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CAULONIA AL VOTO Che notte quella notte. Femia si difende: «Non sono un traditore»

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di Redazione

CAULONIA – Con Domenico Campisi è stato uno dei protagonisti del più chiacchierato patto politico che la storia di Caulonia ricordi. A distanza di qualche giorno Rocco Femia, candidato a consigliere a sostegno di Kety Belcastro, rompe il silenzio, respinge le accuse e si difende.

«Insieme per Caulonia ha aderito alla richiesta di Mimmo Lia per una lista di salute pubblica – spiega l’avvocato a Lente Locale – e ha partecipato a questi incontri esprimendo una propria posizione politica per una proposta di rinnovamento totale con l’esclusione del consigliere metropolitano per ragioni di opportunità. Purtroppo qualcuno ha posto delle condizioni per noi insuperabili. La candidatura di Antonella Caraffa non è stata accettata dai nostri interlocutori, i quali hanno risposto con una figura legittima come Franco Cagliuso, ma che per noi faceva parte dei vecchi schemi».

Le trattative e i tira&molla sono durati tutta la notte. «Durante questa attesa – racconta Femia – abbiamo scoperto che il nostro interlocutore, senza darci comunicazione, aveva deciso di formare una lista autonoma, e noi abbiamo intavolato delle trattative con il Pd, il gruppo più aperto ad una soluzione di coalizione forte. Non abbiamo dialogato con il Partito Democratico imponendo un nostro candidato – rimarca – Manterremo la nostra identità e chiederemo discontinuità rispetto all’ultima gestione amministrativa. Noi opposizione interna? Vogliamo fare squadra e risolvere i problemi del paese».

Per Femia «E’ storico che l’idea della lista unitaria sia partita da Attilio Tucci. Non abbiamo avuto nessuna difficoltà a discutere con il Pd sulla fusione». Dunque nessuna condizione posta dai democrat nella trattativa per la lista unitaria. «Mi spiace – osserva Femia – che per un fatto di egoismo personale non si sia formata una coalizione di giovani. Per la prima volta questo paese potrà esprimere un sindaco donna. Noi traditori? Saremmo stati traditori verso il paese se avessimo coltivato una soluzione diversa, perché non avremmo garantito un’amministrazione seria ed efficace per cinque anni».

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