LAVORI SUL LUNGOMARE DI MONASTERACE Interviene il deputato D’Ippolito (M5S)

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R. & P.

Dott. Cesare DELEO

Sindaco del Comune di Monasterace

sindaco.monasterace@asmepec.it

protocollo.monasterace@asmepec.it

Arch. Caterina DENISI

Responsabile Ufficio tecnico Comune di Monasterace

protocollo.monasterace@asmepec.it

E p. c. Dott. Alessandro URSINO

Segretario del Comune di Monasterace

Consiglieri comunali di Monasterace

protocollo.monasterace@asmepec.it

dipartimento.ambienteterritorio@pec.regione.calabria.it

Dott. Luigi D’ALESSIO

Procuratore della Repubblica di Locri

Oggetto: lavori di riqualificazione e rifunzionalizzazione urbana della frazione Marina del Comune di Monasterace, prolungamento lungomare lato sud. Questioni ambientali molto serie.

Preg.mi Sindaco e Responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Monasterace,

in qualità di Deputato della commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici,

segreteria.monasterace@asmepec.it

protocollo.monasterace@asmepec.it

Dirigente generale Dipartimento Ambiente e Territorio

Arch. Orsola REILLO

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Regione Calabria

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prot.procura.

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locri@giustiziacert.it

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Deputato Giuseppe d’Ippolito
Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici dippolito_g@camera.it
Ufficio: 0039.06.676.08.299

avendo ricevuto specifica e molto dettagliata segnalazione, pongo alcune questioni molto serie sull’esecuzione dei lavori in oggetto, restando in attesa di un Loro cortese, pronto riscontro, in mancanza del quale dovrò formalmente investire le Autorità di competenza e interrogare il ministro dell’Ambiente, Gen. Sergio Costa.

In primo luogo, per quanto segnalatomi, l’occupazione di ulteriore suolo- spiaggia non sarebbe previsto nel progetto di cui trattasi. Quella finora avvenuta comprometterebbe l’intero arenile sottostante, con possibile grave accentuazione dell’erosione costiera. Ciò anche alla luce del Master Plan, studio sugli interventi di mitigazione del rischio di erosione costiera in Calabria-Autorità di Bacino-Regione Calabria. Precisamente, rinvio sul punto alla relazione 4-Studio meteo Marino, analisi del litorale di Monasterace, pag. 19 e Area 9-1, in cui si legge testualmente che “il tratto è esposto frontalmente alle mareggiate di scirocco (…) e levante (…) che ruotano dal largo a riva con diversi tipi di spostamento dei sedimenti, tale che il trasporto solido longitudinale di questo tratto si annulla”.

Inoltre tra gli obbiettivi a cui il progetto non si sarebbe attenuto, per quanto segnalatomi, vi sono:

la prevenzione di ulteriori danneggiamenti alla spiaggia;

il recupero di una larghezza di spiaggia minima per la difesa naturale, anche ai fini turistici-ricreativi.

Inoltre il tratto interessato del prolungamento di cui all’oggetto è molto vicino alla sponda sul lato nord della foce dello Stilaro e sarebbe ben oltre i limiti di distanza previsti dalle leggi vigenti.

La scogliera in massi interessante il tratto di spiaggia ha un costo previsto di 71.144,20 euro.

Soprattutto, mi è stato segnalato che i rifiuti edilizi delle costruzioni demolite in

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Ufficio: 0039.06.676.08.299

notevole quantità sarebbero stati completamente spalmati a riempimento della base stradale del tratto di lungomare in costruzione, senza alcuna selezione. Dentro vi sarebbe di tutto: pezzi di eternit, plastiche, ferro e quant’altro.

Codesto materiale di norma va in discarica (previo opportuno trattamento), come sarebbe previsto nella tipologia di spesa degli elaborati al punto 9.1. del Quadro sommario, di lavorazioni, opere et coetera, che prevede un costo di smaltimento per complessivi 31.288,63 euro per trasporto e conferimento in discarica, del che non esisterebbe traccia, per quanto segnalatomi.

Ancora, il punto 12 del Quadro sommario 9.1 appena sopra citato prevede una spesa di 860,20 per campionatura materiale, cioè per selezione e successivo eventuale riutilizzo.

