Marina di Gioiosa, orario di lavoro ridotto per la Polizia Municipale, l'organizzazione sindacale non ci sta e scrive alla Commissione Straordinaria

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DALLA SEGRETERIA PROVINCIALE DELLA SULPM RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA SEGUENTE NOTA STAMPA

MARINA DI GIOIOSA - Questa organizzazione sindacale è venuta a conoscenza delle nuove disposizioni dell’orario di servizio che hanno abolito la forma di lavoro organizzata in turni per gli appartenenti al Corpo di Polizia Municipale di codesto Ente.
Causa la mancanza dei fondi necessari e la mancata approvazione del contratto integrativo aziendale, la turnazione è stata quindi sospesa sebbene la privazione di tale istituto, previsto e direttamente discendente dalla norma nazionale, lascia di fatto la città in preda alla più copiosa indisciplina, soprattutto nelle giornate festive e domenicali, nonostante la Polizia Locale nello specifico, assolva ad una Pubblica Funzione.


Si ritengono doverose, quindi, da parte di questa segreteria talune precisazioni:
Il Corpo di Polizia Locale di Marina di Gioiosa Ionica dovrebbe essere messo nelle condizioni di assicurare un controllo costante del territorio, soprattutto tenuto conto delle sue particolari caratteristiche, della presenza dell’alto tasso di criminalità che caratterizza l’intera area locridea, ma anche perché il servizio dato dagli appartenenti alla polizia Locale è un apporto fondamentale all’ordinato convivere civile (si pensi semplicemente alla circolazione stradale ed ai sinistri stradali, ai Trattamenti Sanitari Obbligatori, alla prevenzione e repressione dei reati minori, soprattutto in materia edilizia).
In realtà, con addotta motivazione della mancanza di fondi e del mancato rinnovo del CDI, come atto conseguente, la Polizia Municipale viene impiegata solo in orario antimeridiano, come qualsiasi altro dipendente comunale, su cinque giorni, lasciando scoperte dal servizio, settimanalmente, le giornate di sabato, di domenica e di tutti i festivi, salvo poi ripensamenti dell’ultima ora che costringerebbero gli operatori a prestare la propria opera, in violazione di ogni Contratto, oltre le 36 ore settimanali ed usando un tipo di lavoro chiamato straordinario che di straordinarietà non avrebbe nessuna caratteristica.
Giusto per dovuta informazione, lo spirito del CID dovrebbe essere quello di migliorare il servizio e garantire la continuità di esso; il fatto di non essere stato rinnovato il CDI e/o di non avere fondi sufficienti a garantire tale istituto per l’intero arco dell’anno (per colpa di chi? Degli operatori dei vari Uffici, dei poliziotti locali, dei cittadini?) non può essere scaturigine di mancata erogazione della turnazione ovvero mancata erogazione di servizio dato alla collettività per infortunistica stradale, viabilità, ordine pubblico.
Ma l’orario di lavoro e di servizio non è funzionale agli obiettivi di programma dell’A.C., politica o meno? Il CNL non prevede la continuità degli istituti fissi e ricorrenti? Questa O.S. non crede che il legislatore nazionale abbia imposto il rinnovo a fronte della
sospensione dei servizi dati alla cittadinanza, soprattutto in considerazione della Pubblica Funzione assolta dalla Polizia Locale.
L’informazione alle OO.SS., proprio perché funzionale agli obiettivi dell’A.C., sulle variazioni dell’orario di servizio e di lavoro, ai sensi della norma contrattuale, deve essere data preventivamente, non quando, quindi è stato già previsto l’impiego operativo degli operatori in orario non turnato. Tanto è stato già disposto non tenendo però conto di una eventuale richiesta di concertazione con l’A.C.: si ricorda che in detta materia la concertazione deve essere svolta con l’Amministrazione.
I CNL non sono stati rinnovati né nella forma giuridica nè in quella economica, di conseguenza il dettato contrattuale integrativo per le forme di lavoro e di servizio resta, a sommesso parere, valido ed operante. Per quanto sopra si chiede alle SS.LL. di voler rivedere e sospendere i provvedimenti adottati, e di attenersi alla Norma Contrattuale. Alla Commissione Straordinaria si chiede di voler convocare appositi tavoli negoziali volti alla rapida soluzione della problematica, nei termini indicati nel CNL comunicando che comunque i diritti dei lavoratori saranno tutelati con le forme e nelle sedi previsti dalla Legge.

f.to Il Segretario Prov.le Agg. DICCAP-SULPM
Rocco V.zo Prestia

L'angolo acuto

MARIA GRAZIA LAGANA' E IL BEL TACER CHE NON FU MAI SCRITTO

«Non bisogna cedere al populismo di chi dice che i dipendenti ospedalieri sono imboscati: tutti i lavoratori del nostro ospedale sono persone serie e corrette e che spesso si sobbarcano dei doppi turni pur di fare il proprio dovere».

