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Azioni giudiziarie per i reati contro gli animali in aumento

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Non solo Daniza e non solo Green Hill. Dal 31enne di Busto Arsizio condannato per avere ucciso il cane della compagna scaraventandolo contro un muro al 42enne di Carpi che ha dovuto pagare un’ammenda di 800 euro per traffico di fauna protetta, passando per il sequestro preventivo degli animali utilizzati nella manifestazione molisana delle carresi, sono ben 295 le azioni giudiziarie avviate nel 2014 dall’Enpa per reati contro gli animali (alle quali vanno aggiunte quelle promosse dalle Guardie Zoofile e dalle Sezioni Locali dell’Enpa). 

 

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Azioni, queste, rese possibili anche grazie al sostegno degli italiani che hanno devoluto alla Protezione Animali il loro 5×1000. Naturalmente, trattandosi di iniziative recenti, la maggior parte delle segnalazioni non ha ancora visto la celebrazione di un processo: il procedimento è “entrato nel vivo” soltanto in 27 casi mentre un altro 20% di denunce è stato archiviato per mancanza di testimoni. «Perseguire tali crimini rappresenta uno degli indirizzi strategici prioritari della nostra associazione – spiega la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi – perché il ricorso allo strumento legale ci permette di fare non soltanto opera di repressione ma, anche e soprattutto, di prevenzione. Per questo è fondamentale che chiunque sia a conoscenza di informazioni utili dal punto di vista giudiziario non si tiri indietro ma collabori attivamente con le autorità; chi commette un reato contro un altro essere vivente deve sapere che non può farla franca».

E’ innegabile, del resto, che in materia di tutela giuridica degli animali, il nostro Paese ha compiuto significativi passi avanti dal punto di vista giurisprudenziale e che il nostro ordinamento giudiziario si sta finalmente avviando a superare quella visione antropocentrica per cui i crimini contro gli animali venivano considerati alla stregua di “reati minori”. E che spesso alimentava nei potenziali criminali una ingiustificata e barbara presunzione di impunità. D’altro canto, come confermano oramai molti autorevoli criminologi, è evidente che tra i reati in danno agli animali e i reati contro le persone esiste una correlazione diretta tale per cui molto spesso i primi hanno valore predittivo rispetto ai secondi.

E stretta correlazione – anzi, una vera e propria interdipendenza – esiste anche tra i piani giurisprudenziale, culturale ed etico poiché la crescente sensibilità sociale nei confronti degli animali alimenta l’impegno con cui vengono perseguiti i reati ai loro danni e ne viene, sua volta, alimentata. «Il nostro rapporto con gli animali sta cambiando – prosegue Rocchi – poiché essi sempre più spesso vengono considerati come esseri senzienti e quindi, come noi, titolari di diritti. C’è ancora molto da fare perché tale principio accolto universalmente, ma è una battaglia di civiltà che possiamo vincere; per questo ringraziamo tutte le persone che con il loro sostegno ci permettono di combatterla tutti i giorni anche nella aule dei tribunali».

(Fonte www.enpa.it)

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