Secondo l’elaborato progettuale approvato dall’Amministrazione Comunale di Monasterace, l’intervento in questione mira al prolungamento in direzione sud del lungomare, mediante la realizzazione di un’area autoveicolare, pedonale e ciclabile e la realizzazione ex novo dell’accesso al lungomare dal versante sud tramite intersezione a raso posta tra Via Lungomare e la S.S. 106.

La stessa Amministrazione avrebbe elencato, per quanto segnalatomi, gli Enti interessati dai possibili vincoli tutori e/o inibitori, cioè:

Città Metropolitana di Reggio Calabria – Settore 15 Pianificazione Territoriale – Urbanistica – Espropri Concessioni Demaniali;

Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; Direzione Generale Belle Arti e Paesaggio Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Calabria;

Regione Calabria – Dipartimento n.5 Infrastrutture, Lavori Pubblici, Mobilità – Autorità di Bacino Regionale;

Agenzia delle Dogane di Reggio Calabria; Direzione Marittima di Reggio Calabria;

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Ufficio: 0039.06.676.08.299

Provveditorato Interregionale per OO.PP – Ufficio Opere Marittime per la Calabria;

Agenzia del Demanio.

Gli Enti di cui sopra, per quanto rappresentatomi, avrebbero trasmesso un parere favorevole subordinato a precise prescrizioni di legge.

Ancora, mancherebbe la Valutazione di impatto ambientale relativa all’ulteriore occupazione di spiaggia, con posizionamento di massi oltre la linea del terrapieno originario, ossia in spiaggia. Inoltre non sarebbe stata valutata la breve distanza dall’area golenale della fiumara Stilaro.

Perciò, l’intervento potrebbe accentuare notevolmente l’erosione della linea di costa. A tal proposito, per quanto rappresentatomi, non sarebbero state tenute in considerazione, anche da parte dei tecnici della Regione Calabria, le note tecniche Guida del Master Plan relative agli interventi di mitigazione del rischio di erosione costiera, il che comporterebbe, se fosse, danni importanti al litorale e quindi al turismo balneare.

Per quanto segnalatomi, non è noto se sia stato effettuato un sopralluogo sul campo.

In sede progettuale, l’Amministrazione averebbe confermato che “l’area non risulta sottoposta a vincoli inibitori”, a eccezione di prescrizioni.

L’area in progetto ricade, per vero, in zona soggetta ad erosione costiera di grado “P2” e “P3”.

Le N.T.A. del Piano di Bacino Stralcio di Erosione costiera prescrivono che nelle predette aree sono vietate tutte le opere e attività di trasformazione dello stato dei luoghi e quelle di carattere urbanistico e edilizio, ad esclusiva eccezione di quelle di seguito elencate:

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a) interventi sul patrimonio edilizio esistente, di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo;

b) interventi di adeguamento del patrimonio edilizio esistente per il rispetto delle norme in materia di sicurezza e igiene del lavoro, di abbattimento delle barriere architettoniche, nonché interventi di adeguamento o miglioramento sismico o di riparazione o intervento locale;

c) interventi finalizzati alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture, delle reti idriche e tecnologiche, delle opere idrauliche esistenti e delle reti viarie;

d) interventi necessari per la manutenzione ordinaria e straordinaria relativa alle opere infrastrutturali e alle opere pubbliche o di interesse pubblico;

e) interventi puntuali di difesa costiera sulla terraferma volti a diminuire il grado di vulnerabilità dei beni e degli edifici esistenti esposti al pericolo e rischio di erosione, senza aumento di superficie e di volume degli edifici stessi;

f) ampliamento e ristrutturazione delle opere pubbliche o d’interesse pubblico riferite ai servizi essenziali e non delocalizzabili, nonché la sola realizzazione di nuove infrastrutture non altrimenti localizzabili, compresi i manufatti funzionalmente connessi, a condizione che non costituiscano condizione di innesco o di accelerazione del processo di erosione;

g) interventi di difesa costiera per la mitigazione del rischio e interventi volti alla ricostituzione e/o ripascimento di spiagge erose e all’eliminazione degli elementi d’interferenza antropica;

Pertanto, non sono consentite nuove opere e attività di trasformazione dello stato dei luoghi, ancorché di carattere pubblico.

Il prolungamento del lungomare è incontrovertibilmente una nuova opera e non

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Deputato Giuseppe d’Ippolito
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Ufficio: 0039.06.676.08.299

rientra in alcuno dei casi di non applicazione del dettato di cui al Piano di Bacino Stralcio di Erosione.

