DISSESTO IDROGEOLOGICO IN CALABRIA Legambiente chiede alla Regione lo stato dell’arte

DISSESTO IDROGEOLOGICO IN CALABRIA Legambiente chiede alla Regione lo stato dell’arte

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R. & P.

“Ho letto con interesse ed attenzione l’intervento del presidente Oliverio nell’incontro con il presidente del Consiglio Conte e con i presidenti delle altre Regioni tenutosi a Roma per esaminare il Piano stralcio di riparto per la sistemazione idrogeologica nelle zone colpite da eventi calamitosi verificatesi negli ultimi mesi” esordisce così il presidente di Legambiente Calabria, Francesco Falcone, riguardo al problema dei territori con dissesto idrogeologico. Ha continuato “Concordo sulla necessità di predisporre un programma di sistemazione idrogeologica per il Paese e soprattutto per la Calabria, con circa il 90% dei Comuni a rischio di dissesto idrogeologico, da assumere come priorità assoluta. Sarebbe questa e non altra l’opera pubblica fondamentale di cui abbiamo bisogno. In più occasioni ne abbiamo sollecitato l’urgenza”.

Come ambientalisti abbiamo conoscenza del territorio comune per comune, fiume per fiume per come risulta da atti e piani regionali. Abbiamo professionalità e università che hanno compiuto studi e ricerche sul campo. Abbiamo chiaro il quadro della situazione occorre passare dai piani e dagli studi di fattibilità alla realizzazione degli interventi.

Lo stanziamento di risorse per la prevenzione del dissesto idrogeologico e l’avvio del progetto “Proteggi Italia” da parte del Governo è sicuramente una buona notizia. Gli 11 miliardi annunciati per combattere il rischio idrogeologico sono utili ad avviare una buona politica di prevenzione quanto mai urgente e importante. Per questo ci auguriamo che vengano spesi al meglio. Negli ultimi quattro/cinque decenni il dissesto ci è costato l’equivalente di oltre 50 miliardi, ma oggi l’Italia è meno sicura di prima.

Prima di avviare i finanziamenti è indispensabile rivedere l’approccio e la qualità dei progetti presentati e in attesa di essere sovvenzionati. La gran parte di questi, infatti, rispondono ancora ad una logica di difesa passiva e puntuale del territorio che oggi è inefficace alla luce anche degli scenari dei cambiamenti climatici in atto. Oggi gli interventi per la riduzione del rischio e quelli di adattamento al clima devono andare avanti in maniera sinergica e coordinata e per questo chiediamo anche di approvare quanto prima il piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico. Riteniamo, inoltre, fondamentale creare una rete di coordinamento e di controllo dal livello nazionale fino a quello locale di esecuzione di questi interventi, oltre che per la manutenzione e la gestione del rischio.

Legambiente ricorda che sono 7,5 milioni i cittadini italiani che vivono o lavorano in aree a rischio e negli ultimi cinque anni sono stati stanziati già oltre 7,6 miliardi per il risarcimento dei danni provocati dal maltempo in Italia (dati Ecosistema Rischio 2017). Per interventi di prevenzione del rischio idrogeologico, invece, sono stati stanziati 5,6 miliardi dal 1999 al 2018 (fonte Rendis Ispra).

È fondamentale migliorare la qualità dei progetti di difesa alla luce del nuovo contesto climatico e delle direttive alluvioni, acqua, habitat e dotarsi di strumenti adeguati per la loro valutazione e monitoraggio nell’esecuzione e nell’efficacia. Dare avvio immediato a una politica di delocalizzazione degli edifici più a rischio: interventi che, nonostante segnali incoraggianti legati anche a specifici atti normativi passati, stentano infatti ancora ad essere messi in pratica. Lo stop al consumo di suolo è indispensabile per mitigare gli effetti del rischio ed occorre quindi rafforzare e rendere maggiormente cogenti i vincoli di inedificabilità, soprattutto nelle aree a rischio. Ancora, la tutela, rinaturalizzazione e ripristino delle aree di esondazione e dei corsi d’acqua e, infine, interventi di riqualificazione urbana che tengano insieme rischio idrogeologico e rischio climatico.

Certo che bisogna recuperare una cultura diffusa verso il rispetto, la cura e la valorizzazione del territorio, di recupero di attenzione e di azione attiva verso la manutenzione delle opere idrauliche, delle aste fluviali e dei versanti.

Alla Regione Calabria chiediamo lo stato dell’arte degli interventi strategici per la mitigazione anche del rischio idrogeologico per € 473.713.357 (di cui ben 166.920.341,63 derivanti dalla Delibera CIPE n. 60/2012 e 150 milioni da Fondi FSC) come emerge dall’allegato alla Deliberazione di Giunta regionale n. 160 del 13 maggio 2016 del Patto per la Calabria su Ambiente e messa in sicurezza, punto 2.1 Dissesto idrogeologico ed erosione costiera e per i quali all’anno 2017 risultano ancora in corso i lavori. Chiediamo di sapere a che punto sono questi interventi e con quali effetti di mitigazione del rischio e sul PAI 2016 ancora in aggiornamento.

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