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BATTAGLIA DI PUNTA STILO Il vivido ricordo del marinaio Gaetano Tedesco, attraverso la testimonianza del figlio

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ROCCELLA IONICA – Ricordare due ragazzi locridei del 1940; due marinai che presero parte all’epica battaglia di Punta Stilo del 9 luglio di quell’anno. E’ stata la lodevole iniziativa intrapresa dal comandante dell’ufficio circondariale marittimo della Guardia Costiera T.V. Pietro Alfano che, di concerto con l’Avis provinciale di Reggio Calabria e col Comune di Roccella Ionica ha inteso dedicare un pomeriggio di approfondimento storico sulla battaglia di Punta Stilo lo scorso 12 luglio al castello di Roccella Ionica.

Dopo l’introduzione dello stesso tenente Alfano, ha relazionato il vicepresidente dell’Avis provinciale Diego Geria, e si sono registrati gli interventi del sindaco di Roccella Giuseppe Certomà e del presidente dell’Avis provinciale Antonino Posterino, oltre che del capo di 1^ classe dell’ufficio circondariale marittimo Roberto Romano.

I due marinai sui quali sono stati incentrati gli approfondimenti storici si chiamavano Vincenzo Marrapodi e Gaetano Tedesco (nella foto in home page). Nella sala, gremita in ogni ordine di posti, c’erano i loro familiari ed è proprio il figlio di uno di loro, Enrico Tedesco, che offre la sua testimonianza, con una comprensibile punta di commozione e col grande orgoglio di avere avuto un padre che prese parte a una storica battaglia in cui la Marina Militare italiana, pur con la carenza di mezzi e con un’insufficiente coordinamento con le forze dell’Aviazione – così riporta una certa storiografia ufficiale – seppe tenere testa alla Royal Navy britannica.

sottotenente-tedesco

Enrico Tedesco, qui ripreso con la divisa dell’Esercito Italiano, esordisce ricordando che «All’VII° Divisione Incrociatori sotto il comando e controllo dell’Ammiraglio di divisione Luigi Sansonetti il mio papà era imbarcato a bordo della “Muzio Attendolo, un incrociatore leggero della Regia Marina Italiana appartenente alla classe “Condottieri” tipo Raimondo Montecuccoli».

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L’incrociatore Muzio Attendolo

Ricollegandosi alla manifestazione che ha avuto luogo a Roccella il 12 luglio, ha aggiunto che «La caratteristica peculiare della manifestazione in ricordo dei caduti e di tutti coloro che vi presero parte all’epica battaglia ha visto per la prima volta rappresentare non più plasticamente e accademicamente le epiche gesta della nostra Marina Militare,  peraltro all’epoca V° potenza navale del mondo che riusciva a dare seriamente fastidio alla Marina Britannica di Sua Maestà allocata nei porti di Alessandria di Egitto e Gibilterra.

Grazie a questo evento – ha proseguito – sono stati ripercorsi i momenti di vita quotidiana pre e post-battaglia con un corollario di reperti fotografici del tutto inediti ed appartenenti a collezioni private che hanno certamente messo in evidenza l’uomo oltre il soldato!

Uomini che come mio padre hanno fortemente creduto nel senso di patria e onore al punto da essere pronti in ogni momento a dare la vita per il proprio Paese e per il suo onore!

Uomini anche dimenticati – ha commentato Enrico Tedesco – e in qualche occasione a tratti derisi da una propaganda che ancora oggi stenta ad affiorare in momenti decisamente deboli delle nostre istituzioni».

Un’esperienza di vita, quella di Gaetano Tedesco, che è divenuta eredità morale per i figli. Perché come spiega oggi Enrico, parlando del padre e dei suoi commilitoni, li definisce «Uomini che per il loro spirito di appartenenza – nel caso specifico mio padre fece anche parte della più che prestigiosa Flottiglia MAS all’epoca fiore all’occhiello della Marina Militare Italiana dotata di uomini e mezzi da far invidia alle più grandi potenze straniere che si dimenavano nelle acque del mediterraneo –  osavano difendere strenuamente ciò che era rimasto della dignità di un popolo tradito e ingannato.

Uomini che come lui mi hanno trasmesso ed insegnato le più elementari regole di patriottismo e dedizione al Paese e che mi ha condotto negli anni, fuori dagli schemi, alla nomina diretta con Decreto del Presidente della Repubblica n. 52/2012/SMOM per l’arruolamento nelle fila del Corpo Militare Speciale Ausiliario Volontario dell’Esercito Italiano E.I.-Smom con la qualifica di Ufficiale ed il grado di Sotto Tenente».

Ma c’è dell’altro.

Perché a questa vicenda di una famiglia che ha fornito generazioni di servitori dello Stato, si lega una questione pubblica che riguarda il paese di origine della famiglia Tedesco, ovvero Sant’Ilario dello Ionio.

Perché quando ribadisce l’ammirazione per i soldati che combatterono la battaglia di Punta Stilo, oggi Enrico Tedesco parla di loro ricordando che sono «Uomini che come mio Padre ebbero a lasciarmi in testamento l’onore e l’onere (qualora un giorno avessi avuto la possibilità) di adoperarmi per costruire una caserma per i Carabinieri onde consentire loro di fare ritorno al paese di S.Ilario dello Ionio, dal quale andarono via nel 1955, anche a costo di rimetterci economicamente.

Penso di aver dato seguito – conclude – anche a questa sua ultima volontà pagando il mio debito di onore con l’onore che è dovuto a un Eroe di Guerra».

Fin qui il ricordo di Enrico Tedesco.

Vale la pena ricordare che il padre condusse le campagne di guerra, ininterrottamente, dal 1940 al 1944, tanto da fregiarsi del distintivo del periodo bellico 1940-1943 con quattro stellette, del distintivo della guerra di Liberazione 1943-1945 con una stelletta, del nastrino della medaglia commemorativa 1940-1943 con 4 fascette e del nastrino della medaglia commemorativa 1940-1945 con una fascetta.

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