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Analisi geopolitica del dott. Yari Lepre Marrani. Lo strangolamento di Hormuz: il fallimento di Trump e Netanyahu e l’illusione di una guerra a metà

5 Maggio 2026
in Sotto la Lente
Tempo stimato: 10 min per leggerlo
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di Yari Lepre Marrani

Uno scandalo geopoliticoLe acque turchesi dello Stretto di Hormuz non sono mai state così cupe. Mentre il sole sorge su un Medio Oriente in fiamme, il grido d’allarme lanciato dal Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, risuona come un’epigrafe per l’economia globale.

«Le conseguenze della crisi peggiorano drammaticamente con ogni ora che passa», ha denunciato Guterres su X, sottolineando come il blocco della navigazione stia letteralmente «strangolando l’economia globale».

Non è solo retorica diplomatica. È la cronaca di un disastro annunciato, figlio di una strategia cinica e, paradossalmente, incompleta, portata avanti dall’asse Trump-Netanyahu. Una guerra che sta drenando le tasche dei più deboli per alimentare un incendio che nessuno sembra voler spegnere davvero.L’incudine di Hormuz e il martello dell’inflazioneLo Stretto di Hormuz è il giugulo del mondo: da qui passa il 20% del petrolio mondiale e una quota massiccia di GNL. Il suo blocco non è solo un problema di “mercati energetici”, come dice Guterres; è un proiettile puntato al cuore del carrello della spesa delle famiglie italiane ed europee.Mentre il petrolio WTI punta verso i 110 dollari al barile, l’effetto domino è devastante:

Energia e Trasporti: Bollette alle stelle e costi di logistica fuori controllo.

Settore Alimentare: La carenza di fertilizzanti (di cui l’area è grande esportatrice) sta già facendo lievitare i prezzi del grano e dei beni di prima necessità.

Manifattura: Le catene di montaggio europee soffocano per la mancanza di materie prime come alluminio ed elio.

A pagare il conto più salato non sono i generali nei bunker di Washington o Gerusalemme, ma i ceti più fragili. Per chi vive con un salario minimo, l’aumento del 10% del pane o del riscaldamento non è una statistica: è la fame. È l’ingiustizia di una guerra voluta per calcoli elettorali e geopolitici che si scarica interamente su chi non ha voce.

Il paradosso militare: un regime change senza scarponi sul terrenoL’attuale conflitto in Iran sta rivelando un fallimento strategico colossale. Trump e Netanyahu hanno scelto la via della destabilizzazione aerea e navale, sperando che le sanzioni e i droni facessero il lavoro sporco. Ma la storia insegna — dai Balcani all’Iraq — che non esiste un autentico “Regime change” senza un intervento di terra massiccio.Se l’obiettivo era davvero abbattere la teocrazia di Teheran, l’attuale tattica del “colpisci e ritirati” è un errore madornale. Senza occupazione fisica, senza il controllo del territorio, gli USA stanno solo ottenendo l’effetto opposto: compattare il popolo iraniano attorno al regime e distruggere l’economia dei propri alleati. È una guerra “a metà”, che ha tutta la violenza della distruzione ma nessuna della risolutezza necessaria a chiudere la partita. Un limbo bellico che serve solo a nutrire l’instabilità permanente.

La minaccia di Trump all’Italia: una “benedizione” mascherataIn questo scenario già apocalittico, Donald Trump ha gettato ulteriore benzina sul fuoco, minacciando il ritiro delle truppe USA dall’Italia. Il motivo? Secondo il Tycoon, Roma «non è stata d’aiuto» nella crociata contro l’Iran, arrivando persino a negare l’uso della base di Sigonella.Trump la intende come una punizione, un atto di bullismo geopolitico verso un alleato “disubbidiente”. Ma guardando oltre la polemica, questa minaccia potrebbe essere la più grande benedizione per il Vecchio Continente dal 1945 a oggi.

Il ritiro dei contingenti americani — non solo dall’Italia, ma da tutta Europa — costringerebbe finalmente l’Unione Europea a uscire dal suo torpore adolescenziale. Per ottant’anni siamo stati un protettorato comodo, delegando la nostra sicurezza a una potenza d’oltreoceano che oggi ci tratta come vassalli da ricattare, colonie da condizionare e dominare, non solo geopoliticamente…

Autonomia Strategica: Senza le basi USA, l’Europa sarebbe obbligata a costruire un esercito comune e una politica estera indipendente.

Fine del vassallaggio: Smetteremmo di essere trascinati in guerre mediorientali che servono gli interessi di Washington ma distruggono le nostre economie.

Sovranità autentica: La “fuga” di Trump ci restituirebbe le chiavi di casa nostra.Il fallimento di un’epocaLa storia giudicherà duramente questo momento. Ricorda sinistramente la crisi del Canale di Suez del 1956, quando le ambizioni coloniali si scontrarono con la realtà di un mondo che stava cambiando. Oggi, l’asse Trump-Netanyahu sta ripetendo l’errore: una prova di forza che mostra solo debolezza strategica.

Strozzare Hormuz senza avere la forza (o il coraggio) di arrivare a un intervento definitivo in Iran è un crimine economico contro i poveri del mondo. E se per colpa di questo fallimento l’America deciderà di lasciarci soli, beh, che lo faccia. Sarà il dolore del parto di un’Europa finalmente libera, forte e, soprattutto, padrona del proprio destino.Le conclusioni fin qui tracciate aprono un capitolo ancora più oscuro e profondo. La “fuga” americana, che Trump sventola come uno spauracchio, non è solo una questione logistica; è il sintomo finale di un’egemonia che, nel tentativo di riaffermarsi in Iran, sta invece scavando la fossa alla propria credibilità economica e morale. Per comprendere la portata del disastro che i ceti deboli stanno subendo oggi, occorre guardare agli specchi del passato, dove l’ambizione di pochi ha già ripetutamente strozzato le vite di molti.