L’opera in questione, per come eseguita, non sarebbe dunque consentita dalle norme vigenti sulla tutela delle coste.

L’Art. 9 del Piano di cui appena sopra stabilisce che i progetti definitivi relativi agli interventi di cui al comma 1 lettere e), f) e g) e di manutenzione straordinaria di cui alle lettere c) e d) dovranno essere corredati da un adeguato studio di compatibilità, redatto in conformità alle Linee Guida per la progettazione degli interventi di difesa costiera, che illustri gli aspetti morfo-dinamici costieri e dimostri che l’intervento in esame è stato progettato rispettando il criterio di ridurre le condizioni di rischio esistenti senza alterare significativamente l’equilibrio dell’unità fisiografica costiera. Tali progetti dovranno, comunque, essere sottoposti a parere dell’ABR, da esprimersi motivatamente entro sessanta giorni.

Nella relazione di progetto sarebbe dichiarato che è stato predisposto un adeguato “Studio di compatibilità dell’intervento” in ossequio all’art. 9,comma 2, e all’art. 10, comma 3, delle N.T.d’A. del PESC, dal quale emergerebbe che:

a) i manufatti esistenti nell’area d’intervento non risulterebbero essere stati compromessi nella stabilità strutturale per effetto di mareggiate;

b) l’intervento di “riqualificazione urbana” in oggetto, sarebbe stato progettato rispettando il criterio di nonalterare significativamente l’equilibrio dell’unità fisiografica costiera.

L’art. 9 comma 2 si riferisce però ai fabbricati esistenti e non certo a nuove opere, come nella fattispecie. Inoltre, di tale “Studio di compatibilità dell’intervento” non vi sarebbe traccia nel progetto, così come non vi sarebbe della trasmissione all’ABR.

Il progetto rappresenterebbe una situazione diversa da quella reale, per

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quanto segnalatomi.
L ’ a r t . 9 stabilisce inoltre che “Non sono

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consentite le
comportino eliminazione o riduzione dei cordoni dunari costieri. Al riguardo è opportuno salvaguardare gli ecosistemi dunari costieri esistenti e le zone di foce

dei corsi d’acqua”.
Nel progetto si affermerebbe inoltre, che “la realizzazione delle opere previste

non costituirà condizione di innesco o di accelerazione del processo di erosione in evoluzione nel tratto di costa interessato”.

A tal riguardo mancherebbero elementi a sostegno.

L’Art. 12 “Interventi per la riqualificazione delle aree costiere” delle N.T.A. afferma che in tutto l’ambito territoriale di applicazione del piano sono ammessi:

a) gli interventi di sistemazione, miglioramento, conservazione, recupero e riqualificazione paesaggistica e ambientale di tratti di costa finalizzati a ridurre il rischio, che favoriscano la ricostruzione dei processi e degli equilibri naturali e la ricostituzione della vegetazione spontanea autoctona, anche attraverso processi di recupero naturalistico botanico e faunistico;

b) gli interventi di difesa, sistemazione e regolazione dei corsi d’acqua, dei rami terminali dei fiumi e delle loro foci nel mare che comunque sono assoggettati alle NAMS del PAI.

La realizzazione di un nuovo tratto di strada, quale quello previsto in progetto, andrebbe in direzione opposta a quella della salvaguardia.

Secondo il progetto, l’area di intervento sarebbe adeguatamente protetta, in virtù delle opere di protezione da tempo già esistenti, di quelle di recente realizzate e/o di prossima realizzazione.

Tale affermazione, per quanto rappresentatomi, sarebbe irrilevante. Il progetto prevederebbe la sistemazione di un’ampia area demaniale con strada bitumata,

operazioni che

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piste ciclabili, marciapiedi, aiuole, impianti ed opere varie e, non ultimi, discutibili scarichi delle acque meteoriche direttamente sulla spiaggia. Tali opere, ove sollevate di circa un metro dal piano della spiaggia, non avrebbero alcuna protezione, con tutte le conseguenze del caso.

In relazione alla “verifica della conformità al QTRP”, relativamente alle misure di salvaguardia di cui all’art. 11, comma 2, delle disposizioni normative e alla presunta regolarità, bisogna evidenziare che esse non si riferiscono, all’occorrenza, alla fattispecie che ci occupa, bensì ai fabbricati.

