DISFUNZIONI ALL’OSPEDALE DI LOCRI La denuncia di Potere al Popolo

DISFUNZIONI ALL’OSPEDALE DI LOCRI La denuncia di Potere al Popolo

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R. & P.

All’Ospedale di Locri, abbiamo assistito ancora una volta ad un episodio di grave malasanità! Il 2 febbraio, infatti, una donna in carrozzina si è recata presso la struttura locrese per sottoporsi ad un controllo medico. A causa dell’ennesimo guasto agli ascensori è stata portata in spalla per cinque piani, grazie agli operatori volenterosi che lavorano in quel Presidio.
Questo episodio dimostra ancora una volta come la politica dei Commissari, nella gestione della sanità in Calabria, non corrisponda minimamente alle reali esigenze degli assistiti.
Sulla struttura sanitaria pubblica di Locri si palesano, da tempo, una miriade di disfunzioni tanto che la popolazione della zona, nel recente ottobre, ha dato vita ad una manifestazione di protesta chiedendo a gran voce di poter avere una sanità pubblica e di qualità.
Purtroppo, non è il solo presidio Ospedaliero di Locri che versa in una situazione di disfunzione totale ma denotano forti criticità anche altri presidi come l’Ospedale di Polistena dove, da tempo ormai, le apparecchiature radiologiche risultano essere guaste. I medici del Pronto soccorso di Polistena si vedono costretti ad indirizzare i pazienti con autoambulanze al vicino ospedale di Gioia Tauro dove è possibile sottoporsi ad un esame radiologico ma solo entro le ore 20, perché il servizio è prestato solo nelle ore diurne.
Non accenniamo nemmeno allo stato del Presidio sanitario di Palmi dove insiste solo il servizio di camera iperbarica, o di quello di Scilla, progressivamente depotenziato fino a renderlo una struttura fantasma.
Il problema delle apparecchiature radiologiche e specialistiche guaste è presente in modo ormai cronico anche nella città capoluogo di Reggio Calabria dove ai pazienti, per poter fare l’accertamento, viene consigliato “amichevolmente” di rivolgersi alle strutture private.
La situazione inadeguata delle prestazioni sanitarie, purtroppo, è presente, a macchia di leopardo, in quasi tutta la Calabria, e la sanità pubblica nella nostra regione da troppi anni viene saccheggiata e gestita in modo inefficiente e disorganizzato.
Di questa mala-politica sanitaria ne stanno facendo le spese, quotidianamente, i cittadini bisognosi di cure ed assistenza. Tra gestioni inefficaci e commissariamenti, ad oggi, la situazione è diventata sempre più tragica.
Come assistiti calabresi ci troviamo, spesso, a dover ricorrere alla sanità privata con grande sacrificio economico, poiché il sistema sanitario pubblico ci costringe a lunghe file d’attesa, fino anche ad un anno.
In questo quadro, non possiamo che insistere con il nuovo Commissario alla sanità calabrese affinché vengano realizzati i necessari e non più eludibili investimenti finalizzati all’assunzione di personale sanitario (il turn over è ormai bloccato da anni e mancano almeno 4.000 infermieri ed altrettanti medici specialistici) per ovviare alla carenza strutturale di personale, oltreché alla mancanza di macchinari per esami specialistici, in assenza anche di interventi di ristrutturazione e messa a norma dei presidi esistenti.
Dopo il lungo e fallimentare commissariamento di Scura, anche il nuovo commissario alla Sanità, Saverio Cotticelli, sembra aver a cuore solo il rientro della spesa e non la realizzazione di un sistema sanitario rispondente alle attese dei calabresi. Nei giorni scorsi, nella locride, egli ebbe ad affermare che la sua azione si sarebbe caratterizzata: “«da concretezza delle azioni che costituirà il modus operandi con il coinvolgimento delle istituzioni interessate”. La popolazione sta aspettando ma perde sempre di più la pazienza, nell’attesa!
Nel frattempo, non solo si negano i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) ai cittadini, ma con essi si nega il diritto costituzionale alla salute (art. 32 Cost.: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” ), creando ulteriori disparità tra cittadini trattandoli, di fatto, come cittadini di serie A (al nord, con le cosiddette sanità virtuose ed eccellenti), di serie B (al Sud) e di serie C (coloro che non possono permettersi neanche di andare a curarsi al nord o privatamente).
 

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