto il bonus psicologo, significherà qualcosa. E mentre combattiamo le nostre personali battaglie da guerriglia urbana, per conquistarci faticosamente un appuntamento per una visita specialistica, o per farci rateizzare un’imposta nel suq dell’agenzia di riscossione, ci attraversano le immagini dell’eccidio di Gaza, dei bombardamenti di Kiev. E ci attraversano come se fossimo fatti di puro spirito.
Il mondo sta implodendo, l’innesco è stato attivato, il crinale lungo il quale stiamo scivolando è pericoloso. Anche perché ogni azione che si intraprende si infrange contro il muro della faziosità o dell’ipocrisia. Avete notato? Se si manifesta si manifesta male, se si protesta si è etorodiretti, se si riconosce lo stato di Palestina, ci si chiede quale stato, quelli dei terroristi Hamas? Insomma, la dialettica politica si articola con schiamazzi e dileggi, ognuno professa la sua verità il suo credo e la bambina non grida più perché è già morta di stenti. Ma del resto “era nel mondo , ed il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non l’ha riconosciuto” Giovanni 1,10.













