RIACE C’è un modello di accoglienza da salvaguardare, spogliandolo da personalizzazione e...

RIACE C’è un modello di accoglienza da salvaguardare, spogliandolo da personalizzazione e approssimazione

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di Gianluca Albanese

RIACE – Sono molte, moltissime, le reazioni emotive alla notizia dell’arresto del sindaco di Riace Mimmo Lucano, quelle che stanno giungendo ininterrottamente alla nostra redazione. Mai, a memoria nostra, ricordiamo una tale solidarietà collettiva verso una persona oggetto di un provvedimento di custodia cautelare.

Non è questa la sede – e nemmeno il momento, visto che non disponiamo tuttora dell’ordinanza – per compiere valutazioni sui reati ascritti al primo cittadino di Riace.

Cerchiamo, piuttosto, di analizzare la macchina amministrativa del Comune diventato simbolo delle politiche di accoglienza dei rifiugiati e richiedenti asilo.

Alle 12 di oggi è stata convocata una riunione della giunta comunale, presieduta dal vicesindaco Giuseppe Gervasi, avvocato, poeta e scrittore, che reggerà l’organo comunale fin quando durerà la sospensione di Lucano dalla carica di sindaco.

Giovedì, inoltre, era già stato convocato per le 10,30 il consiglio comunale, con all’ordine del giorno la comunicazione di un prelevamento dal fondo di riserva, già deliberato dall’esecutivo lo scorso 19 settembre, e l’integrazione della deliberazione consiliare numero 12 del 7 luglio 2018, a seguito della quale il ministero aveva richiesto apposita istruttoria, riguardante l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018/2020.

Soldi, dunque, in attesa di ricevere il previsto finanziamento per i Comuni che ospitano progetti di accoglienza la cui gestione, dopo l’operazione “Xenia” condotta oggi dalla Procura della Repubblica di Locri ed eseguita dalla Guardia di Finanza, viene di fatto sottratta a Mimmo Lucano.

Lungi da noi volerci iscrivere alla folta schiera degli innocentisti per partito preso, e men che meno a chi, in maniera indegna, sembra esultare per l’arresto di Lucano, vorremmo soffermarci su alcuni aspetti della vita amministrativa di Riace che, anche se in larga parte non riconducibili direttamente all’operazione odierna, delineano il quadro di una gestione fin troppo accentrata sulla figura di “Mimì Capatosta” che oltre a essere il sindaco di Riace è anche responsabile degli uffici Amministrativo e Servizio Civile dell’Ente.

Un triplice ruolo che gli avrebbe permesso – secondo la Procura – di agevolare il rilascio di documenti d’identità e accelerare (e agevolare) le pratiche per celebrare matrimoni tra cittadini riacesi e immigrati non in possesso del permesso di soggiorno, che avrebbero avuto diritto a chiedere una volta contratto il matrimonio.

Nei prossimi giorni scopriremo se il matrimonio citato nel comunicato stampa diramato dalla Procura di Locri sia un’unione d’amore o di comodo. Di sicuro, questa commistione tra ruolo d’indirizzo politico e vertice gestionale di alcuni uffici di primo piano del Comune (sebbene sia dettata anche da esigenze di bilancio, visto che l’Ente è in dissesto), non ha giovato alla causa della trasparenza e di quei “pesi e contrappesi” tra le due funzioni che sono propri di ogni pubblica amministrazione. Certo, gli slanci di umanità di Lucano sono noti a tutti e sono autentici. Così come autentica è la sua malcelata insofferenza a uniformarsi a prassi amministrative inflessibili e a procedure scritte. Per Lucano una persona che ha bisogno, ha bisogno e basta. Indipendentemente da quanto prescritto dal vigente ordinamento giuridico. E se ha sbagliato – siamo pronti a scommetterlo – lo ha fatto per assecondare i suoi slanci di umanità e generosità, visto che ci viene assai difficile immaginare un suo vantaggio economico personale.

Magari, avrebbe dovuto prestare maggiore ascolto a chi gli consigliava di consultarsi prima di fare certe scelte d’impulso – e di consigli del genere ne ha ricevuti, eccome – piuttosto che incaponirsi fino a meritare l’appellativo di “Mimì Capatosta”,come il titolo della bellissima biografia scritta da Tiziana Barillà.

Invece no, la sindrome dell’uomo solo (o quasi) al comando ha colpito pure lui. E allora, indipendentemente da quelli che saranno gli esiti dell’operazione “Xenia”, dal punto di vista penale, c’è un modello di accoglienza da salvaguardare, che costituisce un esempio per molti amministratori di città importanti (vedi Napoli e Barcellona) e per tanta, tantissima gente che viene, visita Riace e scopre un’atmosfera unica, diversa dal contesto che la circonda e in cui l’integrazione costituisce il risultato più importante.

Dunque, il Modello Riace, a nostro modo di vedere, deve andare avanti. Senza nulla togliere ai meriti storici di Lucano, però, deve andare avanti anche senza di lui, scongiurando ogni personalizzazione, perchè ormai Riace è patrimonio dell’umanità, non di una sola persona o di una determinata parte politica.

La maggioranza consiliare, in queste ore, sta lavorando per rimanere compatta e affrontare tutte le sfide che l’attendono. Con o senza il suo leader. Ma più che la capacità di tenuta della coalizione, servirà il supporto fattivo della gente di Riace, chiamata a partecipare e a supportare le manifestazioni che il mondo politico e dell’associazionismo sta organizzando, da quella di stasera dell’associazione “22 ottobre” alla grande manifestazione di “Riace non si arresta” in programma sabato alle 15.

Due manifestazioni organizzate istantaneamente. A difesa non di una sola persona, ma di un modello.

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