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POLITICHE DEL LAVORO Il monito di Franco Crinò: “Qualcuno se ne occupi seriamente”

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di Franco Crinò*

È perchè si fa il tifo per il Governo o per l’opposizione, perché si rimane solo nell’orbita delle imprese o  si sta nella fascia (oggi larga) di quelli a cui manca il lavoro, perchè si è dentro l’affanno del profitto o dello stipendio da portare a casa, è per via dell’approccio fattuale e come minimo parziale, possiamo dire (domanda è offerta di lavoro camminano insieme), che anche il Decreto Dignità di Di Maio rischia di sottrarsi a giudizi di merito.

Non possiamo ritrarci in noi stessi in un mondo che peggiora, perchè la mancanza di lavoro, questo è indiscutibile,  non solo aggredisce la sopravvivenza ma pure la dignità dei cittadini. Agire politicamente, ma ancora prima a livello individuale e collettivo, significa doverci interessare, studiare.

Se il governo giallo – verde sbaglia  (ma onestamente non si può ancora dire, sta solo facendo annunci ), non ci si può opporre con quella vecchia malattia, cioè “ammonire e contestare senza proporre cose alternative”, contribuendo a peggiorare i mali.

Gianrico Carofiglio ci dà un quadro fenomenale di cosa stia accadendo oggi nella vita pubblica “assistiamo ad un esercizio sistematico di sdegno, cioé di risentimento misto a disprezzo, mentre servirebbe una pratica consapevole dell’indignazione,  la ribellione, cioè, a quanto offende la dignità propria o degli altri”. Disprezzare chi si sceglie per avversario da una gratificazione intensa … ma poi finisce. Fatto il taglio dei vitalizi,  tanto per capirci, bisogna andare avanti per sistemare questo paese, innanzitutto offrendo lavoro.

Di Maio aveva valutato come poco funzionali i vaucher per agricoltura e turismo, Salvini aveva valutato che la gente deroga -basta che lo dica lui – allo sdegno per i privilegi. Un passo avanti ciascuno (forzato ) sulle due questioni ed ecco che hanno raggiunto l’accordo!

Berlusconi non può ignorare il fatto che il mondo non è tutto azienda e guadagno (e può farlo a ragion veduta visto il tanto lavoro che da).

Dare meno tempo (2 anni e non piú 3 e farlo guadagnare alla ricerca di futuro ai cittadini) alle imprese per decidere dei contratti a termine, lo leggiamo positivamente, perché, vaucher compresi, avvicina la discussione sulla precarizzazione che subisce il lavoratore.

Leggiamo positivamente anche le pesanti sanzioni per le imprese che prendono i soldi da mamma Italia e la loro “famiglia” la localizzato altrove, come pure gli interventi nel mondo “insidioso” delle scommesse, della loro pubblicità.

Sul tema del lavoro non possiamo fare una discussione basandoci sulle simpatie politiche (la sinistra è all’angolo, divisa anche su questo) o sulla nostra personale condizione sociale : ci aiuta il fatto, e lo diciamo solo per sdrammatizzare, che i partiti programmi compiuti e definiti non ne danno e che l’incertezza del futuro attanaglia tutti e che, quindi, la responsabilità è d’obbligo. Ci intimorisce il fatto che “il mondo non sta andando verso il meglio”.

In cima e in fondo vi è la domanda delle domande, e non può che riguardare la Pubblica Amministrazione ( il Decreto Dignità fa riferimento al taglio di alcuni fondi ministeriali) : i dipendenti degli Enti diminuiscono fortemente (e con loro i servizi ), ma i bilanci, anzicché segnare risparmi, denunciano conti sempre più in rosso. Dov’è il guaio, oltre che negli amministratori disattenti?

*: ex senatore

 

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