DIRITTO DI REPLICA Raffaele Sainato risponde al direttore di Lente Locale

DIRITTO DI REPLICA Raffaele Sainato risponde al direttore di Lente Locale

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PER DIRITTO DI REPLICA, PUBBLICHIAMO IL SEGUENTE SCRITTO INVIATO DALLA SEGRETERIA DEL VICE SINDACO DI LOCRI ALLA NOSTRA REDAZIONE:

Tra tutti i diritti sacrosanti che uno Stato – costituzionale, liberale e democratico – è tenuto a tutelare, quello che concerne la libertà di stampa ha rappresentato da sempre, per quel che concerne il pensiero e ritengo parimenti gli intelletti altrui, una delle fondamentali manifestazioni di sovranità individuale e collettiva, che possa riconoscersi ai Citatdini ed alle Associazioni.

Tuttavia, per dato evidente ed unanimemente risaputo, non vi sarebbe libertà di stampa se non sussistessero – per previsione normativa e non per mia personale esigenza o invenzione – anche specifici e preziosi strumenti volti a reprimere gli abusi di questa libertà, al fine evidentemente di evitare facili strumentalizzazioni, da parte di coloro che, disponendo di uno strumento pubblico di evidente forza persuasiva dell’opinione pubblica, potrebbero – con ogni ragionevole dubbio – asservirsi a logiche di potere o utilitaristiche, di comodo personalistico se volessimo ricorrere ad un eufemismo poco elegante, e veicolare le notizie nel senso che potrebbe meglio far comodo – ovvero SERVIRE al meglio – a scopi politici personali o dei propri sovvenzionatori.

Si ricorda che il diritto di cronaca è condizionato ad un dovere altrettanto fondamentale quanto la libertà stessa tutelata, e che è rappresentato dal dovere di conoscere i fatti che si narrano o comunque di informarsi sulla veridicità degli stessi. Specialmente quando si fanno proprie, le riflessione di uno scrittore di minore età, appartenente a un nucleo familiare in aperto contrasto con l’Amministrazione per interessi personalistici legati al diniego di svolgere il servizio di mensa pubblica scolastica, per motivi di parentele mafiose. Il giornale in questione, non soltanto pubblica vicende scritte da un soggetto minore, assente ad esempio alla riunione nella quale venivano fornite le delucidazioni richieste, rappresentate da invettive personali e risultate assolutamente false, ma addirittura lo stesso direttore del giornale, fa proprie le parole narrate dal giovane mosso da rabbiose considerazioni utilitaristiche, e realizza un articolo di proprio pugno, senza aver espletato il suo DOVERE di verificare la notizia, attribuendo fatti e parole inesistenti. Se è questo la libertà di stampa che gli urlatori da tastiera paventano da questa mattina, miseri loro.

Non è certamente quella libertà – baluardo grandioso posto a sacro calice dell’articolo 21 della Costituzione italiana.  La libertà di stampa, quella vera, è una necessità irrinunciabile per ogni società democratica, ha la dignità di quarto potere, congiuntamente ai tre teorizzati da Montesquieu.

Esorto il direttore a non strumentalizzare la propria posizione, attuando i principi riprovevoli di una comunicazione persuasiva, che trasforma il diritto in profitto. Lo esorto ad informarsi, un minimo, sulla veridicità dei fatti prima di pubblicarli ma soprattutto prima di farli propri e alzare la trionfante la coppa della vittoria.

Per inciso, rendo noto che ieri –  durante lo svolgimento del Consiglio comunale – il ruolo della testata giornalistica on line è stato appena accennato, con invito generico a rispettare i principi deontologici sanciti dal Testo Unico dei Doveri del Gionalista, che all’art. 9 comma impone che il giornalista e l’editore controllino “le informazioni ottenute per accertarne l’attendibilità”.

Come esiste una libertà di stampa, esiste una libertà individuale ad esprimere un prorpio giudizio, quando si ritiene violati i principi basilari posti a fondamento del riconoscimento di un diritto collettivo, che è a garanzia di tutti.

Il riferimento al Corriere del piccoli, era riferito, caro Direttore, al testata presso la quale scrive notoriamente il minore, i cui scritti avalla e rende entusiasticamente propri, poichè pare collabori col altra testata giornalistica, denominata appunto Corriere della Sera.

Del resto, il focolaio accorato di rabbia politica che La infiamma, Direttore, si palese nell’invettiva immediata che mi ha aizzato contro in maniera deplorevole e violenta, solo per aver osato esercitare un mio diritto, ovvero invitare  semplicemente chi ha in mano l’importante strumento dell’informazione pubblica, ad esercitarlo ponendo sempre sopra ogni cosa, la verità dei fatti e non la mera strumentalizzazione. Da questa mia semplice e dovuta constatazione, è scaturito da parte Sua, uno scritto degno della più sanguinaria crociata in nome della tutela di una libertà certamente da me mai messa in discussione, ma da lei esercitata – e ieri sera lo ha mostrato prepotentemente a tutti – con una violenza inaudita.

