Primo maggio a Siderno, consegnati i Premi "Civiltà e Lavoro"

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di Antonella Scabellone

SIDERNO- Con la consegna dei premi “Civiltà e Lavoro”, conferiti a cinque cittadini che si sono distinti per laboriosità nell’arco della propria esistenza, Siderno ha festeggiato questa mattina il primo maggio. Una cerimonia molto partecipata, alla presenza del Presidente della  Commissione straordinaria del Comune, Francesco Tarricone, e del Presidente della Pro Loco, Agostino, Santacroce.

I  premiati di questa edizione 2013, la nona nella storia della città, scelti tra numerosi concorrenti da una giuria mista Comune-Pro Loco sono: Pasquale Lombardo (panettiere), Caterina Recupero (insegnante), Salvatore Recupero (agente di viaggi), Giuseppe Sanci (Concessionario Fiat) e Vincenzo Zelferino (panettiere), che hanno ricevuto ognuno una targa raffigurante il logo del comune  e una pergamena con il proprio nome.

 Il corteo, con in testa le massime autorità civili, militari e religiose, preceduto dalla banda musicale “Città di Siderno”, partendo dal palazzo municipale si è snodato lungo il Corso della Repubblica per poi  giungere alla villa comunale dove è stata deposta una corona d'alloro al monumento ai caduti del lavoro. E’ seguito un minuto di sentito raccoglimento sulle note del “silenzio”, dopodiché, introdotta dall 'inno nazionale, è iniziata la cerimonia vera e propria, conclusasi con la consegna dei premi.

In apertura il presidente Santacroce, dopo i ringraziamenti di rito, rivolti anche  alle tante associazioni presenti, ha  manifestato la propria soddisfazione “per essere la Pro Loco riuscita a mantenere vivo l’evento,  anche durante le gestioni commissariali, e ciò  grazie alla sensibilità dimostrata in questi anni dai Commissari che si sono succeduti alla guida del Comune di Siderno. La crescente disoccupazione e la soffocante crisi economica con cui quasi ogni famiglia giornalmente è costretta a misurarsi- ha aggiunto- non devono impedirci di festeggiare il primo maggio, perchè bisogna sempre ricordare l’importanza del lavoro, di chi lavora e di chi da lavoro, e nel contempo mai dimenticare quanti sono caduti nell’adempiere alle proprie mansioni”.

Anche il Commissario Francesco Tarricone ha speso parole di elogio per i caduti sul lavoro, insistendo sulla necessità di investire nella sicurezza “perché il sacrificio di tutti questi morti non si vanifichi e un prezzo tanto alto non si debba più pagare”. Poi, ritornando al Premio, ne ha sottolineato l’importanza e il significato, vista soprattutto la criticità del periodo, sia a livello internazionale, che locale, che rende quanto mai necessaria la ricerca di modelli positivi a cui ispirarsi. Dunque, un doveroso pensiero ai premiati “che oggi rappresentano simbolicamente tutti i lavoratori e le lavoratrici di Siderno, modelli, per i giovani,  di genuina laboriosità che si è saputa esprimere nelle sue forme migliori in tempi senz’altro meno critici di quelli attuali”. Il Commissario si è poi soffermato sulla piaga della disoccupazione, che a Siderno sfiorerebbe la percentuale del 50% della forza lavoro, spendendo parole di incoraggiamento soprattutto per i giovani, invitandoli a non sottovalutare l’importanza che la formazione e la cultura rivestono nella vita di ogni uomo.

L'angolo acuto

MARIA GRAZIA LAGANA' E IL BEL TACER CHE NON FU MAI SCRITTO

«Non bisogna cedere al populismo di chi dice che i dipendenti ospedalieri sono imboscati: tutti i lavoratori del nostro ospedale sono persone serie e corrette e che spesso si sobbarcano dei doppi turni pur di fare il proprio dovere».

E' uno stralcio dell'intervento alla manifestazione di protesta di amministratori, sindacati e addetti ai lavori a tutela dell'ospedale di Locri, di Maria Grazia Laganà, una condanna in primo grado a due anni di reclusione (con sospensione della pena) per tentata truffa ai danni dell'allora Asl di Locri, falso e abuso.

La stessa Maria Grazia Laganà che, come ricorda un articolo del 2012 a firma dell'ottimo Pasquale Violi sul "Quotidiano della Calabria", dal febbraio del 2011 all'ottobre del 2012, mentre era in aspettativa dal suo posto di dirigente medico dell'ospedale di Locri (perché eletta nel 2008 parlamentare della Repubblica nelle liste del Pd) percepì ugualmente - a sua insaputa ? - oltre 4mila euro al mese di stipendio, come se avesse lavorato all'ospedale. 