E' uno stralcio dell'intervento alla manifestazione di protesta di amministratori, sindacati e addetti ai lavori a tutela dell'ospedale di Locri, di Maria Grazia Laganà, una condanna in primo grado a due anni di reclusione (con sospensione della pena) per tentata truffa ai danni dell'allora Asl di Locri, falso e abuso.

La stessa Maria Grazia Laganà che, come ricorda un articolo del 2012 a firma dell'ottimo Pasquale Violi sul "Quotidiano della Calabria", dal febbraio del 2011 all'ottobre del 2012, mentre era in aspettativa dal suo posto di dirigente medico dell'ospedale di Locri (perché eletta nel 2008 parlamentare della Repubblica nelle liste del Pd) percepì ugualmente - a sua insaputa ? - oltre 4mila euro al mese di stipendio, come se avesse lavorato all'ospedale. 

Massimo rispetto per i dipendenti ospedalieri onesti che, per fortuna, sono la maggioranza, ma mai come in questo caso..."Un bel tacer non fu mai scritto". 

DIRITTO DI REPLICA AI SENSI DELLA LEGGE SULLA STAMPA:

L’angolo acuto, mi si conceda una battuta, in questo caso si è rivelato… ottuso.
Mi chiedo infatti che bisogno ci sia di mettere in atto una sistematica opera di delegittimazione della mia persona, anche a fronte dell’impegno comune che la politica ha intrapreso a tutela di un diritto di tutti i cittadini, quello alla salute, e di un bene collettivo come l’ospedale di Locri.
Delegittimazione che peraltro non ha sortito alcun effetto, dal momento che sono ben felice che i nostri concittadini hanno apprezzato la posizione che ho assunto sull’ospedale.
Se questa volta ho deciso di rispondere, è per ripristinare la verità sostanziale delle cose che un giornalista non può non conoscere: professionalmente e deontologicamente lo considero grave.
Per quanto riguarda la mia condanna in primo grado, mi sono difesa nel processo e non dal processo e pur rispettando la Magistratura e la sentenza, rivendico la mia innocenza e questo mi consente di camminare a pesta alta.
Voglio ricordare ai supercampioni dell’etica parolaia che io, un minuto dopo la mia condanna, ho deciso da sola di fare un passo indietro pur non rientrando nell’ambito di applicazione della legge Severino che all’epoca neanche esisteva.
Peraltro, non credo che questa vicenda possa impedirmi di esprimere una mia opinione sull’ospedale. Fino a prova del contrario, anche io sono una cittadina di questo Paese e anche io ho diritto a manifestare liberamente il mio pensiero, così come stabilisce la Costituzione. Oppure i diritti costituzionali esistono per alcuni e per altri no? E, ancora, si è garantisti con gli amici e giustizialisti con i “nemici”?
Mi chiedo come mai il giornalista che ha scritto l’articolo abbia riportato tante imprecisioni: francamente spero solo si tratti di disinformazione (e questo già ritengo sia grave per chi esercita tale professione) e non di malafede. A meno che non ci sia stata l'ispirazione di terze persone, di suggeritori occulti che però alla fine non ne rispondono né in sede penale, né in sede civile.
E’ notorio che sia stata io a segnalare l’anomalia del versamento dello stipendio dell’Asp durante il mio mandato parlamentare, nonostante la mia tempestiva richiesta di aspettativa; è altrettanto notorio che abbia restituito le somme erroneamente versate; e infine, la somma in questione è inferiore a quella indicata dal giornalista, evidentemente disinformato.
In tutti questi anni ho subito attacchi e aggressioni mediatiche gratuite. Ho taciuto per rispetto delle Istituzioni e della magistratura. Ma non posso accettare di essere insultata sine die e di subire ingiuste lesioni della mia onorabilità. È per questo che stavolta ho deciso di chiedere una rettifica, che sarà la prima e l’ultima, perché in futuro un confronto di questo tipo avverrà solo nelle sedi competenti. Per quanto mi riguarda, è una certezza.
Maria Grazia Laganà Fortugno

Fin qui la lettera dell'ex parlamentare Maria Grazia Laganà che abbiamo pubblicato integralmente. Ovviamente, la nostra storia personale e la nostra condotta quotidiana possono bastare a tranquillizzarla: non ci sono "terzi" che avrebbero "ispirato" la nostra nota pubblicata ieri, e chi ha la bontà di leggerci ogni giorno sa che di fronte ai fatti non guardiamo in faccia nessuno, e non esistono amici e nemici. Perché i fatti sono ostinati e quelli che mancavano nel nostro articolo sono stati riportati nella lettera della signora Laganà che, lo ripetiamo, abbiamo pubblicato integralmente. Siamo giornalisti, non ghost-writer e, quando e se sbagliamo, non sbagliamo mai in conto terzi.

Stentiamo, infine, a intravedere, nel nostro articolo qualsivoglia intento e o contenuto offensivo nei confronti della signora Laganà. Semmai, esso trae linfa dall'articolo 21 di quella Costituzione Italiana più volte richiamata nella sua lunga replica. (Gianluca Albanese)