E’ passato dal richiamo inappropriato a ideologie partitiche fasciste che mai mi sono appartenute, alla descrizione dei lati caratteriali della mia personalità, a Lei apparsa sotto stato di nervosismo.

Un pò scadente come atteggiamento, non Le pare? Anche perchè tacciare di fascismo, chi semplicemente invita a verificare i fatti prima di pubblicarli (a nome proprio), è un diritto ampiamente riconosciuto e tutelato. Che non dovrebbe renderLa tanto nervosa. Ma indurlo ad esercitare correttamente il diritto di cronaca. A parte l’episodio falsamente riportato, mi pare di ricordare a memoria del vero, di aver sempre utilizzato questo strumento, nel pieno rispetto delle libertà che pongo dinnanzi alla mia stessa esistenza.

L’opportunismo, il conto terzi, Direttore, lo lasci pure da parte, da quella stessa parte politica che ha sposato, ostentato e tradito, talvolta, per asservirsi a quanti sponsorizzavano il suo giornale, sponsorizzavano ho detto? Perfetto. Era quello che intendevo dire.

L’indipendenza e la libertà che Lei cita, devono rimanere le uniche forze motrici, di uno strumento importante, che appare squallidamente veicolato nel testo che ha inteso pubblicare, colmo di accuse personali e falsità.

Bassezze di poco conto, come la pubblicazione della foto che mi ritrae intento ad esercitare il mio diritto al voto, nell’anno in cui ho appoggiato una parte politica, nella quale in quel momento di identificavo. Accompagnata da parole sprezzanti e da squallide insinuazioni. Si tratta di fatti notori, svolti alla luce del sole, perchè ha sentito l’esigenza di addurli a gloria della posizione? Per significare che sostenere una parte politica diversa da quella che si è deciso di appoggiare in seguito, possa rappresentare un crimine? Io, che ben conosco e rispetto i principi del vivere democratico, Le faccio una rivelazione: cambiare opinione, qualora si ravvisi che non sussistano più le condizioni inziale, è proprio alla base di qualunque discorso democratico. Perseverare è diabolico, raddrizzare il tiro non può che essere sinonimo di coerenza alle proprie idee e ai propri principi. Ho capito che si trattava di una linea politica che mi stava portando lontano dai criteri di tutela del bene pubblico, che mi ero prefisso. La Sua presunzione di colpevolezza, in un Stato nel quale vige invece quella di innocenza sino alla condanna definitiva, è disarmante e imbarazzante.

La conclusione degna di una vera censura nei confronti, quasi una velata minaccia, alla quale rispondo che io i miei elettori non li ho mai scelti.

Mi sono presentato pubblicamente, agli occhi dei concittadini, rispondendo sempre a tutti garbatamente e per le mie competenze, conducendo una campagna elettorale dai toni pacati, ricevendo il plauso e le espresse manifestazioni – anche scritte e pubbliche – di parti politiche contrarie, mai proferendo critiche sprezzanti nei confronti di nessuno.

Le rivelo un segreto, nel rispondere alle interrogazioni, io non sono mai nervoso.

Per me è una grande opportunità poter fornire spiegazioni ed illustrare l’iter del mio operato, poichè sono convinto che la verità fornisca nel tempo le soddisfazioni migliori.

E adesso, come si sente, Direttore, dopo aver utilizzare l’importante strumento di informazione pubblica in Suo possesso, per lanciare offese gratuite, politiche e personali, nei mie confronti che un semplice invito a verificare i fatti avevo ritenuto doveroso di dover fare?

E i fatti, glielo ribadisco ancora, andrebbero verificati. Poichè le inquietanti vicende e le parole addebitate ad alcuni e da Lei riportate in merito alla riunione riferita alla mensa scolastica , sono esistite soltanto nella mente di coloro coi quali scambia e.mail riservate, per accordarsi sulla più conveniente linea politica da tenere, al fine di tutelare le parti politiche che sostiene. E quasi scommetterei che le future sorprese potrebbero giungerci proprio da lì.

Fin qui la lettera inviataci dalla segreteria del vice sindaco di Locri, che pubblichiamo integralmente, errori compresi. Naturalmente, la storia personale e professionale di chi dirige la nostra testata ha in sé gli anticorpi per fare valutare ai nostri numerosi lettori le bassissime insinuazioni e le asserite “verità” contenute nello scritto di Sainato & Co. Del resto, basta rivedere il video realizzato dal nostro Enzo Lacopo in occasione della seduta di ieri del consiglio comunale di Locri per farsi un’idea del tenore del suo intervento, oggetto del nostro editoriale. Se ne facciano una ragione, Sainato e il suo staff. La gente, del resto, conosce noi e conosce lui. E questo ci basta. Noi andiamo avanti a testa altissima per la nostra strada, per fortuna nostra, e dei nostri lettori, distinta e distante da quella di Sainato, limitandoci a rispedire al mittente le inutili lezioni di deontologia professionale che in maniera maldestra sembra volerci impartire, pur non avendo mai esercitato il nostro mestiere, e non essendo, quindi, qualificato per farlo.

direttore@lentelocale.it

 

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