ACCOGLIENZA DEI RIFIUGIATI Quel cordone umanitario che collega Riace a San Ferdinando,...

ACCOGLIENZA DEI RIFIUGIATI Quel cordone umanitario che collega Riace a San Ferdinando, con un occhio all’esempio di Torre Melissa

223
0
CONDIVIDI

di Gianluca Albanese

CAULONIA – «Come associazione Jimuel vogliamo aderire alla costituenda fondazione “E’ stato il vento” e approfitto dell’occasione per ricordare a tutti che l’ambulatorio aperto due anni fa a Riace funziona perfettamente e che sarà nostra intenzione, col contributo di tutti, aprire uno nella baraccopoli di San Ferdinando».

Isidoro Napoli, detto Sisì, è un medico anestesista da sempre attivo nel sociale, con una recente esperienza amministrativa e una lunga militanza politica. Il suo intervento è stato il primo, tra il pubblico, nel corso della conferenza di presentazione del comitato promotore della costituenda fondazione “E’ stato il vento”, come possiamo vedere nell’ampia sintesi, magistralmente ripresa e montata dal nostro Enzo Lacopo

Uno dei meriti di Napoli, è stato quello di aver ricordato quanto di buono esista ancora a Riace che continua a essere meta di studiosi, studenti universitari e qualche turista responsabile, ma soprattutto di aver fatto capire quanto il caso di Riace sia ormai diventato una sorta di capofila di un  movimento che guarda alle emergenze umanitarie della nostra regione, indipendentemente dai singoli confini comunali. Le frequenti visite di Mimmo Lucano, Enzo Infantino, Alex Zanotelli e Sasà Albanese – solo per citarne alcuni – alla baraccopoli di San Ferdinando «Laddove – ha detto Lucano – gli immigrati presenti, che mandano avanti buona parte dell’agricoltura nella nostra regione vivono in condizioni disumane, e la cosa che mi fa più rabbia – ha aggiunto Lucano – è che nell’intera piana di Gioia Tauro, esistano 35.000 appartamenti sfitti che potrebbero essere adibiti a ospitare gli immigrati attualmente ammassati nella baraccopoli e invece temo che ci sia una scelta politica ben precisa, ovvero quella di lasciarli confinati in un ghetto, l’esatto contrario di quanto è avvenuto a Riace negli ultimi vent’anni, ovvero l’esempio di un paese interno in cui si è fatta l’accoglienza dolce e l’integrazione col tessuto locale sociale».

Insomma, la battaglia si conduce su questo campo, e se davvero le attività del villaggio globale di Riace potrebbero ripartire a breve, grazie al lavoro di questa costituenda fondazione che nella sola mattinata di ieri ha raccolto le adesioni, oltre che di Jimuel, dell’ANPI, di un medico di Emergency che opera nell’ambulatorio di Polistena, e dei circuiti nazionali del commercio equo e solidale, una ventata di ottimismo è arrivata dal finanziamento, da parte della Regione Calabria, della legge regionale n. 18 del 12 giugno 2009, intitolata “Accoglienza dei richiedenti Asilo, dei rifugiati e sviluppo sociale, economico e culturale delle Comunità locali”, voluta dall’allora presidente della giunta regionale Agazio Loiero ma finanziata solo in questi giorni con la giunta Oliverio. 

Creazione della fondazione “E’ stato il vento” da una parte e finanziamento della legge regionale 18/09 dall’altra, sono due strumenti utili alla prosecuzione delle politiche di accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo al di fuori dei circuiti Sprar e Cas e dai relativi progetti di accoglienza, la cui gestione burocratica è al centro dell’inchiesta giudiziaria a carico di Lucano e altri soggetti coinvolti.

Anche su questo argomento il sindaco (sospeso) di Riace è stato caustico: «Perché – si è chiesto – le stesse istituzioni che hanno mosso rilievi sulle virgole delle carte nei nostri progetti di accoglienza, compresi i certificati di agibilità degli immobili, non hanno mosso alcun rilievo sulle conduzioni disumane in cui alloggiano gli immigrati che dormono nella baraccopoli di San Ferdinando?».

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO