DIECI ANNI SENZA ALBALUCIA, FEDERICA E ALESSIO La memoria dei congiunti delle...

DIECI ANNI SENZA ALBALUCIA, FEDERICA E ALESSIO La memoria dei congiunti delle vittime e il diffuso sentire della comunità

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di Gianluca Albanese

SIDERNO – Sono trascorsi dieci anni da quella tragica notte tra il 14 e il 15 giugno 2008, in cui persero la vita, a seguito di un incidente stradale sul quale non c’è ancora un pronunciamento definitivo da parte della Giustizia, tre giovani di Siderno: Alba Caricari, Federica Petrolo e Alessio La Rosa.

Come abbiamo anticipato nei giorni scorsi, venerdì 15 giugno alle 18,30, su iniziativa del consigliere comunale Vincenzo De Leo, i familiari delle vittime, il Leo Club e l’amministrazione comunale daranno vita a una cerimonia in memoria delle vittime. Alle 17,30 la messa in memoria alla parrocchia di San Nicola di Bari in Siderno Superiore e alle 18,30 l’inaugurazione di un monumento in memoria dei tre ragazzi e di tutte le vittime degli incidenti stradali, nel luogo dove avvenne l’incidente, ovvero la rotatoria nei pressi dello stadio “Filippo Raciti”.

Come dicevamo, a dieci anni dall’incidente mortale non c’è una sentenza definitiva. C’è un unico imputato, il giovane (oggi trentenne) M.M., conducente della Volkswagen Golf su cui viaggiavano, nel sedile posteriore, le tre giovani vittime. Il 12/05/2010 viene condannato, dal Gup del Tribunale di Locri, dopo il processo celebrato con rito abbreviato, a cinque anni di reclusione per omicidio colposo. I suoi legali fanno appello, e il 26/01/2012, dopo aver valutato le due perizie presentate (una che attribuiva il rapporto di causa-effetto all’alta velocità tenuta dal conducente del mezzo e l’altra che invece rilevava la presenza di un’auto procedente in senso contrario, che avrebbe abbagliato il conducente tanto da indurlo – complice l’asserita presenza di terriccio nella sede stradale, resa sdrucciolevole – a perdere il controllo del mezzo) la Corte d’Appello confermava in toto la sentenza di primo grado, senza riconoscere le attenuanti generiche, tra cui la giovane età dell’imputato, la mancanza di precedenti penali a suo carico e l’asserita resipiscenza espressa mediante la lettura di uno scritto durante lo svolgimento del processo, con cui chiedeva scusa ai familiari delle vittime.

Il 29/05/2013 la Corte di Cassazione annulla in parte la sentenza di Appello; per la precisione, i giudici della Suprema Corte rinviano a un’altra sezione della Corte di Appello la parte della sentenza in cui non vengono riconosciute le attenuanti generiche.

Il 21/04/2014 però, la Corte d’Appello conferma la sentenza di primo grado.

Il 16/06/2016, dopo il nuovo ricorso in Cassazione, la sentenza prevede un nuovo rinvio in Appello con contestuale annullamento della seconda sentenza di quest’ultimo grado.

Il 26/09/2017 un’altra sezione della Corte d’Appello ridetermina la pena in 4 anni e 6 mesi di reclusione.

Dunque, dopo due rinvii alla Corte d’Appello, ora, presumibilmente, la Cassazione dovrà pronunciarsi in maniera definitiva.

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