8 MARZO/2 L’impegno di Lamberti Castronuovo: «Doneremo 7.000 libri alla città di...

8 MARZO/2 L’impegno di Lamberti Castronuovo: «Doneremo 7.000 libri alla città di Locri che si sta dotando di una biblioteca»

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REGGIO CALABRIA – «Essendo stato l’ultimo assessore dell’ormai sciolta Provincia di Reggio Calabria è come se fossi assessore a vita». E’ ironico l’esordio dell’intervento di Eduardo Lamberti Castronuovo in occasione della consegna del premio “Anassilaos Mimosa 2017” di questo pomeriggio nella sede del consiglio regionale.

Sempre attento a ogni dichiarazione resa dalle premiate, Lamberti Castronuovo ha detto di aver «Ascoltato con grande attenzione quello che è stato detto, che ritengo tutto molto interessante, dall’invito a non abbandonare questa terra da parte delle giovani donne più valide e promettenti, a quanto detto dalla consigliera del Comune di Locri Maria Antonella Gozzi a proposito della mancata fruibilità – ad oggi – della biblioteca comunale. A questo proposito – ha proseguito – voglio cogliere la palla al balzo e farmi garante della donazione, alla Città di Locri, del patrimonio librario dell’insigne studioso Lucio Villari: 7.000 libri che voglio che siano immediatamente disponibili per la comunità locrese che si sta dotando di una biblioteca. Le cose stanno cambiando nella nostra terra – ha proseguito Lamberti – e ho apprezzato molto quanto scritto da Piero Sansonetti sul “Dubbio”: il connubio tra certa magistratura inquirente e certa stampa non è più ammissibile, specie se il direttore del Dubbio lo scrive su indicazione di un grande magistrato amato da tutti i reggini come Pignatone».

E improntata al garantismo e in chiave antigiustizialista anche la prima dichiarazione dell’editore di Reggio Tv, che ha detto che «Oggi a Laureana di Borrello la cultura è stata vilipesa. L’orchestra di Laurena, infatti, era stata invitata a esibirsi al palazzo del Senato a Roma, ma poi il concerto è stato annullato perchè si è scoperto che alcuni giovanissimi, anzi adolescenti strumentisti erano figli di persone detenute. Una forma di vilipendio – ha concluso – che nulla ha a che fare con in principi fondanti dello stato di diritto».

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