di Pasquale Vozzo
La sensazione che tutti i calabresi hanno avvertito alla notizia delle dimissioni di Roberto Occhiuto da governatore non è stata certo di smarrimento, tanto meno di sconcerto. Probabilmente i consiglieri regionali si. Spiazzati hanno dovuto rivedere tutti i loro programmi. Pianificare in due mesi la campagna elettorale, che solitamente inizia almeno un anno, un anno e mezzo prima e soprattutto farlo in estate, in agosto. La Calabria vive in agosto un periodo particolare. E’ la stagione dei convegni dal look informale, dei premi, dei concerti, delle rassegne cinematografiche, delle feste patronali e dei dibattiti pubblici disimpegnati. Praticamente è il mese del presenzialismo. Invece dirompente e urticante giunge la notizia di Occhiuto.
I primi a squillare sono i telefonini dei maggiorenti dei partiti. Letteralmente assediati dai loro referenti sul territorio. Dovrebbe essere il contrario ad onor di verità. Ma da qualche anno a questa parte, almeno una ventina, viviamo nell’era dell’auto referenzialismo e il flusso di influenza si è invertito. Le scelte maturano altrove. La militanza, nell’accezione semantica pura ed anche più comune viene spesso mortificata, frustrata da disegni elettorali e strategici sconosciuti a tanti, a molti. Le candidature maturano dietro un intreccio di interessi particolari e trasversali incomprensibili. Velleità stroncate sul nascere, aspettative deluse. Strano come la politica riesce sempre a sorprenderci. La qualità viene sempre dopo la quantità “presumibile”. Altre volte la qualità disturba specie quando coincide con la quantità.
Le elezioni regionali sono assimilabili alle comunali. Sono consultazioni che restituiscono voce al territorio, ergo chi svolge una professione che ha una funzione sociale ad ampio spettro dovrebbe o potrebbe esprimere una rappresentanza verace, autentica, solida. Ma con altrettanta disinvoltura, un candidatura naturale viene soffocata.
L’impegno quotidiano, la dedizione, la capacità relazionale e di interlocuzione non è premiata è letteralmente svilita, annichilita. Ecco dove i partiti sbagliano. Ecco dove alcuni militanti, investiti da incarichi anche strategici scoprono la loro inefficace incisività, un peso specifico ininfluente, povero, inconsistente, funzionale alla contingenza. Ognuno è solo ciò che il suo referente nel gradino più alto della piramide decide cosa lui sia e debba essere.
Coloro che queste regole le conoscono, le hanno accettate, ma pensavano di essere immuni dalle conseguenze più sconvenienti per questo non hanno il diritto di essere delusi. Devono sottostare anche perché saranno altre le contropartite che riceveranno, forse, e magari non in politica. Non chiediamoci il perchè dell’astensionismo e non chiediamoci perché soffriamo di retrotopia, e perché amici lettori ci sono cambiamenti che sono così lenti che non ce ne accorgiamo ed altri più veloci che non si accorgono di noi. Ora però è tempo di votare, dopo, forse di discutere se trovate con chi.