Massimo rispetto per i dipendenti ospedalieri onesti che, per fortuna, sono la maggioranza, ma mai come in questo caso..."Un bel tacer non fu mai scritto". 

DIRITTO DI REPLICA AI SENSI DELLA LEGGE SULLA STAMPA:

L’angolo acuto, mi si conceda una battuta, in questo caso si è rivelato… ottuso.
Mi chiedo infatti che bisogno ci sia di mettere in atto una sistematica opera di delegittimazione della mia persona, anche a fronte dell’impegno comune che la politica ha intrapreso a tutela di un diritto di tutti i cittadini, quello alla salute, e di un bene collettivo come l’ospedale di Locri.
Delegittimazione che peraltro non ha sortito alcun effetto, dal momento che sono ben felice che i nostri concittadini hanno apprezzato la posizione che ho assunto sull’ospedale.
Se questa volta ho deciso di rispondere, è per ripristinare la verità sostanziale delle cose che un giornalista non può non conoscere: professionalmente e deontologicamente lo considero grave.
Per quanto riguarda la mia condanna in primo grado, mi sono difesa nel processo e non dal processo e pur rispettando la Magistratura e la sentenza, rivendico la mia innocenza e questo mi consente di camminare a pesta alta.
Voglio ricordare ai supercampioni dell’etica parolaia che io, un minuto dopo la mia condanna, ho deciso da sola di fare un passo indietro pur non rientrando nell’ambito di applicazione della legge Severino che all’epoca neanche esisteva.
Peraltro, non credo che questa vicenda possa impedirmi di esprimere una mia opinione sull’ospedale. Fino a prova del contrario, anche io sono una cittadina di questo Paese e anche io ho diritto a manifestare liberamente il mio pensiero, così come stabilisce la Costituzione. Oppure i diritti costituzionali esistono per alcuni e per altri no? E, ancora, si è garantisti con gli amici e giustizialisti con i “nemici”?
Mi chiedo come mai il giornalista che ha scritto l’articolo abbia riportato tante imprecisioni: francamente spero solo si tratti di disinformazione (e questo già ritengo sia grave per chi esercita tale professione) e non di malafede. A meno che non ci sia stata l'ispirazione di terze persone, di suggeritori occulti che però alla fine non ne rispondono né in sede penale, né in sede civile.
E’ notorio che sia stata io a segnalare l’anomalia del versamento dello stipendio dell’Asp durante il mio mandato parlamentare, nonostante la mia tempestiva richiesta di aspettativa; è altrettanto notorio che abbia restituito le somme erroneamente versate; e infine, la somma in questione è inferiore a quella indicata dal giornalista, evidentemente disinformato.
In tutti questi anni ho subito attacchi e aggressioni mediatiche gratuite. Ho taciuto per rispetto delle Istituzioni e della magistratura. Ma non posso accettare di essere insultata sine die e di subire ingiuste lesioni della mia onorabilità. È per questo che stavolta ho deciso di chiedere una rettifica, che sarà la prima e l’ultima, perché in futuro un confronto di questo tipo avverrà solo nelle sedi competenti. Per quanto mi riguarda, è una certezza.
Maria Grazia Laganà Fortugno

Fin qui la lettera dell'ex parlamentare Maria Grazia Laganà che abbiamo pubblicato integralmente. Ovviamente, la nostra storia personale e la nostra condotta quotidiana possono bastare a tranquillizzarla: non ci sono "terzi" che avrebbero "ispirato" la nostra nota pubblicata ieri, e chi ha la bontà di leggerci ogni giorno sa che di fronte ai fatti non guardiamo in faccia nessuno, e non esistono amici e nemici. Perché i fatti sono ostinati e quelli che mancavano nel nostro articolo sono stati riportati nella lettera della signora Laganà che, lo ripetiamo, abbiamo pubblicato integralmente. Siamo giornalisti, non ghost-writer e, quando e se sbagliamo, non sbagliamo mai in conto terzi.

Stentiamo, infine, a intravedere, nel nostro articolo qualsivoglia intento e o contenuto offensivo nei confronti della signora Laganà. Semmai, esso trae linfa dall'articolo 21 di quella Costituzione Italiana più volte richiamata nella sua lunga replica. (Gianluca Albanese)