BARI-LOCRI La partita vissuta da Giovanni Libri

BARI-LOCRI La partita vissuta da Giovanni Libri

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di Domenica Bumbaca

LOCRI – Domenica pomeriggio, tra tanti campionati di calcio, partite e partite, c’è una in tv un match che inorgoglisce tanto. Quella partita, da cinquecento tifosi seguita da Bari, ma per molti, invece, vista da casa seduti sul divano con la sciarpa in mano di una tinta che non è certamente il solito colore dei club rinomati, ma quel colore che lo hai nel sangue, di un amaranto che più non si può. Il Locri è quell’amaranto che, da secondo in classifica, è andato a Bari e ha sfidato la squadra titolata a vincere il campionato. Un “Davide contro Golia”, ha detto qualcuno e, raggiunto lo stadio di San Nicola, tutti immortalavano quel grande momento, tra selfie, magliette e piccole t shirt indossate dai ragazzini, abbracci, birre in mano, viaggi in macchina e pullman, cori dei mitici ultras. Quelli ragazzi che hanno ricevuto i complimenti dei padroni di casa che hanno visto il loro stadio tinto di quell’amaranto che domenica pomeriggio si intravedeva, anche dalle riprese televisive, come un grande piccolo cuore nell’arena dei baresi. E poi si entra in campo, i locresi con i brividi addosso, le gambe contratte e il cuore a mille. Sentono i tifosi gridare a squarciagola e la tensione sale sempre più. Non c’è storia in campo, perché l’emozione ha dettato legge. Ma il calcio deve regalare anche questo, anche perché il Bari ha mostrato di essere più maturo e meritare altri campionati, visti anche gli uomini di un certo calibro scesi tra le fila baresi.

La cronaca sportiva è risaputa, quello che, invece, vogliamo sapere, sentire, è l’emozione dei calciatori. E se c’è qualcuno che può raccontarlo è quel giocatore che di amaranto vive, locrese doc, capitano, giovane centrocampista, determinato e leale,  un combattente che non si tira mai indietro: Giovanni Libri, il numero 10 dell’Ac Locri.

Un calciatore che ha sempre amato e sostenuto i colori amaranto. Hai calcato campi in terra battuta ma domenica pomeriggio,  quello stadio di Bari, enorme e suggestivo, quali emozioni ti ha trasmesso?

«Giocare al San Nicola con quell’atmosfera?  Ho sentito, sinceramente,  il profumo del calcio vero, del calcio che conta; una emozione mai provata fino ad ora. Emozione che al fischio d’inizio ha lasciato, però, spazio alla concentrazione, perché una partita di calcio si deve affrontare con agonismo, correttezza e voglia, sia in serie D che in altre categorie».

Siete arrivati da secondi in classifica a Bari e si sognava il colpaccio. Ma di fronte vi siete trovati una corazzata che ha punito tre volte il Locri. Cosa è mancato e dove bisognerà lavorare?

«Premetto che io avevo “sognato” e sperato una partita completamente diversa, fatta di sano agonismo e voglia di emergere su un avversario sicuramente di altra categoria ma non invincibile, vedi i due pareggi consecutivi, vedi quello che la storia del calcio insegna dove non sempre vince il più forte dalla serie A  fino alle categorie inferiori. Anche il Locri targato 2017/18 era una corazzata eppure ha perso 3 a 1 contro una compagine retrocessa, questo per dire che forse il troppo entusiasmo non ha fatto esprimere al meglio il nostro repertorio fatto di grinta e di voglia. Conosco bene i miei compagni e la squadra poteva e doveva fare di più. Se siamo terzi in classica un motivo ci sarà e nessuno ci ha regalato niente. Adesso, dopo aver analizzato il tutto con il mister, subito a lavoro e pedalare con la consapevolezza dei nostri mezzi».

 Locri si appresta ad avere uno stadio comunale adeguato e in erba sintetica. Cosa sogna Libri in quello stadio?

«Sicuramente sarà bello tornare a casa dopo tanto tempo. Troveremo un impianto all’ avanguardia che potrebbe essere una lama a doppio taglio, però, visto che cominceremo ad allenarci su un terreno nuovo dove ampiezza e lunghezza saranno differenti dagli attuali calcati fino ad ora; dovremmo essere bravi ad ambientarci subito ed a trovare nei tifosi e nelle mura amiche l’arma in più per raggiungere l’obiettivo il prima possibile, con umiltà, quella dote che caratterizza tutto il gruppo, dal primo dirigente ai calciatori, passando per l’instancabile staff tecnico.  Apprezzando quello che verrà consegnato a noi e alla città, lavorando sodo senza distrazioni, sono sicuro, che avremmo molte soddisfazioni e daremo alla nostra presidente la giusta ricompensa per i sacrifici, che insieme agli altri componenti della società, sta facendo. Il futuro nessuno lo sa, ma vivendo con ambizione e progettualità, tutti insieme, potremmo raggiungere traguardi importanti e credere in noi stessi è un modo per arrivare in alto».

 

Fotografia  Francesco Filippone, FotoGrafica.

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