SIDERNO Un avviso di chiusura indagini comunicato con modalità e tempistica irrituali

SIDERNO Un avviso di chiusura indagini comunicato con modalità e tempistica irrituali

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di Gianluca Albanese

SIDERNO -Sia ben chiaro: massimo rispetto per il lavoro degli inquirenti e per le indagini che sono state condotte. Lo stesso rispetto che abbiamo sempre nutrito nella nostra storia personale e professionale. Tuttavia, la comunicazione odierna diffusa “urbi et orbi” dall’ufficio stampa della Questura di Reggio Calabria presenta alcuni aspetti irrituali, che per amore di verità e di obiettività non possiamo esimerci dall’evidenziare. 

L’INSOLITA DIFFUSIONE DELL’AVVISO DI CONCLUSIONE INDAGINI

In primo luogo, sorprende il fatto che la comunicazione odierna, diffusa ma presumibilmente non redatta dall’ufficio stampa della Questura, riguardi, in sostanza l’avviso di conclusione indagini a carico dell’ex sindaco di Siderno Pietro Fuda, dell’ex capogruppo del Centro Democratico in consiglio comunale Giuseppe Figliomeni e di altri tre soggetti: Antonio Commisso, Cosimo Commisso e Domenico Cerisano. Il Gip dovrà pronunciarsi sulle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa (Per Fuda), corruzione elettorale (Per Figliomeni, Commisso A. e Commisso C.) e minaccia aggravata dal metodo mafioso (per Cerisano). Ci chiediamo come mai una comunicazione personale notificata direttamente agli indagati, come l’avviso di conclusione indagini, sia stata diffusa, e con questa tempistica, dall’ufficio stampa della Questura di Reggio Calabria che, invece, è solito dare notizie riguardanti arresti e operazioni già compiute come esecuzioni di custodia cautelare ecc. L’avviso di conclusione indagini, infatti, è solo l’inizio di un percorso giudiziario, che può preludere al rinvio a giudizio degli indagati come a un’archiviazione. Giova ricordarlo a chi potrebbe confondere la lotta politica con l’esercizio del potere giurisdizionale. Insomma, un metodo irrituale con cui una notizia viene veicolata in canali inconsueti, tra l’altro il giorno dopo la sentenza con cui il TAR del Lazio annulla lo scioglimento per infiltrazione del consiglio comunale della limitrofa Marina di Gioiosa Ionica e lascia aperti  molti dubbi sull’opportunità della sua diffusione. 

PERSONAGGI E INTERPRETI DELLA COMUNICAZIONE

Se vengono descritti i reati addebitati ai cinque indagati con accenni ad alcune vicende il cui vaglio sarà a cura del Gip, sorprende che si sia dedicato un riferimento anche all’ex presidente del consiglio comunale Paolo Fragomeni, che non risulta indagato e che, dopo 42 anni di esperienza in consiglio comunale – la sua prima elezione avvenne appena compiuta la maggiore età e quando era un giovanissimo (e celibe) militante del Pci, figlio dell’ex consigliere provinciale Giuseppe – oggi viene citato come colui che, con la sua elezione a presidente del consiglio comunale avrebbe permesso, su volontà ferrea dell’allora sindaco Fuda, all’organizzazione criminosa dei Commisso di assumere una posizione d’influenza nel civico consesso sidernese. La “colpa” di Fragomeni risiederebbe unicamente nei rapporti di affinità – non di parentela come erroneamente citato nella nota stampa diffusa dalla Questura – con alcuni esponenti della famiglia Commisso. Un principio che cozza con quanto sancito nella giurisprudenza richiamata nella sentenza del TAR del Lazio alla quale abbiamo fatto ampio riferimento. Ma tant’è. Nessun cenno, almeno nella nota diffusa dalla Questura, a delibere consiliari sospette o a particolari episodi avvenuti in commissione. Men che meno sulla conduzione delle sedute consiliari, gestite, a memoria nostra, con equilibrio e mitezza dall’allora presidente che se qualche volta commise qualche errore procedurale, seppe immediatamente tornare sui propri passi. Nessun cenno nemmeno alle trattative post elezioni del 2015 tra i rappresentanti delle quattro liste che sostennero la candidatura a sindaco di Fuda, ovvero Pd, Siderno Libera, Fattore Comune e Centro Democratico, in cui la scelta della figura del presidente del civico consesso venne inserita in un’unica discussione congiunta che comprese anche la scelta delle cariche di vicesindaco e assessori e in cui i vantaggi minori li ebbe proprio la lista del Centro Democratico (l’unica a essere richiamata nella nota diffusa oggi dalla Questura), che ottenne un solo assessore, nonostante fosse risultata la più votata della coalizione. 

CENTRO DEMOCRATICO “PARTITO SOSTENUTO DAI COMMISSO”?

Proprio così: la nota della Questura sostiene questa tesi, prefigurando la grave accusa di corruzione elettorale per il suo capogruppo in consiglio comunale Giuseppe Figliomeni. Sarebbe interessante sentire il parere dell’allora segretario nazionale Bruno Tabacci, parlamentare di lungo corso, e già sottosegretario di Governo, che qualche mese dopo la vittoria di Pietro Fuda alle elezioni comunali di Siderno venne proprio qui a celebrare il  congresso nazionale del partito. Anche in quel caso dovette pagare un fio alla potente consorteria di ‘ndrangheta cittadina?

SE LA MATEMATICA DIVENTA UN’OPINIONE

Fermo restando che bisogna attendere l’esito delle indagini condotte (presumibilmente dalla DDA di Reggio Calabria, anche se la nota diffusa dalla Questura non lo chiarisce) sugli addebiti mossi a carico dell’ex sindaco Pietro Fuda, non rimane che interrogarsi sulla necessità del presunto sostegno elettorale ottenuto dalla cosca Commisso alle Comunali del 2015, da lui vinte con una percentuale di circa l’80% dei voti. Delle due l’una: o i Commisso controllano l’80% dei voti dei sidernesi oppure risulta difficile immaginare l’indispensabilità dell’asserito sostegno elettorale da parte della cosca di ’ndrangheta nei confronti di  un candidato sindaco già presumibilmente vincitore prima delle consultazioni elettorali, dato il momento storico (il comune era reduce da oltre due anni di commissariamento e si avvertiva la necessità di una guida considerata forte e autorevole) e viste le esigue percentuali riportate dagli avversari Pietro Sgarlato e Giuseppe Caruso. Appare quantomeno audace l’ipotesi che un politico navigato come Fuda possa aver stretto accordi elettorali con la ‘ndrangheta, anche alla luce dei processi che videro coinvolti i suoi predecessori Alessandro Figliomeni (condannato in via definitiva per 416bis) e Riccardo Ritorto (condannato in primo grado per corruzione elettorale), ma tant’è.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Alcuni reati ascritti agli indagati sono davvero gravi, ma devono essere tutti provati. Le modalità di trasmissione della notizia dell’avviso di conclusione indagini – lo ribadiamo – e soprattutto la loro tempistica lasciano spazio a qualche perplessità. E soprattutto potrebbero avere delle ripercussioni, in caso di rinvio a giudizio di Pietro Fuda e Giuseppe Figliomeni, sul pronunciamento del TAR dopo il ricorso contro lo scioglimento (atteso per il prossimo 19 giugno) e sul processo in corso al Tribunale di Reggio Calabria a seguito della denuncia fatta dallo stesso Fuda contro la Commissione Straordinaria al vertice del Comune di Siderno dal 2012 al 2015, alla quale viene contestato un presunto danno erariale. 

Chi vivrà vedrà.

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