MOSTELLARIA Lunedì 13 la rappresentazione al Tempio di Marasà

MOSTELLARIA Lunedì 13 la rappresentazione al Tempio di Marasà

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CENTRO TEATRALE MERIDIONALE

Diretto da Domenico Pantano

Lunedì 13 agosto 2018 ore 21.30

 AL TEATRO AL CASTELLO –  ROCCELLA JONICA

tel. 0964 412405 – 342  6629557

 la compagnia: CENTRO TEATRALE MERIDIONALE

presenta:

 MOSTELLARIA

di T. M. Plauto

 LA COMMEDIA DEL FANTASMA

con

MONICA GUAZZINI – GIOVANNI CARTA

 NICOLÓ GIACALONE

ROBERTO BALDASSARRI – LUDOVICA DI DONATO ALESSANDRO BURZOTTA 

ed altri 5 attori

Traduzione adattamento e regia

Nicasio  Anzelmo

Costumi                                                  Movimenti Coreografici

     ANGELA GALLARO                                           BARBARA CACCIATO

NOTE DI REGIA

Caratterizzate da un’estrema complessità degli intrecci, spesso privi di un rigoroso e coerente sviluppo  narrativo e risolti infine per l’intervento eccezionale di personaggi o di eventi esterni, le commedie plautine per essere comprese devono venire inquadrate dentro la cultura teatrale della Roma repubblicana: Plauto scrive per una società in trasformazione nella quale l’emergente classe borghese, arricchitasi grazie alle iniziative commerciali stimolate dalle nuove conquiste, è in progressiva espansione. Scrive per il divertimento grasso delle classi popolari, cui è gradito il riso sboccato, destato da artifici comici di ogni sorta. Scrive per l’’otium’ degli aristocratici, intriso di estetizzanti vagheggiamenti ellenistici.  L’estetica dell’apparenza sostanzia il sogno orientale degli aristocratici romani.

Con questa commedia Plauto raggiunge uno dei livelli più alti della  sua comicità. Composta nel 188 a.c. è un’opera ricca di personaggi, dominata dal clima di crescente “suspance” creato dal servo Tranione. La grandezza di Plauto non sa soltanto ricercata nella capacità di delineare indimenticabili caratteri grotteschi o nel tratto moraleggiante, che talvolta emerge da alcune sue opere minori, ma anche e soprattutto nella lucidità disinvolta con cui ha fatto sfilare sulla scena un’umanità priva di attributi di gloria e di onore, per la quale vige solo la legge dell’inganno finalizzato al proprio piacere o al proprio interesse immediato: ”homo homini lupus”.

 

 

 

TRAMA

Il giovane Filochete, aiutato dal suo servo Tranione, dilapida in gozzoviglie e divertimenti il patrimonio del padre Teopropide, lontano per affari ormai da tre anni.

Filolachete  ha inoltre contratto un oneroso debito con uno strozzino allo scopo di affrancare e avere tutta per se la bella cortigiana Filemazio. A casa del giovane si presenta, con una dama, il suo compagno di bagordi Callidamante, perennemente ubriaco: gli amici stanno per godere insieme dell’ennesimo banchetto quando dal porto giunge trafelato Tranione, annunciando l’imprevisto ritorno ad Atene di  Teopropide. Ma il  servo già meditando una via d’uscita per il padroncino: chiude in casa i convitati, serrando l’uscio dall’esterno, quindi attende l’arrivo del vecchio: E quando torna Teopropide, si presenta alla propria dimora e bussa più volte per farsi aprire, compare Tranione, il quale lo scongiura di allontanarsi: l’abitazione – così sostiene il servo, è ormai disabitata e maledetta a causa di un antico delitto scoperto soltanto di recente in seguito all’apparizione del fantasma dell’ucciso in sogno a Filolachete. Si ode poi una voce dall’interno e Tranione afferma che è quella del Fantasma: il vecchio, terrorizzato, si dà alla fuga. Di lì a poco però ritorna e per caso incontra l’usuraio, che reclama il denaro prestato a Filochete. Per trarsi d’impaccio, Tranione deve allora inventare un’altra frottola: il suo padroncino, non potendo più vivere nella casa maledetta, è stato costretto ad acquistarne un’altra, chiedendo i soldi per la caparra allo strozzino. Il vecchio gli crede e liquida il creditore con una promessa di pagamento, ma insiste per vedere la nuova dimora. L’ardito bugiardo gli fa invece visitare quella di Simone, un vicino dal quale riesce a farsi accogliere grazie all’ennesima menzogna: gli dice infatti che Teopropide, volendo ammogliare il figlio e cambiare la disposizione di alcune stanze nella propria abitazione, ha scelto come modello la sua. Al termine di quella visita, tuttavia, Teopropide scopre la verità: infatti incontra due servi che cercano il loro padrone, Callidamante, proprio in casa di Filolachete, una casa, quindi, tutt’altro che disabitata. A poco a poco, così, il vecchio si rende conto di tutti gli imbrogli di Tranione. E soltanto un saggio intervento di Callidamante, eccezionalmente sobrio, fa si che egli perdoni il figlio pentito e, seppure ancora a denti stretti, anche il servo intrigante.

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