Anche in questo caso, il progetto rappresenterebbe, per quanto segnalatomi, una situazione diversa da quella reale.

Ancora, il progetto prevederebbe una imponente cementificazione delle aree attualmente lasciate libere, stimabili in oltre 6.000 mq. Si utilizzeranno, per quanto segnalatomi, materiali come bitume, pavimentazioni in quarzo grezzo (o cemento stampato) rosse e calcestruzzo, così in barba alla destinazione urbanistica dell’area come “verde pubblico attrezzato per il giuoco e lo sport”.

Il progetto prevederebbe una previsione di materiali di risulta proveniente dalle demolizioni quantificata in circa 1600,00 mc fra calcestruzzo della struttura portante, laterizi ed intonaci grezzi delle tamponature esterne, oltre ad una quantità non stimata di eternit. Una considerevole quantità di materiali di risulta (circa 1200,00 mc), per la maggior parte costituita da inerti (cls e laterizi), verrebbe reimpiegata, per quanto segnalatomi, in cantiere per eseguire massicciate, cassonetto stradale e livellamento stradale necessario a colmare la differenza di quota fra il lungomare esistente ed il nuovo tracciato posto ad una quota più alta di circa 1,00 metri. Il materiale rimanente verrebbe invece smaltito mediante trasporto e conferimento a discarica autorizzata.

Una tale scelta apparirebbe assolutamente discutibilee non sarebbe

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consentita dalle norme vigenti, visto che il materiale per massicciate, cassonetti stradali e livellamenti (come tutti i materiali impiegati) deve rispondere a requisiti specifici a cui le macerie delle demolizioni non rispondono, tanto che le stesse norme prevedono il conferimento e lo smaltimento in discarica (previo opportuno trattamento).

Per quanto segnalatomi, secondo il progetto l’area diventerebbe di fatto un enorme pattumiera nascosta di materiale derivante dalle demolizioni.

Per ultimo, le demolizioni previste dall’intervento sui corpi edilizi esistenti avrebbe – per quanto segnalatomi – comportato una notevole produzione di residui edilizi, di cuic’è obbligo (dichiarato in progetto) di smaltimento. I residui afferirebbero, per quanto segnalatomi, ai cod. CER n°1701 (n°170101 cemento, n° 170102 mattoni) e n° 170405 (ferro e acciaio non contaminato), oltre a calcestruzzo derivante dalla demolizione della struttura portante, laterizi ed intonaci grezzi delle tamponature esterne ma anche travi in legno, pannelli di copertura in lamiera coibentata con polistirolo e/o di poliuretano, eternit, materie plastiche varie.

Attraverso il Piano di Campionamento (UNI EN 14899 e altre norme specifiche, nonché il DM 27/09/2010) da effettuare prima della demolizione (di cui non vi sarebbe traccia), dovevano essere proposte, per quanto segnalatomi, le scelte riguardanti la strategia e le tecniche da applicare ed il tipo di caratterizzazione analitica necessaria per definire la destinazione finale del rifiuto (messa in riserva, recupero, discarica), in ottemperanza al D.Lgs. 152/06 e ss. mm. ii..

Il materiale di risulta va smaltito mediante trasporto e conferimento a discarica autorizzata (previo opportuno trattamento).

In realtà, è stato possibile registrare, secondo quanto segnalatomi, il totale interramento dei suddetti materiali, ricoperti poi da una coltre di sabbia di risulta dal

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vicino cantiere di un costruendo centro di aggregazione giovanile.
I suddetti materiali (compreso eternit e pannelli di materie plastiche) sarebbero stati, per quanto segnalatomi, invece frantumati e spalmati sull’intera area del cantiere e ricoperti in fretta, pare contravvenendo a tutte le norme ambientali e alle

tecniche costruttive delle opere stradali.
Per quanto premesso, in copia inserendo, per opportuna conoscenza, il

Procuratore di Locri, il Segretario e i Consiglieri comunali di Monasterace, nonché il Dirigente generale del dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria, attendo riscontro a tutte le questioni articolate nella presente sulla base di circostanziata segnalazione pervenuta ai miei Uffici.

Con i migliori saluti. Roma, 2 ottobre 2018

Prof. Avv. Giuseppe d’Ippolito

Deputato, M5s

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