Lo spettro del 1973: quando il petrolio divenne un’armaLa situazione odierna nello Stretto di Hormuz evoca prepotentemente lo shock petrolifero del 1973. All’epoca, l’OPEC proclamò l’embargo contro le nazioni che avevano sostenuto Israele nella guerra dello Yom Kippur. I paralleli sono agghiaccianti: allora come oggi, una decisione politica di stampo bellico si tradusse in una “domenica a piedi” per milioni di europei, con un’inflazione galoppante che polverizzò il potere d’acquisto dei lavoratori.

Tuttavia, oggi la situazione è peggiore. Nel ’73 la globalizzazione era agli albori; oggi, l’interconnessione è totale. Lo “strangolamento” di Guterres colpisce una società dove la dipendenza energetica è diventata dipendenza alimentare e tecnologica. Quando il costo del greggio sale a causa delle tensioni con Teheran, non aumenta solo la benzina: aumenta il costo dei container che portano i farmaci salvavita e le materie prime per le piccole medie imprese, spingendo verso la chiusura decine di attività e lasciando i lavoratori più fragili nell’abisso della disoccupazione.Il miraggio del “Regime Change” e la lezione di MossadeqL’ostinazione di Netanyahu e Trump nel voler abbattere la Repubblica Islamica attraverso una guerra di logoramento economico e raid mirati ignora la più elementare lezione della storia iraniana: il colpo di stato del 1953 (Operazione Ajax). In quel caso, la CIA e l’MI6 riuscirono a rovesciare il primo ministro democraticamente eletto, Mohammad Mossadeq, per reinsediare lo Scià e garantire gli interessi petroliferi occidentali.Il risultato a lungo termine? Un risentimento anti-occidentale che ha covato per venticinque anni, culminando nella Rivoluzione del 1979. Trump e Netanyahu stanno ripetendo lo stesso errore, ma con un’aggravante: la mancanza di un intervento di terra che possa effettivamente stabilizzare un eventuale nuovo ordine. Senza un autentico sforzo bellico volto alla ricostruzione (che gli USA non vogliono o non possono più permettersi), l’attacco all’Iran rimane un atto di puro teppismo geopolitico che non porta alla democrazia, ma al caos. E il caos, storicamente, è il terreno in cui prosperano solo gli speculatori finanziari, mentre le classi popolari vengono sacrificate sull’altare di ideologie fallimentari.

Un’Europa “Benedetta” dal ritiro: l’esempio della Pace di VestfaliaLa minaccia di Trump di ritirare le truppe dall’Italia è un atto di superbia che dimentica il fondamento della sovranità europea. Dalla Pace di Vestfalia del 1648, l’Europa ha imparato, attraverso fiumi di sangue, che la stabilità nasce dall’equilibrio e dal reciproco riconoscimento tra stati sovrani, non dal vassallaggio a una superpotenza lontana.Il ritiro statunitense sarebbe la rottura definitiva di quel “cordone ombelicale” che ha atrofizzato i muscoli dell’Europa.

L’illusione della Protezione: Come l’Impero Romano che, ritirando le legioni dai confini, costrinse le popolazioni locali a organizzarsi autonomamente, l’Europa si troverebbe di fronte a un bivio: perire o rinascere.

La fine dell’ipocrisia: Non potremmo più condannare le guerre altrui mentre offriamo le nostre basi per portarle avanti. La sovranità italiana non può essere merce di scambio per i capricci di un presidente che usa l’economia globale come un casinò.

Il fallimento morale: l’economia come arma di sterminio di massaMentre i mercati azionari di Wall Street fluttuano con la volatilità dei prezzi del greggio, nelle periferie delle città europee si consuma la tragedia silenziosa. Le dichiarazioni di Guterres non sono solo un avvertimento tecnico, ma un atto d’accusa morale: usare lo Stretto di Hormuz come un laccio emostatico significa condannare alla povertà estrema milioni di persone che non sanno nemmeno dove si trovi l’Iran.

La politica di Trump e Netanyahu non è solo un fallimento strategico per non aver avuto il coraggio di una “guerra totale” con truppe di terra; è un fallimento dell’umanità. È il trionfo di una visione dove il profitto bellico e il prestigio politico valgono più del diritto al pane di una famiglia operaia in Italia o in Grecia.

Se la guerra in Iran è un buco nero che sta inghiottendo il futuro economico dei più deboli, l’unica via d’uscita è una netta e orgogliosa ribellione politica dell’Europa. Il ritiro delle truppe USA non deve essere temuto: deve essere invocato come il primo giorno di una vera, autentica indipendenza, lontano dalle logiche di un impero che, nel suo tramonto, sembra intenzionato a trascinare l’intero mondo con sé nel baratro.Dott. Yari Lepre Marrani

Nota in bio: “Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico – giuridiche.Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG(Notizie Geopolitiche). Importante menzionare la sua collaborazione con il quadrimestrale dell’AMI(Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collaborada anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano. Da settembre 2023 Marrani è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia al seguente link: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani”.

Tags: UcrainaUsaYari Lepre Marrani
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