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Tribunale di Trento si pronuncia su reato maltrattamento di animali ai danni di un povero Pastore Tedesco

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di Simona Ansani 

Ancora l’ennesima storia di crudeltà è maltrattamento ai danni dei nostri amici a quattro zampe, sempre più vittime di umani ignobili e senza alcun cuore. Questa volta ha pronunciarsi è stato il Tribunale di Trento che ha condannato i padroni di un pastore tedesco per il reato di abbandono di animali, previsto all’articolo 727 del codice penale, per aver tenuto il loro cane in stato di incuria.

 

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La denuncia è scattata da parte dei vicini che si sono accorti che il cane non viveva certamente di una buona condizione di salute, poiché il pastore tedesco era agitato e si lamentava a causa delle condizioni in cui era costretto a vivere, su un terrazzino e spesso lasciato senza acqua né cibo. Nel processo, i giudici del Tribunale di Trento hanno accertato l’esistenza del reato di disturbo, ma anche lo stato di abbandono dell’animale. Chiunque metta in atto comportamenti colposi di inerzia, incuria o indifferenza nei confronti del proprio animale domestico incorre nel reato di abbandono di animale, ha stabilito il tribunale nella sentenza di condanna dei padroni del cane.

Del resto l’art. 727 del codice penale sul reato di abbandono di animali è chiaro: “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze“. 

Secondo il tribunale, esattamente il comportamento dai padroni del pastore tedesco, che non si sono presi cura in modo adeguato del loro cane e ne hanno danneggiato la “sensibilità psico-fisica”, lasciandolo senza cibo e in uno spazio angusto per giorni. 

La nozione di abbandono, ha spiegato il Tribunale di Trento, “postula una condotta ad ampio raggio, che include anche la colpa intesa come indifferenza, trascuratezza, disinteresse o inerzia”.

Ma non solo, nel caso in esame, i giudici di Trento hanno ritenuto che ricorresse la fattispecie più grave, quella del reato doloso, poiché i proprietari dell’animale erano stati richiamati più volte dai vicini di casa a prendersi cura del proprio animale. 

 

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